Ray Sullivan



Ray Sullivan


Date: martedì, 20 febbraio 2007

Time: 14:40
In:

Il weekend in montagna purtroppo è finito ed è ora di tornare alla vita normale. Domani riprendo il tirocinio e l’università, la sera abbiamo il concerto al pub e dopodomani gli allenamenti di quidditch. Ce la posso fare, ora sto bene, sto quasi come prima del crucio. Magari avrò bisogno di ancora un paio di settimane per essere davvero nel pieno delle forze, ma considerando che ci sono stati momenti in cui ho pensato di non sopravvivere, direi che va bene così.
Saluto Pansy, raccolgo il mio zaino e mi smaterializzo direttamente dentro casa, dove non vado ormai da circa tre settimane. Appena arrivo mi guardo intorno e mi rendo conto che è tutto cambiato. La sala è più piccola, l’arredamento è diverso, le stanze sono due e disposte in modo completamente differente, e non c’è traccia della roba di Leyla in giro. Confuso mi dirigo verso la porta di casa ed esco nel giardino. Anche l’entrata non è più la stessa e noto che il vialetto che conduce alla casa si dirama e si conclude di fronte a due ingressi diversi, uno è quello da cui sono appena uscito, l’altro è quella che è sempre stata la porta principale della casa di Leyla. A passo veloce mi avvicino e suono il campanello. Sento dei passi e dopo qualche secondo una Leyla dall’aria terribilmente esausta mi apre.
“Hey sei arrivato!” mi sorride.
“Che è successo qui??” chiedo troppo perplesso ed incuriosito per ricordarmi di salutare prima di domandare.
“Sai che se mi fai a pezzetti con un macete, io potrei tornare nuovamente in forma umana? Sai che mi dovresti ficcare un pugnale d'argento sul cuore, farmi diventare polvere, e bruciare le mie ceneri, e solo dopo spargerle in luoghi diversi, altrimenti potrei tornare in vita?” mi dice distrattamente ignorando la mia domanda mentre si risiede ad una scrivania immergendo la testa tra pile di libri aperti accatastati uno sopra l’altro.
“Si, tutto questo è molto interessante, ma… potrei sapere che è successo alla tua casa?” domando stranito.
“Eh?” mi guarda aggrottando la fronte. “Ah, già, la casa! Non l’avevi ancora vista!” continua poi con un sorriso alzandosi in piedi.
“E no…” allargo le braccia perplesso aspettando il seguito.
“Ecco, mentre eri via ho diviso l’edificio in due appartamenti” mi spiega mentre apre un cassetto della scrivania tirando fuori un foglio. “Ho pensato che ti potesse far piacere avere una casa tutta tua, soprattutto ora che le cose con Pansy si stanno facendo serie, e quindi ho creato un appartamento per te con un ingresso indipendente… e insomma, era il minimo che potessi fare per ringraziarti di quello che hai fatto” continua. “Questo è l’attestato di proprietà” conclude con un sorriso porgendomi il documento che ha in mano.
“Leyla…” scuoto la testa incredulo, “non posso accettare una cosa del genere…”
“Certo che puoi!!” ribatte decisa.
“No, senti… non posso…” replico cercando di restituirle l’attestato che lei rifiuta di riprendere, “non puoi regalarmi una casa così come niente fosse, te la dovrei pagare, ma purtroppo non ho abbastanza da parte e sono ancora tirocinante, non guadagno tanto da poterti dare qualcosa mensilmente e…”
“Hai finito di dire scemenze, Sullivan??” mi interrompe mettendosi a ridere. “Non voglio soldi, ne ho talmente tanti che potrei regalarli in giro!!”
“Non è questo il punto” provo ad intervenire.
“Ray, ascoltami…” mi ferma di nuovo tornando seria e guardandomi negli occhi. “Tu hai rischiato la vita per me… Nessuno mi aveva mai dimostrato tanto affetto, tu ci tieni realmente a me Ray… questo non ha prezzo”
“E avanti… ho fatto solo quello che un qualsiasi amico avrebbe fatto” le dico sorridendo. “Beh, un qualsiasi amico con un grado di idiozia sufficiente da mettersi contro il mago più potente della Terra…” mi correggo autoironico.
“A quanto pare ti sei beccato una sorellina o migliore amica che fa parte di una delle razze più difficili da eliminare” annuisce sorridendo. “E si, io mi sono beccata un fratellone, che non è idiota, no, sarebbe dire poco… ma a cui voglio un bene pazzesco…”
“Ti voglio bene anche io, Leyla, lo sai” riprendo. “E cercare di difenderti è stato naturale per me, ma questo non vuol dire che devi regalarmi una casa…”
“Smettila di discutere che mi stai rompendo!” alza la voce ridendo e spingendomi verso l’uscita. “Considera che se non accetti mi offendo, e molto! E ti assicuro, Yankee, che non vuoi avere a che fare con una Leyla MacDowell offesa!! E ora… hai una casa tutta tua che ti aspetta, quindi fuori di qui!”
“Ah, dunque era tutta una bieca manovra per liberarti di me, eh?” scherzo mettendomi a ridere.
“Esatto, mi hai scoperto!” annuisce incrociando le braccia.
“Ok, senti… non ti contraddico più” riprendo abbassando gli occhi brevemente sull’attestato di proprietà che ho ancora in mano, “però davvero, dovrò trovare il modo di ripagarti…”
“Fuori di qui, Sullivan!” esclama con tono perentorio.
“Va bene va bene!” sorrido aprendo la porta. “Solo un’ultima cosa…” aggiungo poi.
“Dimmi” mi risponde.
“Che stai combinando con quei libri? Perché tanto approfondimento sui vampiri?” chiedo sospettoso.
“Beh, sono una di loro…” replica con l’aria di chi sta dicendo l’ovvio.
“E improvvisamente tutta la curiosità e l’interesse sull’aspetto scientifico della tua natura sorge solo ora??” continuo guardandola incuriosito.
“Sto facendo una tesina per l’università” spiega, e potrei giurare che sta mentendo. “E poi sai, frequentando Erick, mi sono resa conto che lui sa fare cose che io non sono assolutamente capace di fare, e vorrei capire come sia possibile… e magari imparare ad essere come lui… devo approfondire” conclude annuendo.
“E non hai in mente di fare stronzate, vero?” chiedo intuendo benissimo cos’ha in testa.
“Non ti preoccupare per me e vai a goderti la tua nuova casa!” ribatte invitandomi ad uscire.
“Oooooook, non mi vuoi… questa me la lego al dito, sorellina!” esclamo indicandola indietreggiando di un paio di passi.
“Buonanotte Ray!” mi dice sorridendo.
“Buonanotte… e grazie!” rispondo per poi avvicinarmi alla porta del mio appartamento, mentre nella mia mente ringrazio infinitamente Draco e Herm per aver individuato la pozione che salverà la vita di Leyla.

* * *

Un secondo dopo l’ultima nota del concerto appoggio la chitarra e salto giù dal palco. Ho visto Pansy entrare nel locale mentre suonavo e ora dovrebbe essere nel gruppo insieme agli altri. Mi faccio strada in mezzo alla gente e raggiungo il tavolo attorno a cui sono tutti quanti.
“Hey J.D.!” le do un bacio per poi rivolgere un saluto generale a tutti gli altri.
“Sullivan!! Sei resuscitato!!” esclama Finn sollevando il suo boccale di birra nella mia direzione.
“A quanto pare!” ribatto sorridendo.
“E sei resuscitato nel migliore dei modi direi!” commenta Hecate unendosi a noi. “Che hai stasera, Niño? Eri un demonio sul palco con quella chitarra!”
“Io sono sempre un demonio, Sugar!!” rispondo con un sorriso convinto a cui lei risponde con occhi assottigliati e il suo tipico sguardo ironico. “Ero in astinenza, avevo una gran voglia di rimettermi a suonare!”
“Non avrei mai creduto di doverlo dire, ma ci sei quasi mancato Sullivan!” interviene Seth dandomi una pacca sulla spalla.
“Sono commosso, Barkley!” gli dico portandomi una mano sul cuore e sbattendo gli occhi, prima di girarmi di nuovo da Pansy e darle un bacio.
“Hey, non ricominciate ad affogarci di melassa voi due!!” si lamenta lui. “Ci stavamo tutti disintossicando dal diabete e ora questi due riattaccano”
Tiro un calcio a Seth senza staccare le labbra dalla bocca di Pansy, lei si accorge della mossa e si mette a ridere, mentre lui protesta.
“Com’è andato il rientro?” mi chiede poi lei sorridendo quando ci siamo allontanati di qualche passo e siamo per conto nostro.
“Tutto bene” rispondo, “è stata una giornata lunga ma ce l’ho fatta. Domani mattina poi entro alle 11, ho tempo di ricaricarmi un po’”
“Ti fermi da me?” mi domanda con un sorriso mettendomi le braccia al collo.
“Ecco un’offerta che non posso rifiutare!” rispondo convinto. “In realtà lo davo già per scontato…” ammetto poi.
“Hey! Cosa ti rendeva così sicuro che io ti volessi con me???” mi prende in giro.
“Intuito…” replico stringendola. “Insieme a tutta una serie di indizi che mi fanno pensare che ti piaccia molto che io dorma nel tuo letto…”
“Oooooook, basta così!” mi zittisce ridendo e tappandomi la bocca. “Non voglio che tu scenda nei dettagli!! Per lo meno non in un luogo pubblico!”
“Hmmm… quest’ultima precisazione mi sta offrendo spunti interessanti!” commento annuendo con un’espressione compiaciuta.
“Perché non imparo a stare zitta??” si domanda lei a se stessa abbassando la testa.
“Perché mi adori e in fondo ti piace stuzzicare il mio lato oscuro…” rispondo mimando un’aria misteriosa e perfida.
“Già… mi fai quasi paura…” replica ridendo.
“Senti…” riprendo dopo qualche istante. “C’è una novità”
“Che genere di novità?” mi chiede con un’espressione incuriosita.
“Leyla… ha diviso casa sua, ha creato due appartamenti separati e me ne ha regalato uno…” le spiego.
“Cosa??” ribatte stupita.
“Hai sentito benissimo…” dico annuendo. “Ho provato a rifiutare perché sinceramente mi sembrava davvero troppo, ma non ha voluto saperne e… beh, non posso dire che la cosa non mi faccia piacere… Insomma, non credo di meritarmelo, ma mi ha fatto un bellissimo regalo”
“Leyla non ha mezze misure…” commenta scuotendo la testa e accennando un sorriso. “Mi aspettavo in effetti che ti facesse un regalo o che comunque facesse qualcosa per te dopo quello che è successo, e mi sembrava anche il minimo… ma francamente non credevo arrivasse a tanto…”
“Ha fatto anche riferimento a te… e alla nostra storia…” riprendo un po’ esitante. “Credo che abbia capito… insomma… che si sia resa conto…” lascio cadere il discorso.
“Ray… non sono ancora pronta per riconsiderare un’amicizia con lei…” mi guarda scuotendo la testa, “non dopo il modo in cui si è comportata…”
“Ok ok, hai ragione… scusa, non ti voglio forzare in alcun modo…” le dico tenendole le mani. “Senti” aggiungo poi dandole un bacio veloce e cambiando discorso, “io sto morendo di sete, vado a prendermi una birra, vuoi qualcosa anche tu?”
“Si, grazie, caipiroska alla fragola!” mi risponde con un sorriso. “Ti aspetto al tavolo con gli altri, ok?”
“Ok, arrivo tra un attimo!” annuisco prima di incamminarmi verso il bancone.
Mi metto in coda per ordinare e dopo appena qualche secondo sento una voce dietro di me.
“Anche se Londra è grande ero sicura che non ci avrei messo molto a trovarti…”
Mi giro di scatto e vedo l’ultima persona che mi sarei aspettato di vedere, e di sicuro una delle ultime al mondo che avrei mai voluto incontrare.
“Natalie??” esclamo incredulo. “Che diavolo ci fai qui??”
“Correggimi se sbaglio, ma non mi sembra tu sia propriamente entusiasta di vedermi…” ribatte lei guardandomi dritto negli occhi.
“No, non è questo…” replico un po’ esitante passandomi una mano dietro la nuca, rendendomi conto di aver già fatto la prima gaffe. “E’ che sono sorpreso… tutto qui!”
“Certo…” commenta sarcastica forzando un sorriso. “Sono qui con una borsa di studio” mi spiega poi. “Del resto mi avevi consigliato tu di fare domanda, ricordi?”
“Ricordo…” annuisco cercando di sopprimere un sospiro. “E quanto ti fermi?” le domando provando a non rendere troppo evidente che la risposta che spero sia tipo “due minuti, riparto adesso”
“Sei mesi” mi risponde. “Ma potrei anche fermarmi di più… chissà…”
“Bene, allora direi che ci si vedrà in giro” commento non sapendo bene cosa dire.
“Penso proprio di si” replica con un sorriso. “Oggi sono entrata in università la prima volta, e dopo un minuto avevo già visto il volantino del concerto… con il tuo nome tra i componenti della band… non potevo mancare!”
“Deve averli messi Charlie, il nostro bassista” le spiego. “E’ lui che si occupa della promozione, di solito è molto in gamba”
“Ero sicura che ti saresti trovato una band anche qui” esclama. “Sei anche entrato nella squadra di quidditch, scommetto”
“In effetti si” annuisco, “lo sai che sono uno a cui non piace stare fermo”
“Lo so fin troppo bene” sorride in modo strano.
“Ciao Ray! Cosa ti do?” sento la voce di Misha e improvvisamente mi rendo conto che è arrivato il mio turno di ordinare.
“Ciao Misha!” rispondo con un sorriso. “Un caipiroska alla fragola e una pinta di Guinness, grazie”
“Vedo che hai già cominciato a darti da fare…” commenta alludendo alla doppia ordinazione, “non dubitavo nemmeno di quello… sei qui da quanto? Sei mesi circa… ti sarai già fatto mezza Londra immagino…”
“Natalie…” comincio ma in quello stesso istante noto Pansy che sta venendo verso di noi, ed istintivamente mi giro verso di lei.
“Lupus in fabula…” Natalie mi guarda incrociando le braccia e sfoggiando un sorriso di sfida.
“Hey J.D.” le dico mettendole una mano dietro la schiena.
“Stavano parlando di nuovo di Kill Bill… non ne posso più!” ride avvicinandosi a me, “quindi ho pensato di venirti a dare una mano con le ordinazioni!” si infila le mani in tasca nervosamente, spostando poi uno sguardo interrogativo e teso sulla mia interlocutrice, che ricambia con un’occhiata curiosa. Mi sento profondamente a disagio ma in questo momento non posso fare altro che presentarle, anche se piuttosto preferirei buttarmi giù da una rupe.
“Pansy, lei è Natalie” esclamo schiarendomi la voce. “E Natalie, lei è Pansy, la mia ragazza” sottolineo per mettere subito in chiaro le cose.
Si stringono la mano e si salutano prima che Natalie ricominci a parlare.
“La tua ragazza, eh?” accenna un sorriso. “Quando ho notato la seconda ordinazione ho subito pensato che fosse per una che ti vuoi portare a letto invece a quanto pare è per una che ti porti già a letto…”
“Direi che non sono propriamente affari tuoi” ribatto fulminandola con gli occhi.
“Di certo no…” risponde tranquilla. “A quanto ricordo non lo erano nemmeno quando stavamo insieme, figuriamoci se lo sono adesso…” continua sarcastica. “E’ stato attento a non fartelo presente” riprende poi rivolta a Pansy, “ma io e il tuo ragazzo siamo stati insieme un po’, diversi mesi… credo di essere il suo record personale di permanenza, giusto Ray?”
“Natalie, è una storia chiusa da più di un anno…” ribatto cercando di ignorare le sue stupide domande ed osservazioni, e noto un’espressione comprensibilmente tesa sul volto di Pans.
“Giusto, è lei la new entry ora… la ragazza del momento…” commenta guardandola. “Dimmi, ti ha già portato nella baita in montagna?” le chiede poi con un sorriso finto, ed è davvero troppo.
“Torno tra un secondo” mi scuso brevemente con J.D., poi scatto, prendo Natalie per un braccio e la allontano di qualche passo.
“A che cazzo di gioco stai giocando??” le chiedo mettendomi di fronte a lei e guardandola dritto negli occhi.
“Non sono libera di farle sapere come stanno le cose?” mi domanda con aria di sfida.
“No, non lo sei!” ribatto secco. “Semplicemente perché tu non hai la minima idea di come stanno le cose!”
“Oh, lo so fin troppo bene!” sorride. “Come se non ti conoscessi…”
“Senti, Nat, mi dispiace per come mi sono comportato, te l’ho già detto!” riprendo. “Sono stato una vera merda e…”
“Parole sante!” interviene.
“Ok, lo ammetto, hai ragione” replico sospirando. “Non posso far tornare indietro il tempo, se potessi lo farei e mi comporterei in modo diverso. Ma non posso. Ti ho già detto che è colpa mia, ti ho già detto che mi dispiace. Ora cosa vuoi da me?”
“Per te è semplice, vero??” sbotta. “Dopo quello che è successo te la cavi con un “Nat, mi dispiace”, fai gli occhioni dolci e tristi ed è tutto finito, giusto?”
“Non so che altro fare!” allargo le braccia. “Che cosa vuoi da me? Sei venuta qui a cercare di rovinarmi la vita per una qualche sorta di vendetta?”
“Non cerco vendetta” mi risponde con aria decisa. “Ma non mi puoi chiedere di tenere nascosto di che razza di pasta sei fatto!”
“Senti, probabilmente non ti farà piacere sentirmelo dire, ma tengo davvero a Pansy, sono innamorato perso di lei” le dico chiaramente.
“Stai cercando di dirmi che con lei sei di una pasta diversa?? Che sei cambiato??” mi domanda ironica. “Gli stronzi non cambiano natura, Ray. Sei sempre stato un bastardo e continuerai ad esserlo!” conclude prima di lanciarmi un’occhiata e allontanarsi.
Sospiro e chiudo un attimo gli occhi passandomi una mano tra i capelli, poi lentamente raggiungo Pansy.
“Una ex di New York eh? che bella coincidenza!” mi accoglie con un tono sarcastico ed infastidito, e sinceramente non mi sento di biasimarla.
“Mi dispiace, è spuntata fuori dal nulla…” comincio senza una chiara idea di cosa dire, “non avevo idea che fosse a Londra e…”
“Le tue ex spuntano ovunque, dovrei farci l’abitudine” commento nervosa buttando giù un sorso del suo cocktail.
“Senti, io non ci posso far niente” allargo le braccia, “mi è venuta a cercare, per quel che mi riguarda, credimi, avrei voluto non vederla mai più”
“Non mi avevi mai parlato di lei” replica a voce più bassa con lo sguardo fisso nel bicchiere che tiene in mano.
“Pansy, non è un segreto che sono stato con un po’ di ragazze, e non ho ragione di parlartene, né di Nat né di nessun’altra, perché non hanno significato niente per me” ribatto deciso.
“Ma a quanto pare tu hai significato qualcosa per lei… e non è stata propriamente una cosa di qualche giorno tra voi due, giusto?” mi domanda alzando gli occhi verso di me.
“Giusto…” ammetto sbuffando. “E’ stato per qualche mese, non ricordo esattamente quanto… ma non fa nessuna differenza” scrollo le spalle.
Per qualche istante rimaniamo in silenzio, bevendo qualche sorso, appoggiati ad un tavolo, uno affianco all’altra, senza avere la forza né la voglia di guardarsi negli occhi e senza che nessuno dei due prenda l’iniziativa di avvicinarsi agli altri.
“Sai, sono un po’ stufa di trovarmi le tue ex spuntare da ogni parte…” riprende lei senza girare lo sguardo nella mia direzione. “E questo incontro direi che è stato particolarmente pesante… insomma non fa propriamente piacere sentirsi dire certe cose…”
“Lo so… mi dispiace… mi dispiace davvero” ripeto. “Ce l’ha con me, vuole colpire me e finisce per far soffrire te…”
“Ho notato che non hai lasciato un’ottima opinione di te…” commenta con un sorriso amaro.
“L’ho lasciata… non l’ha presa bene…” mento scrollando le spalle, e mi pento istantaneamente. Non voglio mentire a lei, non voglio farlo. Senza contare che Nat in giro per sei mesi è una mina vagante, finirebbe per raccontarle tutto prima o poi, ed è decisamente meglio che Pansy sappia le cose da me. “Ok, senti, non è vero” ammetto con un sospiro. “Mi sono comportato come un perfetto stronzo e ha ragione ad avercela con me”
“Che è successo?” mi chiede girandosi a guardarmi negli occhi.
“Ecco…” comincio.
“Ascolta” mi interrompe subito, “mi sento a disagio a parlare di queste cose qui, con tutta questa gente intorno, e tra l’altro non sono più per niente in vena di fare vita sociale… Ce ne andiamo a casa?” propone e io mi limito ad annuire.
Ci smaterializziamo nel suo salotto solo qualche secondo dopo, lei va verso la cucina e io la seguo lentamente.
“Stavi dicendo?” mi dice mentre si versa un bicchiere d’acqua e io mi appoggio allo stipite della porta.
“Stavo dicendo…” inizio a dire per poi fermarmi subito. “Insomma… mentre stavo con lei…”
“Mentre stavi con lei cosa?” mi chiede Pans con un’espressione nervosa, e io la guardo per un attimo negli occhi chiedendomi quanto pesante possa essere la sua reazione a quello che le sto per dire.
“Mentre stavo con lei… sono andato con un’altra…” dico alla fine abbassando istintivamente la testa subito dopo.
Sollevo di nuovo gli occhi dopo qualche secondo, lei mi sta guardando con un’espressione che non riesco a decifrare, e non dice nulla. “E’ successo dopo un concerto, un concerto che abbiamo fatto fuori New York” riprendo più che altro per rompere quel silenzio che mi sta enormemente mettendo a disagio. “Nat non era venuta quella volta… e io ho conosciuto questa tipa… avevo bevuto un po’ troppo e… poi Nat l’ha scoperto e…”
“Cioè fammi capire…” interviene lei a quel punto con un sorriso incredulo e nervoso, “stavi con lei e ti sei fatto una a un concerto???”
“Senti, ok, sono stato uno stronzo e non ne vado certo fiero!” sbotto con un tono di voce troppo teso, sentendomi attaccato. “Io e Nat stavamo insieme, ma non era niente di speciale, non era importante”
“E secondo te questa è una giustificazione??” mi domanda alzando la voce in risposta.
“Non ho detto questo!” cerco di difendermi.
“Ray, era la tua ragazza e tu ti sei fatto un’altra!” ribatte secca.
“Sono un bastardo, lo sono, niente da dire!” alzo le braccia. “Non sto cercando di giustificarmi, ma tu non hai il diritto di attaccarmi in questo modo!” concludo indicandola.
“Ah non ho il diritto??” ripete guardandomi dritto negli occhi. “Scusa se non è propriamente rassicurante sapere che il tuo ragazzo ha tradito quella con cui stava da qualche mese quando tu stai con lui da qualche mese” aggiunge poi sarcastica.
“Cazzo, Pansy, le cose sono un attimo diverse tra di noi, non trovi??” alzo ancora la voce.
“Magari questo lo pensava anche Nat!” replica lei.
“Non ci posso credere!” scuoto la testa e allargo le braccia con un sorriso sarcastico. “Lei mi detesta e vuole farmela pagare e tu stai facendo esattamente il suo gioco!” la accuso.
“Non sto facendo il gioco di nessuno! E del resto non mi sembra che abbia raccontato palle, no?” reagisce lei facendo un passo verso di me e fermandosi con le braccia incrociate. “Ha detto tutte cose verissime, compresa la montagna. Quante ne hai portate lì prima di me? Hai la collezione? E’ una cosa che fai prima di decidere di trovartene un’altra??”
“Che cosa???” ribatto incredulo. “Non è possibile che tu abbia appena detto una cosa del genere! Non posso credere che il tuo livello di fiducia nei miei confronti sia a questo punto!! Dopo quello che abbiamo passato e quello che ci siamo detti??? Mi sembra di aver fatto di tutto per dimostrarti che ti puoi fidare!!!”
“Come presentarmi la tua ex che hai tradito dopo mesi che stavate insieme??” mi domanda con la voce rotta, quasi urlando.
“Come il modo in cui mi sono comportato con te ogni singolo momento che abbiamo passato insieme!! Non conta niente questo??” esclamo. “Cazzo, Pans, non l’hai ancora capito quello che provo per te??”
“Ok… scusa, sto esagerando…” ammette lei dopo qualche secondo a voce bassa, passandosi nervosamente una mano tra i capelli.
“Stai esagerando eccome!” ribatto deciso.
“Certo, sono sempre io quella che esagero, vero??” sbotta riassumendo un tono accusatorio. “Tu no, tu mai, vero??? Tu non esageri quando ti fai tutte quelle pare con Draco e quando ti intesti con la ridicola idea che la nostra storia possa significare per me meno di quello che è stata la storia con lui?? Quando ti metti in testa l’idea deficiente che tu non sarai mai importante come lo è stato lui?? E non mi lasci nemmeno parlare perché sei troppo occupato a leccarti le ferite e a lasciarti sprofondare nelle tue paranoie! Poi quella esagerata sono io!”
“Questo è tutto un altro discorso!” la fermo con un tono troppo violento sentendomi punto sul vivo.
“Quando si parla di te è sempre un altro discorso! Se gli altri hanno qualche paura allora sono paranoici, se le hai tu è un altro discorso!” mi accusa.
“La storia di Draco non c’entra niente ora!” ripeto, cercando in ogni modo di evitare l’argomento.
“C’entra!” esclama con un tono aggressivo. “Perché sono sempre io quella che parla tra noi due, Ray, tu prendi e te ne vai invece di starmi a sentire quando voglio solo dirti che tu sei più importante di qualunque altra persona ci sia mai stata nella mia cazzo di vita! E se rifletti su questo magari potresti anche capire perchè esagero e perchè tutto quello che è successo stasera mi sta facendo reagire così! E’ tanto difficile per te da capire??”
“Ed è tanto difficile per te da capire che la storia con Nat non ha niente a che fare con noi due??” la incalzo alzando la voce, e per un attimo rimaniamo in silenzio, guardandoci dritto in faccia con ancora tutta la tensione nei nostri occhi, nei nostri gesti.
“Resta il modo in cui ti sei comportato, Ray” riprende lei con un tono calmo dopo qualche istante. “Non puoi pretendere che aver saputo questa cosa mi lasci completamente indifferente. Non puoi pensare che non mi faccia nessun effetto pensare che sei stato capace di comportarti così. Semplicemente non può scivolarmi addosso come l’acqua”
“Ok, non sono mai stato il classico bravo ragazzo, ho fatto diverse cose di cui non vado per niente fiero… e non credo che questo ti stupisca più di tanto” replico allargando le braccia. “Se la tua paura è che io possa fare qualcosa del genere anche a te… beh, non succederà, Pans, ti giuro che non succederà”
“Ne sei davvero sicuro?” mi domanda guardandomi seria.
“Si” le rispondo certo.
Ancora un momento di silenzio, in cui entrambi abbassiamo gli occhi. Poi lei dà un rapido sguardo all’orologio appeso al muro.
“Domani mattina entro presto al Ministero, dovrei… cercare di riposare un po’…” dice con un filo di voce, e io annuisco lentamente.
“E immagino che tu preferisca startene per conto tuo stanotte…” sospiro, e lei non dice nulla, restando ferma con le braccia incrociate e gli occhi che evitano i miei. “Ok…” riprendo dopo qualche secondo, “allora io vado a casa”
Faccio qualche passo verso di lei, fino a che non ci troviamo vicinissimi, uno di fronte all’altra. Vorrei chiederle se posso restare, vorrei poterle parlare ancora e cercare di farle capire. Ma è fin troppo chiaro che ora non mi vuole tra i piedi, vuole rimanere da sola, ha bisogno di chiarirsi le idee. E io devo darle lo spazio per farlo.
“Ti chiamo domani, ok?” le domando semplicemente.
“Ok” risponde lei quasi sottovoce.
Mi abbasso leggermente e le do un piccolo bacio sulla guancia prima di fare un passo indietro e smaterializzarmi.

Passo dal pub per andare a prendere la mia chitarra che è rimasta lì ma sul palco non la vedo. “Hey, hai mica visto la mia chitarra?” chiedo a Ant che sta smontando la batteria poco più in là.
“Si, l’ha presa Charlie” mi risponde, “l’ho visto andare verso i camerini”
“Grazie” dico prima di allontanarmi per raggiungerlo.
Aprendo la porta del camerino sento un rumore metallico, entro in tempo per vedere Charlie che smette di picchiarsi con la serratura dell’armadietto e sbatte violentemente l’anta, esclamando contemporaneamente un insulto che non si capisce bene a cosa o chi sia indirizzato.
“Hey! Che ti prende?” gli domando subito e lui si gira di scatto accorgendosi solo ora della mia presenza.
“Ah sei qui” replica appoggiandosi con le spalle all’armadietto che ha appena maltrattato. “La tua chitarra è lì, non sapevo se saresti tornato e ho pensato di metterla al sicuro”
“Hai fatto bene, grazie” rispondo andandola a recuperare per infilarla nella custodia. “Come mai tutto questo nervosismo?”
“Niente…” scrolla le spalle. “Ho fatto tanto per evitare Milly in tutti i modi, ho deciso perfino di non venire alla festa… solo per poi sentirmela raccontare da Sandra nei minimi dettagli… fanculo!”
“Pensavo che andassero meglio le cose…” commento cercando di mettere un attimo da parte tutta l’agitazione che mi ha lasciato addosso la discussione con Pansy.
“Ma si… si… va meglio…” ribatte, “ma non so… evidentemente non sono ancora pronto a sentire parlare di lei, a frequentarla, eccetera… ho ancora bisogno di tempo”
“Ok… e nel frattempo ti stai facendo una a cui sbavi dietro praticamente da sempre… goditela!” esclamo allargando le braccia.
“Non è così semplice…” scuote la testa con lo sguardo perso nel vuoto, e io mi siedo sulla panchetta davanti a lui. “Sandra a letto è perfetta, ok, mi piace da morire… ma non è niente di più… e io ho bisogno di qualcosa di più in questo momento della mia vita… di una storia vera… e allo stesso tempo non so se sono pronto ad affrontare una cosa del genere… è un gran casino, Ray…” conclude lasciandosi cadere seduto affianco a me con un’espressione pensierosa e confusa.
“Credo di capire come ti senti…” gli dico con un sospiro, “anche se non sono certo la persona più indicata al mondo per darti consigli sulle storie serie…”
“Tu?? Ma se ti stai candidando al premio ‘fidanzato dell’anno’!!” mi prende in giro.
“Già…” annuisco ironico. “Peccato che Pans mi abbia appena gentilmente invitato a passare la notte fuori da casa sua…”
“Eh?? Pansy Parkinson?? La stessa Pansy che ti sta appiccicata stile calamita ogni secondo che passate insieme??” mi guarda stupito. “Che diavolo è successo??”
“Una… una ex di New York, una tipa con cui sono uscito l’anno scorso, improvvisamente si è presentata qui stasera…” comincio a spiegare per poi fermarmi.
“E quindi??” mi domanda Charlie invitandomi a proseguire.
“Il punto è che questa tizia ce l’ha un po’ con me…” continuo, “…diciamo che vorrebbe vedermi morto…” mi correggo.
“Non so perché ma ho come la sensazione che abbia le sue buone ragioni…” ride lui.
“Ok, un po’ si…” ammetto, “ma cazzo, questa ha cominciato a sparare a zero su di me davanti a Pans, lei giustamente si è innervosita, siamo finiti a discutere io e lei e… e poi le ho detto com’è andata con Natalie…”
“E com’è andata con Natalie?” mi chiede incuriosito.
“E’ andata che mi sono fatto un’altra mentre stavo con lei da qualche mese…” spiego, “e diciamo che Pans non è rimasta propriamente entusiasta di essere venuta a conoscenza di questo episodio…”
“Non stento a crederlo…” commenta. “Ma non potevi proprio evitare di dirglielo??”
“Non conosci Nat!!” ribatto scuotendo la testa. “Quella si ferma a Londra sei mesi, glielo avrebbe detto sicuramente… meglio che Pans l’abbia saputo da me…”
“Già…” concorda. “E l’ha presa tanto male?”
“Un po’… non so neanche io…” allargo le braccia. “Il punto è che credo che non riesca ancora a fidarsi di me del tutto, e questa cosa non ha certo aiutato a migliorare la mia reputazione…”
“Beh, non ha tutti i torti visti i tuoi trascorsi…” replica lui.
“Hey! Ti ci metti anche tu??” protesto guardandolo storto e accennando un sorriso contemporaneamente.
“Ray, avanti… lo sai come sono le ragazze… uno come te prima di conquistare una buona reputazione deve lavorare parecchio…” sorride.
“A quanto pare…” sospiro.
“Comunque, per quanto sia comprensibile che lei abbia reagito così, questo non vuol dire che non si fida di te…” riprende Charlie. “Io credo che più che altro abbia una fottutissima paura di perderti…”
“Ma non ne ha motivo!” esclamo deciso.
“Ecco appunto… il tuo compito è fare in modo che lei si convinca di non averne motivo…” allarga le braccia.
“Hai detto niente…” commento ironico.
“Certo che anche tu cacciarti in questo casino poco prima di San Valentino…” dice subito dopo.
“San che????” ribatto io. A questo non ci avevo proprio pensato…
“Il 14 febbraio è San Valentino, idiota!!” mi rimprovera lui. “Vedi di non peggiorare ulteriormente la tua situazione dimenticandotene o ignorando completamente la cosa!!”
“E dai… Pansy non è il tipo da dare importanza a questo genere di feste patetiche…” obietto confuso con un’espressione vagamente disgustata.
“Ok, forse hai ragione. Ma se fossi in te… nella posizione in cui sei al momento… francamente non correrei il rischio…” mi consiglia dandomi una pacca sulla spalla, poi si alza in piedi. “Ci vediamo, amico” aggiunge infilandosi la giacca e prendendo su il suo basso.
“Ciao… e grazie” lo saluto con un cenno della mano senza muovermi dalla panca.
“Figurati…” mi risponde. “E domani chiamala, trova il modo di parlarle in qualche modo. Vedi di non fare il coglione e di non rischiare di mandare all’aria tutto!”
“Lo farò” annuisco preoccupato un attimo prima che lui si smaterializzi.
Rimasto da solo nel camerino, mi porto in avanti appoggiando i gomiti alle ginocchia e scuoto leggermente la testa, riflettendo su tutto questo casino e su come dovrei comportarmi. Ci mancava solo San Valentino, cazzo…


Raccontato Da : raysullivan


Date: lunedì, 15 gennaio 2007

Time: 08:34
In:

“Che avevi intenzione di fare??” mia sorella mi guarda cercando di rimproverarmi, ma la sua espressione è ancora troppo preoccupata e spaventata per risultare minacciosa.
“Avete ragione voi, sono un idiota…” rispondo sospirando con la poca voce che riesco a tirar fuori. “Quel bastardo mi ha provocato e…”
“Ti ha provocato??” mi interrompe. “Ray, sapevi benissimo chi era, come hai potuto metterti contro uno così??”
“Sono stato troppo impulsivo… non ho ragionato… non so neanche io come è successo…” cerco di difendermi anche se so che ha ragione.
“Hai ancora la febbre…” mi dice poi passandomi per l’ennesima volta la mano sulla fronte e poi sulla guancia.
“Lo so, ma è più bassa di prima… per almeno un paio di giorni me la devo tenere…” replico rassegnato. “Ho trattato diversi pazienti colpiti da crucio e la procedura è sempre quella, indipendentemente dalla gravità… dopo la fase acuta ci vuole solo tanto riposo e tanta pazienza, e qualcosa per rimetterti in sesto”
“Ti serve qualche medicina?” mi chiede sedendosi ancora più vicina a me.
“No, grazie, ho visto che c’è già tutto” rispondo indicando il comodino con lo sguardo. “Leyla deve aver provveduto a procurarmi tutto quello che serviva”
Annuisce e si sistema in modo che io mi possa appoggiare a lei. Ogni movimento è incredibilmente doloroso, ma dopo qualche secondo riesco a trovare la posizione giusta adagiando la testa sulla sua gamba, e chiudo gli occhi lasciandomi accarezzare.
“Ti rendi conto della paura che ci hai fatto prendere??” riprende. “Pansy è distrutta, ha due occhi…”
“Lo so… mi dispiace… mi dispiace da morire… non volevo farla stare così…” mormoro, “non volevo farlo a nessuno di voi…”
“Ray, me lo prometti che non farai mai più un’idiozia del genere??” mi domanda con la voce rotta. “Me lo prometti, razza di scemo??” mi ripete lasciando scappare un singhiozzo.
“Hey… te lo prometto!” le dico stringendole la mano. “E giuro che ti abbraccerei forte se riuscissi a farlo… Non lo farò più, Dan, te lo prometto… Ma stai tranquilla ora, è tutto finito… sto bene, davvero!” cerco di calmarla.
“Sono io che dovrei rassicurare te, lo sai…?” mi dice e la sua voce tradisce un sorriso, mentre si asciuga le lacrime con una mano e continua ad accarezzarmi la testa con l’altra.
“Hai passato buona parte della tua vita a rassicurarmi…” ribatto cercando di accennare un sorriso. “Ora tocca un po’ a me…”
“Davvero, Dan… sto bene!” ripeto ancora girando la testa leggermente per provare a guardarla negli occhi.
“Ok ok… Non sforzarti però… devi riposare…” mi dice. “Lasciati coccolare almeno adesso! E’ una vita che non riesco più a coccolarti come si deve!”
Vorrei protestare… non è molto da uomini duri farsi coccolare così… ma in questo momento ne ho bisogno come non mai… e semplicemente chiudo ancora gli occhi… sorridendo debolmente… e mi addormento…

Quando riapro gli occhi ho la testa appoggiata al cuscino e Dan non è più con me.
“Ray… sono io…” sento una mano prendere la mia.
“Leyla…” dico riconoscendo la voce prima ancora di mettere a fuoco il suo volto.
“Dan è dovuta tornare a casa, Jake non sapeva niente e lei non voleva allarmarlo con un gufo” mi spiega subito, “ma ha detto che torna domani. E’ andata via quando sono arrivata io, non ha voluto svegliarti”
“Continuo ad addormentarmi…” commento con una voce molto debole. “Riesco a restare sveglio per un po’, poi crollo… sono distrutto…”
“E’ normale… succede così… Dopo il…” inizia a dire senza riuscire a continuare.
Giro leggermente la testa per guardarla negli occhi. “Sto bene…” le dico. “Ho bisogno di qualche giorno per riprendermi del tutto, ma sto bene”
“Non stai bene per niente!” ribatte con l’espressione di chi capisce benissimo cosa sto passando. “Perché l’hai fatto, Ray? Volevi suicidarti??”
“Hey saltiamo tutta la parte in cui mi dici che sono un idiota, per favore…” protesto. “Lo sono… ma non so che farci… ha detto delle cose che… che mi hanno semplicemente fatto perdere la testa… quando ha cominciato a vantarsi di quello che ha fatto… a te e alla tua famiglia… io…” lascio cadere il discorso, non c’è nemmeno bisogno che io continui, conosce fin troppo bene sia lui che me.
“E’ tutta colpa mia…” riprende lei portandosi la testa tra le mani, con una voce che non sembra nemmeno essere la sua.
“Leyla…” inizio a dire, ma mi ferma subito.
“E’ colpa mia… dovevo saperlo che prima o poi sarebbe successo!” ripete con ancora più convinzione. “Mi dispiace, Ray, mi dispiace da morire!”
“Avanti, non è colpa tua se ti ritrovi uno zio del genere!! Non ti sei certo cercata tutto quello che ti ha fatto!!” cerco di farla stare meglio rendendomi conto di quanto sia ferita.
“Ma è colpa mia se tu hai incrociato la mia strada… e la sua… Sono responsabile di tutto, perché mio zio pur di avermi sottocontrollo farebbe qualsiasi cosa, e io dovevo calcolare tutto questo, e non l'ho fatto…” continua scuotendo la testa.
“Senti, me la sono anche andata a cercare, ok?” ribatto. “Sono stato poco furbo, troppo impulsivo… in altre parole sono stato quello che mi avete detto tutti… un idiota!”
“Ok, un po’ idiota lo sei, te lo concedo…” mi dice guardandomi negli occhi e cercando di accennare un sorriso, “ma sei stato l'idiota più coraggioso e migliore del mondo…”
“Così andiamo già meglio…” cerco di scherzare, stringendole la mano.
“Ray, io…” riprende dopo qualche secondo senza riuscire a continuare.
“Hey, che succede?” le chiedo preoccupato, ma lei continua a tenere la testa bassa. “Leyla…”
“E’ che non mi merito un amico come te…” sbotta improvvisamente lasciando scendere le lacrime sul suo volto. Sta piangendo?? Leyla MacDowell sta piangendo???
“Hey hey hey!! Venite tutte a frignare da me oggi!!” provo a sdrammatizzare facendole un sorriso. “Leyla, non dire idiozie… E non dirmi che scopri solo adesso l’amicizia che c’è tra di noi!”
“E’ che… non riesco a sopportare quello che ti è successo… e che sia successo per colpa mia… sono a pezzi… e dovevo essere lì e proteggerti…” continua senza smettere di piangere.
“L’hai fatto! Mi hai salvato la vita! Se non fossi arrivata tu sarei morto!” ribatto con la voce più decisa che riesco ad ottenere in questo stato.
“Troppo tardi, avrei dovuto evitarti tutto questo!” replica asciugandosi le lacrime, mentre io le tengo una mano stretta.
“Dai, non è successo niente… mi sono solo contorto un po’ dopo tutto…” accenno un sorriso.
“Non scherzarci sopra, Ray! Potevi morire!” riprende, recuperando parzialmente la sua espressione più decisa.
“Ma sono qui! E nel giro di un paio di settimane sarò come nuovo!” ribatto. “Tu piuttosto… vedi di non fare stronzate con quel bastardo…”
“Non preoccuparti per me” mi dice secca.
“Leyla… lo hai ferito! Sarà più crudele e spietato che mai! Devi evitarlo in ogni modo!” la avverto.
“Stai tranquillo, non mi farò ammazzare da lui” replica evitando di guardarmi negli occhi.
“Quell’essere può fare peggio che ammazzare…” commento cercando di tirarmi su, ma l’ennesima fitta di dolore mi blocca ancora una volta. “Mi prometti che non farai idiozie?”
“Te lo prometto, ora smettila di preoccuparti per me, per Pansy, per Dan e per chiunque altro!” mi risponde mettendomi una mano su una guancia e tenendola ferma. “Pensa solo a guarire!”
Sono troppo debole e stanco per provare ancora a capire cosa vuole fare, per cercare di scoprire qualcosa che non vuole assolutamente farmi sapere. Probabilmente ho già usato più energie di quante ne avessi a disposizione per oggi. Spero davvero che sappia quello che fa.
Chiudo gli occhi per qualche istante, poi lentamente li riapro.
“Leyla…” la chiamo con un filo di voce.
“Dimmi” mi risponde passandomi una mano tra i capelli.
“Cos’è successo tra te e Pansy?” le chiedo diretto. “Perché non l’hai lasciata entrare quando è arrivata?”
“Non volevo che ti vedesse in quelle condizioni…” mi risponde con un sospiro. “Sarebbe andata fuori di testa, Ray. Eri ridotto malissimo, lei era disperata e non si controllava. Se fosse entrata in questa stanza prima di quando io gliel’ho permesso… non avrebbe retto. Si sarebbe sconvolta, avrebbe urlato, avrebbe pianto… e io avevo bisogno di tutta la concentrazione possibile… e non era facile nemmeno per me in quel momento mantenere il controllo” mi spiega. “Li conosco bene i cruci di Nicholas, nella fase acuta non sono facili da gestire. Io sapevo cosa fare, ma era già abbastanza difficile così”
“Lei avrebbe potuto aiutarti…” ribatto debolmente.
“Ray… era sconvolta! E se ti avesse visto in quelle condizioni avrebbe perso il controllo del tutto. Non avrebbe potuto essere proprio di nessun aiuto” replica decisa. “Non è abituata a gestire maledizioni così potenti, tanto meno se è così coinvolta emotivamente. Io ho avuto a che fare col crucio più volte di quante ne possa contare”
“Ok… ok… dovrete chiarirvi, dovrai spiegarle queste cose… è stata… è stata molto male, Leyla” le dico guardandola.
“Lo so” si limita a rispondermi. “Ma non c’è bisogno di spiegarsi, direi che Pansy mi ha già detto tutto quello che mi doveva dire…”
“So che avete litigato e…” inizio a dire ma lei continua a parlare, sembra assorta nei suoi pensieri.
“…E ha ragione…” aggiunge a bassa voce, quasi tra sé e sé. “Ho letto molto nel suo pensiero ultimamente, ti ama da morire, lo sai?” riprende poi, e io annuisco, sorridendo, chiudendo ancora un attimo gli occhi.
“Hai bisogno di dormire” mi dice tirandomi su il piumone in mondo da coprirmi meglio. “C’è Milly qua fuori” continua alzandosi.
“Si, le dico di chiamare Pansy” esclama anticipando quello che le sto per chiedere.
“Grazie” le rispondo con un filo di voce, mentre lei esce lentamente dalla stanza.

* * *

“Sicuro che te la senti?” mi chiede ancora una volta Pansy preoccupata.
“Si si, sono abbastanza in forze per riuscire a smaterializzarmi” rispondo tirandomi su lentamente e mettendomi a sedere sul letto. “Ho solo bisogno di stare qualche minuto seduto… e concentrarmi…”
“Ok” annuisce lei lentamente. “Prenditi tutto il tempo di cui hai bisogno” continua passandomi una mano tra i capelli e guardandomi con un sorriso. “Ti prendo qualcosa da metterti addosso intanto, non vorrei che predessi freddo”
“Si, ok… grazie…” rispondo realizzando solo ora che ho addosso solo un paio di boxer. “Fruga nel cassetto, prendi quello che vuoi” aggiungo.
“Ecco…” si riavvicina al letto portando con sé un paio di jeans, una maglietta e un maglioncino. “Ti ho anche messo nello zaino un po’ di roba per questi giorni”
Allungo la mano lentamente per prendere la maglietta ed indossarla, ma il dolore è ancora forte quando mi muovo, più di quanto mi aspettassi. Mi fermo un attimo, cercando di reprimere una smorfia, e chiudo gli occhi un istante.
“Aspetta, ti do una mano io” mi dice prendendo la maglietta ed infilandomela sulla testa, poi mi aiuta delicatamente anche con le braccia.
“Grazie, J.D.” la guardo negli occhi. “Anche se a dire il vero preferisco quando mi spogli che quando mi vesti…” commento poi con un sorriso che lei ricambia immediatamente.
“Aspetta solo di star meglio, Smokie… e ti assicuro che mi darò da fare solo per levartele le magliette…” mi sussurra prima di appoggiare le sua labbra sulle mie.
“Hey… questo si che è un incentivo a guarire!” commento divertito, e lei mi guarda con gli occhi che sorridono. Finalmente ritrovo quello sguardo… finalmente mi guarda di nuovo così… Per la prima volta da quando mi sono risvegliato, la vedo di nuovo serena, almeno per un attimo. Prima che ricominci a preoccuparsi per aver notato ancora una smorfia di dolore che non sono riuscito a trattenere mentre mi alzavo in piedi dopo essermi vestito.
“J.D….” le dico mettendole le mani sul viso. “E’ solo una questione di qualche giorno ormai. Sto bene, e starò sempre meglio… vedrai che non farai nemmeno in tempo ad accorgertene e sarò di nuovo il rompipalle che sono sempre stato…”
“Lo so…” mi guarda negli occhi e accenna ancora un sorriso, “è che mi dispiace vederti così… ogni volta che mi accorgo che hai un dolore… ecco… vorrei fare qualcosa e mi sento così impotente…”
“Hey… tu stai facendo tantissimo!” le prendo le mani e la avvicino a me. Vorrei stringerla fortissimo tra le mie braccia, ma più che lasciarla appoggiare a me e darle qualche bacio sulla fronte e sulle guance non riesco a fare. “Non hai idea di quanto sia importante per me averti vicino, di quanto mi aiuti e mi faccia stare meglio. Guardami, sono già in piedi dopo tre giorni!! Credi che sarebbe stato così facile se non avessi avuto te??” continuo, e lei sorride… un sorriso più convinto questa volta.
“E poi dai… ne approfitto per farmi coccolare e viziare un po’… i dolori non sono poi così forti…” mento, nella speranza di riuscire a farla stare meglio.
“Non cercare di prendermi in giro, Smokie…” ribatte portando una mano sul mio viso e guardandomi negli occhi. “Non ho mai provato sulla mia pelle, ma so benissimo cos’è un crucio…”
“Ok, ci ho provato…” ammetto girando leggermente la testa. “Però davvero, niente di grave, e passerà tutto in poco tempo. Devo o non devo insegnarti a sciare??”
“Oh, su questo ci conto, Smokie!! Non puoi sfuggire!” replica decisa.
“Perfetto! E’ così che ti voglio!” sorrido. “Ora andiamo che non vedo l’ora di cacciarmi nel tuo letto??”
“Andiamo!” ride stringendomi le mani, e un secondo dopo ci smaterializziamo in casa sua.

* * *

“Hey come va oggi??” mi chiede Pansy entrando in camera.
“Heyyyyy, sei tornata finalmente! Non vedevo l’ora!” rispondo richiudendo il libro che stavo leggendo a letto, mentre lei si lascia cadere affianco a me e mi dà un bacio.
“Ti sono mancata?” mi domanda con un sorriso.
“Da morire…” ammetto baciandola ancora.
“Oggi non potevo proprio staccare prima, ma nei prossimi giorni farò pochissime ore al ministero, sono già d’accordo!” promette. “Ho chiesto a Katey di fare il doppio turno e di sostituirmi, e ha accettato!”
“Adoro quella ragazza!” commento.
“Ray…” comincia a protestare.
“Hey!! La adoro solo perché ti sostituisce e tu puoi stare con me!” mi difendo abbracciandola più stretto.
“Hm… ok… questa te la passo perché sei convalescente…” mi guarda con sospetto. “Ma i saluti di Katey non te li porto perché non si sa mai… ogni tanto mi prendono le crisi di gelosia…”
“J.D….” le sorrido passandole una mano tra i capelli.
“Lo so lo so… non ne ho ragione… ma cosa ci vuoi fare…” allarga le braccia. “Sono fatta così…”
“E io ti adoro così come sei! Vieni qui…” la stringo rimpiangendo di non avere ancora la forza di abbracciarla come vorrei.
“I dolori vanno meglio?” mi chiede accoccolandosi a me.
“Si, quasi passati… sono ancora un po’ a pezzi… ma ogni giorno va meglio…” le dico tenendola abbracciata.
“E’ venuto quel medimago esperto in crucio di cui ti ha parlato Ben?” riprende.
“Si si, è venuto, mi ha visitato oggi. Ha detto che procede tutto bene, ma che è meglio che io me ne stia a casa a riposo ancora qualche giorno… anche se in realtà io non ne posso più…” mi lamento.
“Povero Smokie…” mi sorride passandomi una mano tra i capelli. “Ti annoi?”
“In realtà ho avuto gente intorno tutto il giorno… mi è passato il tempo…” scrollo le spalle. “E’ venuto Jake, poi Dan, Ben è stato qui quasi tutto il pomeriggio, sono passati altri amici dell’università e del tirocinio… e Milly mi ha fatto l’ennesima sfuriata sul mio comportamento da idiota e su quanto sono incosciente…” aggiungo inclinando la testa, e lei ride. “Quindi non ho avuto modo di annoiarmi… però…”
“Però?” mi guarda incuriosita.
“Beh… non c’eri tu…” mi lamento.
“Ma ora sono qui… e sono tutta per te fino a domani mattina…” mi sorride.
“E sia Milly che Daphne sono fuori fino a domani…” continuo inarcando un sopracciglio.
“Cos’hai in mente, Smokie???” mi domanda con uno sguardo divertito.
“Di tutto, J.D…. non hai nemmeno un’idea di tutto quello che ho in mente…” ammetto sorridendo.
“Sei convalescente!” obietta ridendo.
“Mi sto riprendendo…” ribatto.
“Il dottore ha detto che devi stare a riposo…” riprende.
“Sto riposando anche troppo in questi giorni…” protesto, “un minimo di attività non mi farà male…” continuo dandole un bacio sulla bocca, poi lentamente sposto la bocca sul suo viso, fino al collo.
“Ray… se mi baci così come faccio io a convincerti a stare a riposo??” mi sussurra.
“E infatti… sto facendo di tutto perché tu non mi convinca…” mi scappa un sorriso.
“Ray…” ripete ancora con un filo di voce, “io non so se…”
“Si che lo sai…” le dico quasi sottovoce mentre le mie mani cominciano a muoversi sempre di più su di lei. “E sai anche che non ce la fai a dirmi di no perché anche tu stai morendo dalla voglia di fare l’amore con me…”
“Ogni mio tentativo di convincerti del contrario sarebbe totalmente inutile, giusto…?” mi sorride prima di ricominciare a baciarmi… baciarmi in un modo che non è più quello di qualche minuto fa…
“Assolutamente e completamente inutile…” confermo.
“E ma poi ti stanchi troppo e…” prova ad obiettare.
“Ti lascio completamente il comando, J.D….” replico, “…dai… non mi posso distruggere così tanto… prometto che sto buono…”
“Lasci fare tutto a me??” mi domanda con un sorriso eloquente, spostandosi sopra di me.
“Solo per questa volta… non abituartici…” rispondo facendo scendere le mie mani lungo la sua schiena e fermandole sui suoi fianchi. Lei mi guarda, mi dà ancora un bacio, poi si alza lentamente.
“Hey…” inizio a protestare.
“Stai lì… mi spoglio da sola perché non voglio che tu ti stanchi troppo…” mi dice con un sorriso allontanandosi lentamente da me.
“Ok…” ribatto spostandomi su un fianco, tenendomi la testa con un braccio. “Solo se mi lasci guardare però…”
“Smokie!!!” protesta tirandomi il maglioncino che si è appena tolta.
“Che c’è??” mi difendo cercando di sfoggiare la mia espressione più innocente.
“Chiudi gli occhi, Ray Sullivan!” esclama decisa indicandomi, con un’aria decisamente divertita.
“Cosa??? Non ci penso nemmeno!” ribatto.
“Chiudi gli occhi!” ripete. “Altrimenti potrei decidere di tornare sui miei passi e prendere alla lettera le raccomandazioni del dottore…”
“Ok… ok…” sollevo le braccia in segno di resa e mi porto le mani sugli occhi mentre lei comincia a spogliarsi.
“Sapevo che questo argomento avrebbe funzionato…” commenta compiaciuta, poi si toglie quasi tutto e torna verso di me.
“Non hai barato, vero Smokie?” mi chiede con sospetto.
“Io?? Scherzi??” cerco di difendermi tradendo uno sguardo colpevole, mentre lei si siede sopra di me e si abbassa per darmi un bacio.
“Ok… ho capito…” sospira rassegnata, “non hai chiuso gli occhi… vero?”
“Nemmeno per un secondo…” ammetto con un sorriso.
“Ray, sei impossibile…” scuote la testa cercando di rimproverarmi.
“Ma tu mi adori così come sono, giusto?” la provoco.
“Non montarti la testa…” replica continuando a baciarmi, infilandomi le mani sotto la maglietta. Resisto ancora qualche secondo, poi tenendole le mani sui fianchi la sollevo e mi giro sopra di lei.
“Hey! Non dovevo comandare io??” esclama divertita.
“In queste situazioni perdo completamente il controllo… lo sai che sono un tipo inaffidabile, J.D.…” ribatto mentre mi sollevo leggermente per farmi sfilare via la maglietta, e poi mi riabbasso e ricomincio a baciarla.

* * *

“A che ora arrivano Draco e Herm?” mi chiede Pansy alzandosi appena abbiamo finito di mangiare.
“Dovrebbero essere qui a minuti…” rispondo guardando l’orologio.
“Spero che almeno a Draco sia passato il raffreddore… l’altro giorno uno starnuto di più e gli avrei tirato qualcosa in testa…” commenta tradendo un po’ di nervosismo, e io la guardo con un sorriso.
“J.D….” la chiamo prendendole la mano e avvicinandomi a lei.
“Dimmi…” mi dice guardandomi negli occhi.
“Grazie…” inizio a dire, cercando le parole per spiegarmi meglio. “Per questa storia della pozione, dico… So quanto ti costa dopo quello che è successo e… davvero, grazie…”
“E’ ok… ce la faccio…” replica con un sorriso. “Sono parecchio incazzata, non so se mi passerà mai, ma ovviamente non voglio che a Leyla succeda qualcosa… quindi faccio il possibile per aiutarvi. Certo, ce l’ho con lei, da morire, e in questo momento ho ancora troppa rabbia per farlo per lei… lo faccio per te, Ray”
“Lo so… e per questo ti ringrazio ancora di più…” le dico dandole un bacio e poi abbracciandola forte.
“Hai già preparato tutto di là?” mi chiede dopo qualche istante.
“Si, mancano solo gli ingredienti che doveva procurarci Herm, poi possiamo cominciare” annuisco, e proprio in quel momento sentiamo suonare alla porta.
“Dobbiamo subito metterci al lavoro se vogliamo finire entro un’ora decente!” esclama Herm entrando in casa subito dopo aver salutato.
“Hai trovato tutto?” le chiedo.
“Si si, e ho trovato anche un manuale che potrebbe facilitarci molto le cose” risponde tirando fuori un libro e alcune fialette dalla sua borsa.
“Ho preparato la stanza di là con il tavolo da lavoro, e intanto possiamo mettere in cucina le parti di pozione che hanno bisogno di sedimentare al buio” spiego agli altri.
“Ok, direi che possiamo metterci al lavoro” replica Draco mentre cominciamo a preparare gli ingredienti.

“Draco, non si fa così!!” Herm lo rimprovera. “Ti ho detto almeno mille volte che se metti troppa essenza di scaglie di drago in questo tipo di pozione rischi di rovinare tutto!”
“Ok ok, e non prendertela così!” ribatte lui. “Lo sappiamo tutti che nessuno è bravo come te!” commenta ironico.
“Oh, Draco, non fare il permaloso!” replica lei mentre io e Pansy seguiamo il battibecco divertiti. “Il punto è che stiamo lavorando tutti e quattro come pazzi da più di tre ore a questa pozione” riprende Herm, “e non possiamo permetterci di sbagliare, altrimenti dobbiamo ricominciare tutto daccapo!”
“Così va bene?” le chiede lui incerto mostrandole il colore del liquido nella fialetta su cui sta lavorando.
“Lascia fare a me, tanto io qui ho finito” sospira lei prendendo il suo posto.
“Ok…” si allontana con le mani alzate, “se ti serve aiuto sono qui eh…”
“Grazie… lo terrò presente…” mormora lei, già concentrata sulle sue formule.
“Tu che combini invece?” Draco domanda poi a Pansy avvicinandosi a lei, e mi scappa involontariamente un’occhiata nella loro direzione.
“Sto preparando la Violacea Incantem da inserire come ultimo ingrediente” risponde lei senza staccare gli occhi dal libro con le istruzioni.
“Cosa?? Non sei mai stata capace di fare la Violacea Incantem!!!” la prende in giro lui.
“Piantala, non è vero!” protesta lei.
“Ma dai… che se non ci fossi stato io ad aiutarti a Hogwarts non avresti mai avuto i voti che avevi in Pozioni! Questa la sbagliavi sempre!” riprende Malfoy.
“Sono cambiate un po’ di cose da allora…” si difende Pansy lanciandogli un’occhiata.
“Anzi… ora che ricordo… ci abbiamo passato delle notti intere su questa roba… proprio sulla Violacea Incantem!! Non ti entrava in testa il procedimento!” continua lui, e io faccio di tutto per non prestare attenzione a quello che sta dicendo.
“Scemo… chi è che non riusciva mai a fare la Rubiacea Erbarium?? Quella volta in laboratorio hai combinato un casino!” ribatte lei divertita.
“Hey quella volta non è stata colpa mia!” protesta lui. “E’ stato quell’idiota di Tom che ha sbagliato le dosi e ha dato la colpa a me!”
“Sé sé…” ride lei prendendolo in giro, scambiando poi un rapido ed eloquente sguardo con Herm, che si mette a ridere.
“E tu Pansy eri dalla mia parte!” continua Draco.
“Ero piccola e scema…” scherza lei in risposta.
“Sei riuscito a combinare un casino con la Rubiacea Erbarium??” interviene Herm guardandolo storto. “E’ una delle pozioni più semplici!”
“Hey, avevo sedici anni, dovevo ancora impararla per bene!” si difende. “Senza contare quanto sono diventato matto a cercare gli ingredienti fuori nell’orto botanico… Però ti ricordi quella volta che mi hai accompagnato tu a cercarli, Pansy? Quella volta ci siamo divertiti un sacco!”
Ma deve per forza farmi sapere delle gesta della coppia del secolo ad Hogwarts? Cazzo, sono appena uscito da un crucio, sto cercando di concentrarmi su una pozione importante, e questo non trova altro di meglio che parlare di quanto si divertivano insieme lui e la “mia” ragazza???
“Già…” annuisce Pansy con poco entusiasmo.
“Come quella volta che dovevamo trovare le castagne magiche ai margini del bosco e tu…”
“Draco, scusa, ma sto cercando di concentrarmi” lo interrompe. Ecco, J.D. deve aver realizzato che la conversazione potrebbe non essere gradita dal sottoscritto…
“Ok ok… stasera rompo a tutti…” si lamenta lui, mentre sia Pansy che Herm gli rivolgono un’occhiata assassina.
“Uh, stai versando l’estratto di Corticilla! Posso farlo io? Mi diverto a vedere come fa le bollicine!” chiede poi a Pansy avvicinandosi ancora a lei e mettendole una mano sulla spalla.
“Ok, fai tu, però poi levati dai piedi!” scherza sbuffando. Lui le passa un braccio intorno alla schiena e le sorride raggiungendo la boccetta di Corticilla, a me scappa l’ennesima occhiata, e ne ho abbastanza.
“Vado a controllare le altre pozioni di là” esclamo con un tono di voce forse troppo alto e deciso, prima di uscire dalla stanza.
Prima o poi dovrò passare su questa storia di Draco, e ce la sto facendo in qualche modo. Ma quando lui si avvicina a lei, quando le mette le mani addosso, la abbraccia, o anche semplicemente appoggia un braccio sulla sua schiena… beh, mi dà fastidio, non ce la faccio, è più forte di me, mi fa star male… Lo so che loro ora sono amici, e io non ho il diritto di impedirgli di esserlo… e non voglio farlo, non avrebbe senso, non sarebbe giusto… Chiudo gli occhi e rimango qualche istante in piedi, con le braccia appoggiate al tavolo, senza fare niente. Poi sento dei passi nella mia direzione e immediatamente prendo una fialetta di pozione per controllarne il colore.
“Ray…” riconosco la voce di Pansy e con la coda dell’occhio intravedo la sua figura sulla porta della cucina.
“Si?” rispondo distrattamente continuando a dedicarmi al mio lavoro.
“Ray, dobbiamo parlare di questa cosa…” riprende.
“Non capisco cosa intendi…” faccio finta di niente, evitando il suo sguardo.
“Lo sai benissimo cosa intendo…” replica lei avvicinandosi a me.
“Guarda che hai capito male” ribatto.
“Io e lui siamo amici e…”
“Pansy, non c’è niente di cui parlare… era il tuo ragazzo, ora è un tuo amico… ok?” allargo le braccia rivolgendo lo sguardo verso di lei. “Non vedo cosa ci sia da dire a riguardo”. Lei apre la bocca per dire qualcosa, ma io la interrompo di nuovo. “E ora scusa, ma le pozioni sono pronte e dobbiamo andare a creare quella finale” concludo incamminandomi per tornare dagli altri.
“Ok, ragazzi” arrivo di là posando le boccette sul tavolo, “ora dobbiamo solo mischiare le varie pozioni nel giusto ordine, e attendere almeno tre giorni per la sedimentazione, e il gioco è fatto!” esclamo soddisfatto del nostro lavoro.
“Perfetto!” commenta Draco compiaciuto.
“Avete già un piano per farle prendere la pozione?” ci chiede Herm con sospetto.
“Veramente no…” rispondo preoccupato, e io e Malfoy ci scambiamo un’occhiata interrogativa.
“Che facciamo, Yankee? Pensi di poter fare qualcosa?” mi chiede subito dopo.
“Se riusciamo a scoprire il giorno in cui intende attaccarlo, direi che posso tranquillamente trovare il modo di farle prendere la pozione senza che lei se ne accorga” rispondo annuendo.
“Scopriremo il giorno” esclama Draco. “Proverò a parlarle e a farmelo dire”
“Io proverò a sentire Hecate” riprendo io, “lei sicuramente riuscirà a scoprirlo”
“Bene!” replica Herm. “Devo solo finire qui, poi passiamo alla preparazione finale. Draco, dammi una mano”
In quel momento sento Pansy raggiungermi lentamente ed affiancarsi a me. Istintivamente le prendo la mano e le accenno un sorriso, un sorriso anche un po’ colpevole forse, visto come me ne sono andato senza lasciarle aprire bocca… Tutto sommato lei aveva ragione, voleva solo parlarmi, e starmi vicino, ed io… ed io come al solito ho fatto l’imbecille e ho voluto evitare l’argomento.
Solleva gli occhi verso di me con un’espressione a metà tra il rimprovero e il “ti amo”, e ci scambiamo uno sguardo. Sorrido ancora, porto il mio braccio sulle sue spalle e la stringo a me.
“Sei una testa di cazzo, lo sai Smokie?” mi dice sottovoce mentre intanto Herm e Draco stanno di nuovo discutendo animatamente sulla pozione.
“Hmm…” mormoro fingendomi pensieroso, “si, direi che lo so, ne sono abbastanza consapevole…” annuisco divertito, e lei mi passa una mano intorno alla vita e si abbraccia a me dandomi un bacio.


Raccontato Da : raysullivan


Date: domenica, 07 gennaio 2007

Time: 11:05
In:

La notte tra il 3 e il 4 gennaio, intorno all’1

“Certo che ha preso una bella botta, eh!” commento passandomi una mano dietro la nuca appena Milly è andata via per raggiungere Finn.
“Già… ci tiene moltissimo a lui, il fatto che sia andata così male con i suoi l’ha distrutta” riprende Pansy, “e la sta riempiendo di paure”
“Comunque sono stati davvero degli stronzi, non avevano nessuna ragione di massacrarla così” ribatto mentre prendo per mano J.D. e insieme ci infiliamo di nuovo in camera sua.
“Davvero… è orribile quello che le hanno detto… ma sono certa che Finn sarà dalla sua parte. Credo che la ami davvero molto” dice lei appena ci richiudiamo la porta alle nostre spalle.
“Beh, dopo mille rose rosse e quella serenata…” mi metto a ridere lasciandomi cadere sul letto.
“Dovremmo smettere di prenderli in giro, sai” mi rimprovera lei, ma in realtà non riesce ad evitare di ridere. “Milly si sta innervosendo…” aggiunge.
“Beh, in questo caso è ancora più divertente!” scherzo. “Però, davvero, mi è dispiaciuto molto per lei stasera, non si meritava un trattamento del genere” continuo cambiando tono. “Se penso a quanto era spaventata prima di cena…” concludo mentre ci infiliamo sotto il piumone e Pansy si accoccola a me.
“Se penso solo al panico che avevo io prima di conoscere tua sorella e Jake…” commenta lei, “e a come mi sarei sentita se le cose fossero andate male…”
“Ma ti hanno adorato!” esclamo dandole un bacio. “Cosa ti avevo detto io?”
“Sono davvero stupendi, tutti e due!” mi dice convinta. “E con me sono stati davvero adorabili”
“Mia sorella mi ha parlato di te mentre eri a fare la doccia la mattina in cui siamo partiti” riprendo dopo qualche secondo, continuando a coccolarla mentre parlo.
“Ah si? E cosa ti ha detto?” mi chiede sollevando lo sguardo verso di me.
“Che sei fantastica, e che siamo una coppia stupenda… e che si vede lontano un miglio che siamo innamorati persi!” rispondo. “E Jake ha aggiunto che io sono completamente rincoglionito dietro di te…” aggiungo ridendo.
“Jake è troppo simpatico!” commenta mettendosi a ridere. “Anche loro sono una splendida coppia. Eri geloso anche di lui quando si sono messi insieme?”
“Dan ti ha parlato della mia gelosia?” domando con aria sorpresa, anche se in realtà non sono stupito più di tanto, e Pansy annuisce sorridendo.
“Chiudersi la bocca mai, eh…” scuoto la testa. “Beh, un po’ ero geloso, però sai, ero già abbastanza grande… poi Jake mi piaceva molto, mi sono sempre fidato di lui, quindi in realtà ero molto felice quando ho saputo che si erano messi insieme. Speravo solo che fosse una storia importante, mi avrebbe fatto molto male se si fossero separati, erano le mie due principali persone di riferimento, le più importanti nella mia vita, e avrei di sicuro vissuto male dell’attrito tra di loro”
“E’ comprensibile” commenta lei. “Ma è andato tutto bene, a quanto pare!”
“Già… sono molto felice per loro” le confesso poi. “No, di Jake non sono mai stato realmente geloso, direi…” continuo riflettendo. “Il meglio della mia gelosia da fratellino iperpossessivo e iperprotettivo l’ho dato quando ero più piccolo… Intorno ai 9, 10 anni ero una furia! Volevo cruciare tutti quelli che si avvicinavano a lei! Sai tipo Milly le prime volte che si è accorta che mi piacevi?” le chiedo e lei annuisce mettendosi a ridere. “Ecco, ero proprio così! Li fermavo sulla porta, li guardavo con occhi assottigliati e dopo averli studiati un po’, cominciavo a minacciare!”
“Mi sembra di vederti!” riprende lei ridendo. “E loro cosa dicevano?”
“Oh, il più delle volte si facevano una grassa risata e mi prendevano in giro! E mia sorella arrivava e mi portava via tirandomi su in braccio e spostandomi nell’altra stanza… il che non mi conferiva molta credibilità nelle minacce!” le spiego. “Ma trovavo il modo di rientrare, le stavo sempre dietro, mi mettevo sempre in mezzo… faceva una vita impossibile!” continuo mentre Pansy mi ascolta divertita e interessata. “Tra l’altro per togliermi da casa spesso mi portava con sé anche quando usciva con un ragazzo o con le sue amiche, finché non sono entrato nel collegio a Hedarth, quando avevo undici anni, passavo quasi tutto il tempo con lei”
“Ma non andava anche lei a Hedarth?” mi domanda.
“No, tra i tanti odiosi difetti di mio padre c’era anche il maschilismo, ed era convinto che io e mio fratello meritassimo una scuola prestigiosa come quella, ma che mia sorella potesse andare anche nella scuola che c’era vicino a casa…” le spiego con amarezza. “Quindi mia sorella non era in un collegio, tornava a casa dopo le lezioni. E… beh, questo mi ha permesso di avere sempre lei affianco durante tutta la mia infanzia, senza di lei probabilmente sarei impazzito, ma è anche uno dei motivi principali per cui ho odiato mio padre fin da piccolo. Non ho mai accettato questa cosa, forse ancora meno di quanto l’abbia accettata mia sorella. Lei non ha mai insistito per andare a studiare fuori, perché non voleva separarsi da me, eravamo molto legati e lei voleva starmi vicino e non voleva lasciarmi lì da solo con i nostri genitori e quell’idiota di nostro fratello”
“E’ stupendo il legame che c’è tra di voi” mi dice Pans sorridendo mentre appoggia il mento sul mio petto guardandomi.
“Si, io glielo dico sempre che è la sorella migliore del mondo” sorrido.
“Mi sono trovata molto bene con lei” aggiunge poi. “Abbiamo parlato un sacco, siamo entrate subito in confidenza, abbiamo trovato subito un’ottima intesa”
“Anche troppa!” scherzo, e lei mi guarda male. “No, a parte le mie battute deficienti, sono molto contento che vi troviate bene insieme, ci tenevo molto. Anche se a tratti la mia reputazione potrebbe risentirne…” scrollo le spalle mentre lei mi guarda divertita.
“Anche a mio fratello sei piaciuto molto, sai??” riprende poi tirando su la testa.
“A Jo?” replico io. “E’ un grande tuo fratello!”
“Ecco, la vostra intesa sì che mi preoccupa!” ride. “E’ un tipo poco affidabile quello!”
“Lo sai che io sono affidabilissimo, J.D.!” protesto stringendola a me e dandole un bacio.
“Già…” mi guarda poco convinta. “La vigilia di Natale ha scatenato le gelosie di tutta la famiglia dicendo che ti aveva conosciuto, vogliono conoscerti tutti!”
“Ehm… ah si?” mormoro preoccupato.
“Si… ho parlato tanto di te… a tutti, e…” comincia e poi si interrompe un attimo. “Ecco… ho pensato che potresti venire con me al compleanno di David il mese prossimo!”
“Con te… con te intendi dai tuoi?” domando alzando involontariamente la voce mentre la preoccupazione si trasforma in panico.
“Si!” esclama convinta, confermando i miei terrori.
“Pansy… io non so se sia il caso…” farfuglio agitato.
“Hey, stai tranquillo, non mordono mica!” si mette a ridere.
“Ok, lo so… ma… hai visto cos’è successo a Milly… non vorrai mica…” inizio a dire agitato tirandomi un po’ su sul letto.
“Hey! I miei genitori non sono come quelli di Finn!” protesta con decisione.
“Si, è vero, questo non lo metto in dubbio… però dai…” gesticolo nervosamente, “non sono ricco, non ho nemmeno dei genitori alle spalle… e…”
“I miei non badano a queste cose! Se tu mi rendi felice non si preoccupano certo di questo!” mi interrompe. “E loro sanno già che mi rendi felice, ho parlato di te in stato di adorazione tutto il tempo!”
“Ok, ma magari mi conoscono e non mi sopportano…” replico senza riuscire a tranquillizzarmi, il cuore mi sta battendo a tremila battiti al secondo, e comincio a ragionare sul fatto che non è umano che io mi agiti così tanto per questa cosa… non fino a questo punto…
“Ma figurati se non ti sopportano!” ribatte sorridendo, tirandosi su e mettendosi seduta a gambe incrociate a fianco a me, che ora sono seduto appoggiato alla testiera del letto. “Ray, devi star tranquillo! Andrà tutto bene! Se mai il rischio è che siano troppo affettuosi con te e ti facciano soffocare… mia madre specialmente…”
“Pansy… loro adoravano Draco… e già di base detesteranno uno che arriva dal nulla e prende il suo posto…” obietto cercando di controllare la mia tensione ma non riuscendoci granché bene.
“Oh, Smokie, basta con questa storia di Draco, io e lui ci siamo lasciati una vita fa!” protesta, ma con un tono divertito, tanto che la guardo e mi scappa un po’ da ridere… un po’ per il suo sorriso e la sua espressione, un po’ perché tutto sommato questo impanicamento mi sta rendendo un po’ ridicolo anche ai miei stessi occhi…
“Ora sto con te, solo con te, e ti amo alla follia!” continua guardandomi negli occhi. “E tu ami alla follia me, non conta nient’altro per loro!”
Senza dire nulla tendo le braccia verso di lei, e la faccio avvicinare ancora, le prendo il viso tra le mani e le do un bacio, stringendola poi forte a me.
“Ma poi mi proteggerai, vero, quando i tuoi genitori mi ricopriranno di insulti, e i tuoi fratelli mi inseguiranno per la casa intimandomi di star lontano dalla sorellina?” le sussurro scherzando.
“Non succederà!” mi risponde ridendo. “Ma comunque si, ti prometto che avrai il mio totale ed incondizionato appoggio sempre e comunque” continua passandomi una mano tra i capelli e appoggiando ancora le sue labbra sulle mie.
“Ok…” sospiro rassegnato.
“Hey! Non ti sto mica portando al patibolo, Smokie!” esclama prendendomi in giro. “Non devi avere paura, ho parlato talmente tanto di te che mia madre mi ucciderebbe se non ti portassi a casa… non vede l’ora di conoscerti! E mio fratello David si sentirebbe un fratello di serie b se non ti presentassi anche lui!”
“Va bene va bene, verrò con te al compleanno!” prometto.
“Grazie!” mi dice sorridendo e mettendomi le braccia al collo.
“Posso chiederti cosa…” riprendo, e lei mi guarda incuriosita, “…cosa è cambiato? Cioè… un paio di settimane fa mi hai detto che era meglio che i tuoi ancora non mi conoscessero e ora…” lascio cadere il discorso.
“Ecco…” comincia a rispondermi dopo essersi fermata qualche secondo a riflettere, “sono andata a casa la vigilia di Natale e mi mancavi da morire, e mi sono resa conto che avrei davvero voluto che tu fossi lì con me… Tu non c’eri, e io non facevo altro che pensare a te e parlare di te… Ci ho pensato, e mi sono resa conto che voglio… che voglio coinvolgerti nella mia vita, voglio che tu ne faccia parte completamente. E la mia famiglia è una parte molto importante della mia vita” mi spiega. “Poi ho conosciuto Dan e Jake, e anche se subito avevo paura è stato tutto così perfetto… e ho capito quanto sia stato importante per me che tu mi facessi conoscere le persone che per te significano così tanto, che tu volessi mettere me e Dan in contatto… e ho sentito davvero di voler fare altrettanto, di volerti rendere parte di tutto il mio mondo. E ok, come ti ho detto i miei possono essere un po’ pesanti e invadenti, e magari spaventare un po’, ma sono fatti così… nel bene e nel male…” conclude sorridendo.
“Sai J.D….” le sussurro appena lei ha finito di parlare, “sono terrorizzato, lo ammetto…” confesso con un sorriso che lei ricambia, stringendosi a me ancora più forte, “però sono contento che tu mi voglia coinvolgere nella tua vita…”
“Era quello che speravo di sentirti dire…” mi dice dandomi un bacio.
“Ok… quando è il compleanno di David?” le chiedo sospirando dopo qualche istante. “Ovvero… quanto mi resta ancora da vivere?”
“Non cominciare a fare il tragico!” si mette a ridere prendendomi in giro. “Il compleanno è il 2 febbraio, ma non so esattamente quando lo festeggeremo”
“Bene, ancora un mesetto scarso di vita mi resta…” commento, e lei mi guarda storto.
“Hai intenzione di panicare sulla cosa finché non arriva il giorno?” mi domanda con sospetto.
“Più o meno…” scherzo.
“C’è niente che io possa fare per farti smettere di panicare??” mi chiede con un’espressione furba spostandosi lentamente sopra di me.
“Hmmm… una mezza idea ce l’avrei, sai…” sorrido cominciando a baciarla, passandole le mani tra i capelli.
“Mi sa che è la stessa che ho in mente io…” mi sussurra con aria complice mentre comincia a ricambiare tutti i miei baci…

* * *

4 gennaio, ore 21,30 circa

Rientro a casa dopo un’oretta al pub con Pansy e gli altri. Sono dovuto tornare a casa perché sono rimasto indietro da morire e ho una barcata di roba da studiare per domani. Ho dovuto rinunciare a passare il resto della serata con loro, e anche a fermarmi a dormire da Pansy… non riesco mai a combinare molto con i libri quando c’è lei intorno… Potrei fregarmene o mettere alla prova la mia buona volontà, ma è troppo importante che io sappia alla perfezione quei dannati tre capitoli entro domani, altrimenti rischio di giocarmi la borsa di studio.
Vado in cucina per farmi un sandwich prima di buttarmi sui libri, sono passato direttamente dall’ospedale al pub stasera, saltando la cena, e ora ho una gran fame. Apro il frigo, tiro fuori una birra e praticamente tutto quello che c’è di commestibile e con l’aiuto della bacchetta preparo qualcosa velocemente. Stappo la birra e comincio a sfogliare il libro appoggiato al bancone della cucina, quando sento un rumore improvviso e mi giro di scatto. Un uomo sui trent’anni, vestito di nero, con i capelli lisci scuri e lunghi, e con gli occhi glaciali, è appena apparso sulla porta. Mi rivolge uno sguardo sicuro di sé, uno sguardo che ha qualcosa di incredibilmente cattivo.
“Tu devi essere lo stupido yankee” esordisce con aria di superiorità. “Finalmente ci conosciamo. Ne sono onorato” continua accennando un teatrale inchino sarcastico.
“E lasciami indovinare… tu sei il caro zio Nicholas, giusto?” ribatto con tutto il mio disprezzo lasciando ricadere il sandwich sul piattino accanto al libro.
“Intelligente e perspicace il nostro amico americano” commenta ironico. “Ma stranamente non riesco proprio a capire cosa trovi in te quella puttanella di mia nipote… Si vede a prima vista che non vali assolutamente nulla”
“Che cosa vuoi?” gli chiedo secco, determinato a non cogliere le sue provocazioni.
“Non parlarmi con quel tono stupido ragazzino!” mi minaccia. “Dovresti mostrare timore e reverenza di fronte a me”
“Scordatelo!” incrocio le braccia facendo un passo verso di lui e rivolgendogli uno sguardo pieno di odio. “Reverenza da parte mia è una cosa che non avrai mai”
“Fossi in te non mi metterei alla prova…” ribatte quasi divertito.
“Che cosa vuoi?” ripeto con un tono di voce più alto e più violento. So che ho di fronte uno dei maghi più potenti della Terra, e so che dovrei essere molto più prudente, ma mi passano davanti agli occhi i flash dei racconti di Leyla e di tutto quello che ha fatto alla sua famiglia, e poi a lei, e la rabbia è semplicemente troppo difficile da domare.
“Dov’è Leyla?” mi domanda deciso.
“Non sono affari tuoi” ribatto.
“Ti piace scherzare col fuoco, eh…” riprende avvicinandosi a me con occhi assottigliati.
“Cosa diavolo vuoi ancora da lei, Nicholas???” sbotto rabbioso. “Non ti è bastato averle rovinato la vita?? Non ti è bastato tutto il male che le hai fatto in tutti questi anni?? Cosa vuoi ancora??”
“Oh, non dirmi che abbiamo di fronte un eroe qui…” cantilena con aria di scherno. “E che ne sai tu di quello che ho fatto a Leyla? Ti ha raccontato tutto per filo e per segno? Ti ha detto di quanto gridava tra le mie mani? Delle strazianti urla di dolore quando mi implorava di smettere di farle del male?”
Con una fatica immensa cerco di raccogliere tutta la mia forza di volontà per non scattare, io non sono nemmeno addestrato per combattere, non resisterei un secondo in una lotta con uno come lui, sarebbe del tutto inutile. Lui si sta accorgendo della rabbia che sta esplodendo dentro di me, probabilmente mi sta anche leggendo nella mente in questo momento, e sicuramente non si fermerà qui.
“Vuoi sapere di quando piangeva mentre le scorreva il sangue dalle ferite?” riprende con un sorrisetto compiaciuto. “O di quanto mi implorava le prime volte che la trascinavo nel mio letto contro la sua volontà?”
Questa è l’ultima goccia, non sono più in grado di pensare. Con un gesto istintivo, senza più riuscire a ragionare, tiro su la bacchetta e la punto contro di lui.
“Mancladia!” urlo con tutta la voce che ho in corpo.
Con uno scatto veloce lui si scosta e mi guarda divertito, per nulla turbato dal mio gesto. “Pensi davvero di potermi anche solo scalfire con una semplice Mancladia, piccolo idiota?” mi provoca avvicinandosi a me. Per la prima volta nella mia vita sento davvero l’istinto ad uccidere qualcuno, per la prima volta nella mia vita sento che potrei farlo, ora, qui, in questo esatto momento. Mi rimane solo un briciolo di lucidità sufficiente per constatare che non posso farlo, perché se uccido lui automaticamente uccido anche Leyla.
“Ma bravo piccolo… vedo che sei ancora in grado di ragionare…” riprende con un’aria soddisfatta. “E’ proprio così… se uccidi me uccidi anche la tua cara amichetta… Come la mettiamo ora??” mi prende in giro, confermando la mia ipotesi. Mi sta davvero leggendo nella mente.
Rimango in silenzio, teso e nervoso, con la bacchetta stretta nella mia mano tremante, puntata contro di lui, cercando di gestire la mia rabbia e di raccogliere un minimo di capacità di ragionamento. L’ennesimo sorriso compiaciuto, l’ennesimo flash di quello che ha fatto che mi passa per la testa e non resisto un secondo di più.
“CRUCIO!” grido con tutta la voce che ho in corpo, ma lui con un colpo di bacchetta ferma la mia magia.
“Hey hey hey… il nostro piccolo yankee vuole fare sul serio… e ha pure un cuore da cavaliere indomito!” mi deride ancora. “Non ti hanno insegnato che gli incantesimi senza perdono non si fanno, bamboccio???”
“CRU…” provo a ripetere ancora, ma lui è più veloce di me.
“Expelliarmus!” urla facendomi cadere a terra, e allontanando la bacchetta dalle mie mani. 
“Stai cominciando a diventare davvero irritante, lo sai?” mi dice con aria di sfida chinandosi leggermente verso di me.
Indietreggio aiutandomi con le mani, ma dopo poco più di un metro mi trovo la parete alle mie spalle e mi accorgo di essere in un angolo. Respiro affannosamente e nervosamente, sento le gocce di sudore che scendono sul mio volto e cerco con lo sguardo la mia bacchetta. La individuo, ma mi rendo subito conto che è troppo distante e non ho alcun modo di raggiungerla.
“Esatto, yankee… non hai scampo! Comincia a contare i tuoi ultimi secondi di vita…” mi minaccia accucciandosi davanti a me. “E il colmo è che non puoi nemmeno cercare di uccidermi… non è divertente??” ridacchia soddisfatto. Cerco di ribellarmi sferrando un calcio violento nella sua direzione, lo afferro e tiro una ginocchiata dritta nel suo stomaco, ma prima che io possa fare qualsiasi altro gesto lui riesce a rivolgere ancora la sua bacchetta verso di me.
“Petrificus Totalus” esclama questa volta, ed istantaneamente tutto il mio corpo si immobilizza e non risponde più ad alcun comando.
“Sai una cosa… mi stai parecchio sulle palle!” ricomincia, risistemandosi la camicia. “Mi stai davvero innervosendo! Senza di te il mondo sarà un posto migliore e soprattutto Leyla tornerà ad essere la belva che deve essere. Non mi piace per niente l’ascendente che per qualche strana ragione hai su di lei…” mi avverte indicandomi, ed io deglutisco nervosamente, non potendo far altro che rimanere immobile, realizzando che davvero non ho scampo… che davvero mi sta per uccidere… e che davvero non c’è niente che io possa fare per impedirlo… “Leyla ti avrà parlato di quanto sono bastardo, immagino…” continua tranquillo, con un tono di voce compiaciuto. “Beh, probabilmente sono ancora più bastardo di quanto ti immagini… E non ho nessuna intenzione di eliminarti velocemente e con un solo colpo, non ci sarebbe gusto. Credo che mi divertirò a vederti contorcere per un po’, piccolo stupido incosciente yankee…”
Lo vedo alzarsi in piedi davanti a me, impugnare ancora una volta la bacchetta e puntarla nella mia direzione.
“CRUCIO!” grida con forza, e non ha nemmeno terminato di pronunciare quella parola quando sento assalirmi un dolore insostenibile e lancinante in ogni parte del corpo. Sento che comincio a contorcermi senza riuscire più ad avere alcun controllo su me stesso, mentre il dolore sembra aumentare ogni secondo di più diventando sempre più insopportabile e capillare. Tra gli spasmi intravedo la figura di Nicholas accucciarsi vicino a me, mi accorgo che pronuncia alcune parole che non riesco a distinguere perché la sofferenza è tanto forte da annientarmi quasi completamente l’udito, la vista e le capacità di pensare. Ad un tratto mi sembra di riconoscere un’altra figura che entra nella stanza… urlando qualcosa… mi sembra di sentire una voce femminile… di vedere un secondo raggio di luce… non riesco ad inquadrare, non riesco a focalizzare… forse è Leyla… forse è lei… o forse è soltanto la mia immaginazione, la mia mente che cerca a tutti i costi un ultimo barlume di speranza dove in realtà non ce n’è proprio più rimasta…


Raccontato Da : raysullivan


Date: giovedì, 04 gennaio 2007

Time: 11:30
In:

Posto a mio nome, ma è un post a quattro mani! Al solito, Pansy in verde e Ray in blu!
Ancora auguri a tutti!!

* Pansy *

Esco dall’aula appena finita la lezione e inizio a scendere la scalinata principale della Candince, mi infilo il berretto e mi avvio poi lungo il vialetto principale che porta alla bacheca, devo vedere se hanno cambiato gli orari dell’esercitazione di dopodomani.
Mi fermo a leggere gli avvisi con le braccia incrociate tenendo il libro stretto contro il petto.
“Stasera suonano al pub comunque…” risuona una voce femminile alla mia destra, giro lo sguardo un attimo e vedo tre ragazze che stanno parlando, una è appoggiata alla bacheca, con una borsa blu piena di libri a tracolla, le altre intorno a lei.
“Certo che anche tu…che razza di botta non hai avuto a portartelo a letto!” esclama la bionda mentre la ragazza con la borsa scuote la testa.
“In effetti…beh ammetto che rimorchiarlo non è stato troppo difficile…era anche un po’ ubriaco…” ride.
“Beh se mi dici così stasera ci provo io con il nostro chitarrista! Ray Sullivan è decisamente un traguardo che voglio raggiungere!” scherza la terza, che indossa un cappotto verde.
Appena sento il nome di Ray mi giro a guardarle, la ragazza che ha parlato ha dei lunghi capelli ramati e uno sguardo furbo in viso…e sta parlando di provarci con il mio ragazzo…
“Ha una ragazza adesso…” commenta quella appoggiata alla bacheca…quella che a quanto ho capito si è portata a letto Ray…
“Figurati se quello fa sul serio con una ragazza!” le fa eco la bionda ridendo “Si starà facendo un paio di giri con la stessa e poi la scarica appena si stufa…” continua.
Deglutisco a fatica tenendo lo sguardo fisso sugli avvisi della bacheca che adesso mi appaiono molto più sfocati di prima…
“Figurati se quello fa sul serio con una ragazza!”
Le parole di quella mi risuonano in testa ancora una volta; lui fa sul serio con me, lui ha detto che vuole stare con me…non mi scaricherà, no non si stuferà di me…
Chiudo gli occhi per un attimo cercando di non pensare a quanto fanno male le parole di tre sconosciute che dall’alto della loro arroganza commentano la mia storia con Ray…
“Tanto…anche se stasera quella è in giro ci metto niente a fargliela dimenticare…” ride la ragazza con il cappotto verde “…me lo porto in camerino e quella chi la vede più!” continua mentre giro ancora una volta la testa e le guardo, ma loro nemmeno se ne accorgono.
Vorrei dire qualcosa, urlarle di stare zitta perché è di me che sta parlando, di me e del mio ragazzo, di quel ragazzo che amo alla follia…e lei sta comodamente dicendo che stasera se lo vuole scopare: puttana…
Mi giro di scatto e inizio a camminare a passi veloci lungo il vialetto, voglio andarmene a casa, senza pensare a quello che ho appena sentito, ma non riesco, non riesco a togliermi quelle parole dalla testa, quelle frasi che hanno riportato a galla la paura che lui torni ad essere com’era una volta…la paura che lui preferisca tutto com’era prima, con le serate sopra le righe e le ragazze che entravano e uscivano dal suo letto…
Può davvero accontentarsi solo di me?
E se quelle avessero ragione? Se decidesse di scaricarmi dopo “…essersi fatto un paio di giri con me”?
Arrivo sotto casa ed apro il portone del condominio con difficoltà, non vedo bene la serratura perché ormai ho gli occhi chiaramente appannati…
Nessuno si avvicinerà a Ray, né stasera, né domani, né mai!

Siamo al pub, non ero dell’umore, non lo sono adesso e non lo sarò per tutto il resto della serata…o della mia vita…ma Ray deve suonare e quindi non c’è stato verso, e non potevo certo dirgli che non volevo uscire perché una puttanella dai capelli rossi se lo vuole fare stasera…
Ha appena finito di suonare è ancora sul palco e io mi fiondo sul retro dove ci sono quelle ‘stanze’ che loro usano come camerini, devo beccarlo subito, prima, molto prima che a quella sfiori anche solo l’idea di andare a parlargli.
Esce dal palco e mi sorride, gli vado incontro e gli passo le braccia intorno alla vita tenendolo stretto, perché nessuno me lo può portare via…
“Piaciuta la nuova canzone?” mi chiede.
“Sì…” annuisco non molto convinta mentre mi guardo in giro per vedere se quella è nei paraggi, fortunatamente non la vedo, ma forse sta solo aspettando il momento giusto…sta solo aspettando che io mi allontani…
“Ti va una birra?” continua Ray.
“Volentieri!” esclamo alzando il viso per sorridergli.
“Vai al tavolo te la porto io…”
“NO!” lo interrompo e lui mi guarda stupito “Vengo anche io…” mi affretto a continuare stringendomi contro di lui, non muoverà un passo senza di me stasera…
“Ok ma non ce n’è bisogno…te la prendo io e…”
“No, ho detto che vengo con te!” ribatto alzando lo sguardo e lui mi fissa stranito.
“Hey, tutto ok?” mi chiede confuso.
“Sì…” mento “Andiamo?” continuo e lui annuisce non del tutto convinto.
Nella strada dal palco al bancone non faccio altro che far vagare il mio sguardo tra le decine di persone intorno a noi, mi sento fottutamente paranoica, ma è troppo grande la paura…
Lo so che sembra che non fidi di Ray…ma quella ragazza era bellissima, e di certo le sue armi le sa giocare meglio di me, e non posso correre il rischio che Ray veda quanto è bella…non posso correre il rischio che lui veda cosa si sta perdendo stando con me…
“Pansy…ti hanno scritturato per il prossimo James Bond?” mi chiede Seth appena arriviamo al bancone e io lo fisso senza capire “Ti stai guardando in giro come se stessi cercando di scoprire una qualche spia russa nascosta a tradimento tra la folla di questo pub…” continua.
“Non dire stronzate!” ribatto un po’ troppo dura forse e sia lui che Ray mi guardano mentre prendo la mia birra dal banco e ne bevo un sorso, continuando a guardarmi in giro.
“L’hai fatto di nuovo!” ride Seth mentre io prendo la mano di Ray e la stringo forte senza nemmeno pensarci, solo perché ho bisogno di sentire che è qui vicino a me.
“Non sto facendo un cazzo di niente!” esclamo con tono tagliente, non è serata Barkley, non è decisamente serata…
“J.D. che ti prende stasera?” mi sorride Ray che sembra essere molto confuso dal mio comportamento.
“Niente…”  rispondo senza alcuna convinzione.
“Che le hai combinato Sullivan? Stasera la tua dolce metà è strana forte!” ride Seth allontanandosi poi con il suo bicchiere.
Scuoto la testa e la vedo, vedo la ragazza che ho sentito parlare oggi che lo guarda, ha gli occhi fissi su Ray, sorride parlando con la sua amica bionda, la puttana che Ray se l’è già fatto; lui non nota nulla, ha trovato un compagno di corso al bancone e sta parlando animatamente di non so cosa.
Quando riporto lo sguardo sulla rossa non la vedo più, deve essersi dispersa tra la folla, forse ha visto che c’ero io a tenere la mano di quello che vuole portarsi a letto, forse lo sta aspettando da qualche parte, per presentarsi appena è senza di me…
Cerco di liberare la mente, sento Ray salutare il suo amico e giro la testa nella loro direzione, fisso lo sguardo subito dietro di lui, su un gruppo di ragazze che chiacchierano e ridono, mi alzo dallo sgabello e abbraccio Ray chiudendo gli occhi…sto diventando matta per la tizia con i capelli rossi ma chissà quante altre qui dentro si porterebbero volentieri a letto il mio ragazzo…
“Pansy…si può sapere cosa succede?” mi chiede nuovamente a bassa voce passandomi una mano tra i capelli.
“Niente…” rispondo ancora senza aprire gli occhi ma con la voce che tradisce il fatto che sta succedendo tutto, non niente.
Mi prende il viso e lo alza per costringermi a guardarlo, apro gli occhi riluttante, lo so che sono lucidi “Hey…” mi dice passandomi il pollice sulla guancia, poi mi prende la mano facendosi strada tra la gente e uscendo dal locale.
“Dimmi cosa c’è J.D., e non rispondermi niente ok?” mi chiede ancora una volta appena ci siamo appartati, lontani dalla confusione e dalle chiacchiere della gente…


* Ray *

Siamo appena fuori dal locale, accanto alla porta di ingresso, Pansy è appoggiata al muro, io sono di fronte a lei.
Mi guarda incerta, apre la bocca per dire qualcosa, ma si interrompe ancora prima di parlare e scuote la testa chiudendo gli occhi.
“Pansy…” riprendo dolcemente ma con un tono deciso. “Mi dici che succede per favore?”
“Oggi…” comincia dopo un lungo sospiro, “…oggi ho sentito delle ragazze che parlavano in università…” continua gesticolando nervosamente, mentre io la guardo aggrottando la fronte aspettando il seguito. “Parlavano di te…” aggiunge.
“Di me?” chiedo incuriosito e un po’ stranito.
“Si… una diceva che è stata con te e…”
“Pansy…” inizio a dire sospirando ma lei continua a parlare interrompendomi.
“E un’altra ha attaccato dicendo che ha intenzione di provarci con te… e che ci avrebbe voluto provare stasera dopo il concerto… e…”
“Cosa???” domando scoppiando a ridere.
“Hai sentito benissimo!” ribatte lei nervosa.
“E sarebbe per questa ragione che stasera mi pedini ovunque e sembri impazzita?” riprendo mentre mi scappa da ridere di nuovo.
“Ray, cazzo, non c’è niente da ridere!” mi guarda seria con gli occhi lucidi.
“Ok ok… ok, scusa… scusa!” alzo le braccia e mi faccio più serio, rendendomi conto che la sta prendendo molto peggio di quanto io potessi immaginare.
“Senti…” riprendo schiarendomi la voce e poi guardandola negli occhi. “Io non so chi siano ste due ma…”
“Erano poco fa al bar, stavano studiando le tattiche evidentemente…” replica spazientita.
“Ok, non le ho notate evidentemente, ma il punto non è questo, J.D.!” ribatto appoggiando il braccio destro contro il muro, alla sua sinistra, avvicinandomi ancora a lei. “Il punto è che possono provare tutte le tattiche che vogliono che…”
“Ciao Ray!” vengo interrotto in quel momento da due ragazze che escono dal locale e accennano un saluto con la mano sorridendo. Proseguono dritte visto che io rispondo distrattamente, prima di riportare lo sguardo su J.D. e di rendermi conto…
“Sono… sono loro?” chiedo intuendo dalla sua espressione.
“Si…” mi risponde alzando gli occhi al cielo.
“Ok… ascolta… con una ci sono stato, è vero, ma è stato quando tu stavi ancora con Ant!” metto subito le cose in chiaro. “E non è stato niente!” preciso ancora. “L’altra… l’altra francamente non ricordo nemmeno come si chiama… ci ho parlato un paio di volte in università, ma non la conosco nemmeno praticamente!”
“Lei a quanto pare conosce te ed è anche convinta che tu conosca lei!” ribatte.
“J.D…” provo a parlare ma lei mi interrompe ancora.
“La sua amica le ha detto che ora hai una ragazza…” riprende con un filo di voce.
“E meno male!” commento deciso allargando le braccia.
“…ma lei ha detto che se ne frega…” continua, “e c’era un’altra tizia che ha detto che tanto uno come te non si fa certo una storia seria… che sicuramente ti fai un paio di giri e poi mi scarichi…” conclude abbassando gli occhi con la voce rotta.
“Cosa???” domando innervosito all’idea che queste che nemmeno mi conoscono si permettano di dire certe cose su di me.
“Hanno detto così… che anche se hai la ragazza non è certo un problema portarti a letto e…” lascia cadere il discorso.
“Pansy, ascoltami” ricomincio a parlare dopo un sospiro. “La mia reputazione non è delle migliori, ne abbiamo già parlato, abbiamo già affrontato il discorso, e mi prendo le mie responsabilità per come mi sono comportato fino a due mesi fa… Ma… non avevi detto che ti fidavi di me?” le chiedo cercando il suo sguardo.
“Io mi fido di te, Ray, mi fido!” protesta rivolgendo ora gli occhi verso di me. “E’ che le ho sentite dire così e…”
“Ma credi più a me o a tre deficienti che mi conoscono appena?” ribatto. “Che ne sanno di me queste, e che ne sanno di quello che provo per te?” le domando alzando leggermente la voce.
“Dovevi sentire come erano sicure, come parlavano di te!” protesta. “E non hanno certo problemi ad avvicinarsi a te, a parlarti, a trovare ogni scusa per abbordarti e…”
“Cazzo, Pansy, possono avvicinarsi quanto vogliono, ma a me non frega assolutamente niente di loro!” replico deciso.
“Senti, Ray… ti vedo in continuazione con delle ragazze intorno!” sbotta. “L’altro giorno in biblioteca avevi quella bionda appiccicata tutto il tempo…”
“Mi stava chiedendo delle cose per il corso!” mi difendo.
“Si, proprio, era una chiaramente interessata alla scienza medica! Si vedeva lontano un miglio!” ribatte sarcastica, mentre io alzo gli occhi al cielo. “E ieri dopo l’allenamento di quidditch ti si è attaccata dietro quell’altra…”
“Non so nemmeno chi fosse, e mi stava chiedendo della squadra, e di come fare le selezioni!” spiego immediatamente.
“E naturalmente viene da te, non da Sandra, vero?” riprende.
“E infatti l’ho mandata da lei!” alzo le braccia in segno di difesa.
“Ti vengo a prendere in ospedale, e naturalmente esci dalla porta con una ragazza…” continua senza prestarmi attenzione.
“Pansy, senti, era una mia compagna di tirocinio… Non posso chiudermi in una stanza, né prendere a pugni ogni ragazza che mi si avvicina!” riattacco cercando di non alzare troppo la voce. “Ma non ti sembra di essere un po’ paranoica???”
“Certo! Come no! Sono io quella paranoica vero?” mi urla cercando di andarsene ma io la trattengo, appoggiando entrambe le mani al muro a cui è appoggiata e non lasciandole via d’uscita. “Lasciami andare!” mi dice ancora a bassa voce guardandomi dritto negli occhi.
“No…” rispondo secco fissandola.
“Ray lasciami andare…!” ripete rabbiosa quasi gridando, mentre cerca di divincolarsi ma io la trattengo.
“NO!” esclamo con lo stesso tono di voce prima di avvicinarmi ancora e chiudere la mia bocca sulla sua. Istintivamente, senza pensarci, comincio a baciarla, mentre con le mani la tengo fissa contro il muro. Lei cerca di respingermi per appena un secondo, poi si lascia andare e risponde al mio bacio con quella passione così tipica di lei, mettendomi le braccia al collo.
“…Dopo tutto quello che abbiamo passato per metterci insieme…” le dico lentamente staccandomi poco dopo, “pensi che andrei con la prima che mi capita a tiro? Non lo vuoi capire che non me ne importa niente delle altre??” aggiungo mentre lei scuote la testa leggermente, chiudendo un attimo gli occhi. “Devi smetterla di preoccuparti ogni volta che mi vedi parlare con qualcuna…”
“Forse il modo in cui eri non mi aiuta più di tanto!” mi risponde con un tono di voce ancora carico di rabbia, ed io sospiro abbassando la testa.
“E’ diverso ora!” esclamo poi stringendola a me. “Non lo capisci che…”
“Io ti amo, Ray!” mi interrompe alzando la voce, quasi urlando. “Non lo capisci che ti amo da morire?” ripete poi con calma, guardandomi negli occhi mentre io la osservo smarrito, ancora colpito da quello che mi ha appena detto. “Smokie… io… ho paura…” mi sussurra dopo qualche secondo abbassando nuovamente lo sguardo, e io mi sento… spezzarmi… Mi sento così disarmato di fronte al modo in cui mi parla… a quell’espressione che mi ha appena rivolto… a quella voce rotta… al fatto che mi ha detto che mi ama… che mi ama davvero… Come faccio a farle capire quello che per me è così ovvio?
“J.D…. vieni qui…” le dico tendendole le mani e tirandola verso di me. La abbraccio stretta e le passo una mano sulla schiena e una tra i capelli, mentre lei affonda il viso nel mio collo.
“Senti…” le sussurro, “ti va se ce ne andiamo a casa, solo io e te?” proseguo mettendole una mano sul viso e guardandola negli occhi.
Lei annuisce senza parlare, aggiustandosi una ciocca di capelli che le cade sul viso. “Ok, allora andiamo” le dico con un sorriso, che lei ricambia debolmente, mettendole un braccio sulla spalla e stringendola ancora a me.


* Pansy *

Arriviamo a casa sua, ci smaterializziamo direttamente in camera, muovo qualche passo e mi siedo sul letto, con le mani che pendono tra le gambe leggermente divaricate; rimaniamo in silenzio per un po’, poi lui si muove e si accuccia davanti a me.
“J.D. ti prego, dimmi qualcosa…” mi dice inclinando la testa, con la voce bassa leggermente preoccupata.
“A volte mi chiedo cosa diavolo ci fai tu con me Ray…” gli dico alzando lo sguardo “…con una paranoica…bambinetta che non sa mai quello che vuole…”
“Pans…” mi interrompe.
“Come fai a sopportarmi?” continuo.
“A volte me lo chiedo anche io…” commenta ironico, con un sorriso.
“Magari tra un po’ ti stufi di me…” rispondo io abbastanza seria e lui sospira.
“J.D. scherzavo…”
“Lo so...“ dico io e poi mi alzo scuotendo la testa e andando davanti alla finestra, con le braccia incrociate, si rimette in piedi anche lui e rimane dietro di me probabilmente fissandomi.
“Avrei voluto dirtelo in un altro modo…” confesso e mi giro incontrando il suo sguardo “…non avrei voluto urlarlo che ti amo…non avrei voluto dirtelo così…volevo che fosse…diverso…avrei voluto dirtelo diversamente…ma è venuto fuori così Ray, in quel momento ho dovuto dirtelo che…ti amo…ti amo da morire…”
Si avvicina e mi mette le mani sulle braccia, sorride “Non importa…” commenta a bassa voce “…non mi importa come me l’hai detto Pansy, mi importa quello che mi hai detto…mi hai detto che mi ami e…ok il momento non era proprio rilassato…” si ferma lasciando scappare un sorriso “…ma quello che importa era quello che ho visto mentre me lo dicevi…lo sguardo che avevi…la tua voce…perché mi hanno fatto capire che mi ami davvero…”
Mi scappa una risata amara. “Sì…ma…comunque…insomma…bel modo di dire al mio ragazzo che lo amo… Glielo urlo dietro mentre litighiamo…” esclamo scuotendo la testa “Mentre gli faccio una patetica scenata di gelosia…” continuo guardandolo fisso negli occhi.
“Devi smetterla di essere così spaventata dalle altre ragazze…” mi dice mettendomi i capelli dietro l’orecchio.
“Io non sono spaventata Ray, sono terrorizzata!” lo interrompo cercando di suonare ironica ma con scarsi risultati “Terrorizzata dall’idea che tu ti renda conto che stavi molto meglio prima di conoscermi, prima di metterti con me, quando potevi fare quello che volevi senza avere sempre qualcuno tra i piedi…” continuo “…ci sono migliaia di ragazze migliori di me là fuori…”
“Ne ho conosciute tante J.D., questo devi concedermelo…” mi dice “…ma si dà il caso che non mi fossi mai innamorato in vita mia prima di incontrare te…ci sarà un motivo non credi?” sorride.
“Sì, sei masochista!” rispondo e ci mettiamo a ridere tutti e due.
Gli metto una mano sul viso e appoggio la fronte alla sua “Ho paura di perderti Smokie…è per questo che stasera sono andata via di testa, quella sembrava così convinta che io non fossi un problema, convinta che tanto sarebbe riuscita a venire a letto con te…che mi sono sentita morire…la sola idea che tu possa baciare qualcun'altra che tu la possa anche solo desiderare mi fa impazzire…” inizio a dirgli e poi in un secondo cade tutto, tutto quello che mi ero tenuta dentro, tutte le paure e le parole vengono fuori come una valanga “…ovunque andiamo attiri sempre gli sguardi, per non parlare dell’università dove qualunque ragazza ti fissa con un unico pensiero, cercare di provarci con te…oppure con il ricordo di com’è stato venire a letto con te con te, visto che probabilmente la metà te le sei fatte…e ok lo so che era prima che io e te ci mettessimo insieme e quindi sarebbero anche affari tuoi, ma io sono una sola, e sono troppo piccola per competere con quegli sguardi e quei sorrisi che ti rivolgono! Ce ne sono alcune che sono una schianto Ray e vengono lì mentre sei con me e non si fanno problemi a farti gli occhioni dolci e a proporti il loro numero di telefono e io mi sento così inutile in quei momenti! Vorrei avere la forza di spaccare la faccia a tutte quante ma lo sai come sono…non ne ho il coraggio e allora rimango lì come una cretina, terrorizzata dal fatto che magari un giorno scoprirai che una di quelle è migliore di me…e allora tanti saluti e io ti avrò perso…” concludo alzando lo sguardo e lo vedo sorridere.
“Tu sei tutta matta J.D…” mi dice prendendomi il viso tra le mani “…secondo te dove la trovo una capace di mettere insieme una simile sfilza di parole in meno di un minuto?” scherza e riesce a strapparmi un sorriso.
Mi prende per mano e mi fa sedere sul letto poi si siede vicino a me “Io non posso davvero controllare il resto del mondo J.D., non posso obbligare le ragazze a stare a un chilometro di distanza da me, o farle comportare diversamente, è una cosa che proprio non riesco a fare, se potessi lo farei visto come ti fa stare, ma non posso…” inizia a dire “…però anche tu devi capire che loro possono farmi tutti i sorrisi che vogliono, li vedo quei sorrisi, ok, ma sinceramente non vogliono dire niente…pensi che con una sola delle ragazze che c’erano stasera dentro il pub potrebbe essere come con te? Con la stessa complicità che abbiamo in qualunque cosa? Quando giochiamo a quidditch, quando guardiamo un film…anche semplicemente quando ce ne stiamo seduti a parlare…quando facciamo l’amore…pensa anche solo a quello Pansy, pensa a com’è ogni volta che io e te facciamo l’amore…non può esserci niente di simile…” continua accarezzandomi la mano.
“No…” rispondo con un filo di voce “…con nessuno potrebbe essere com’è tra di noi…” ammetto e poi guardo in avanti incrociando le gambe e scuotendo la testa “Ho la testa bacata Smokie, questo purtroppo lo devi accettare, volente o nolente…oppure mi scarichi, a te la scelta…” scherzo e poi sento le sue braccia attorno alla vita, mentre si mette dietro di me, appoggia la bocca al mio orecchio…
“Anche io ti amo…” sussurra pianissimo e io giro la testa guardandolo senza parole “…dannazione ti amo da morire J.D…” ripete con un sorriso.
“Ray…” dico “…io non voglio che tu me lo dica perché…”
“Pensi che te lo direi se non lo pensassi davvero?” mi interrompe guardandomi serio e io scuoto la testa, no, non lo farebbe mai; non me lo direbbe se non fosse esattamente quello che sente… “Tu sei la cosa più bella che mi sia mai capitata J.D…” continua e si mette a ridere.
“Stiamo per cadere nello schifosamente melassoso, come direbbe Seth, vero?” gli chiedo mentre chiudo gli occhi appoggiandomi contro di lui.
“Ho paura di sì…” mi risponde “…e sarebbe ancora peggio se ti venissi a raccontare come avevo progettato di dirtelo questo ti amo…” continua e ci guardiamo con un sorriso.
“Perché…cosa avevi in mente Smokie? Volevi portarmi da un fiorista e comprarmi migliaia di rose rosse cantandomi una serenata?” scherzo e ci mettiamo a ridere.
“Volevo portarti fuori a cena…magari poi andarcene da qualche parte noi due…che ne so volevo che fosse speciale…ammetto che mi ero prefigurato almeno una ventina di scenari mediamente da voltastomaco…” confessa divertito.
“Volevi organizzare una serata solo per dirmi che mi amavi?” gli chiedo stupita, anzi non stupita…direi assolutamente senza parole…
Annuisce “A dire il vero sì’…volevo davvero…non so…volevo dirtelo in questa maniera pazzesca e invece poi…mi sembrava questo il momento giusto…magari avrei potuto aspettare ma…”
“NO! No no no Smokie non avrei mai voluto che tu aspettassi!” lo interrompo “E’ perfetto così…”
“Almeno non te l’ho urlato dietro no?” scherza beccandosi una sberla sul braccio.
“Scemo!” gli dico “Anche io avevo progettato le cose in maniera un tantino diversa!” mi lamento.
“Tipo?” chiede curioso.
“Tipo che non avevo progettato che una zoccola dai capelli rossi dicesse a meno di un metro dalla sottoscritta che voleva venire a letto con te?” rispondo fingendomi indispettita “E quindi non avevo neanche progettato di litigare con te…né di urlarlo così che ti amo…né a dire il vero di confessarti tutto quello che ti ho detto stasera…alla fine diciamocelo di tutto questo non avevo progettato un bel niente…” concludo scuotendo la testa con un’espressione che Ray credo reputi abbastanza comica visto il modo in cui si mette a ridere “Non avevo neanche progettato di essere così divertente ma a quanto pare questa è una dote naturale…” commento con un sorriso.
“E poi io dovrei trovarne una migliore di te, J.D.? è assolutamente impossibile…credimi…magari ne trovo una meno paranoica ma…” esclama beccandosi un’altra sberla sul braccio “…e anche meno violenta!” si lamenta massaggiandosi il punto dove l’ho colpito.
“E io potrei trovarmene uno meno spiritoso!” esclamo fingendo uno sguardo truce e indicandolo con il dito.
“Non potresti vivere senza le mie battute!” esclama spingendomi all’indietro finché non siamo distesi, uno sopra l’altra.
“No…mi sa che hai ragione…” convengo passandogli le mani tra i capelli…


* Ray *

Le do un bacio, poi mi lascio lentamente ricadere su un fianco accanto a lei e la stringo a me, e le sorrido guardandola negli occhi.
“E comunque…” comincio a dirle un po’ esitante, “confesso che anche io… insomma… in quanto a gelosia…” continuo un po’ imbarazzato e lei mi guarda divertita.
“Tu in quanto a gelosia cosa?” mi chiede con il chiaro intento di provocarmi.
“Ok, lo ammetto… sono un tantino geloso anch’io…” tiro fuori con un filo di voce, “un tantino tanto…”
“In effetti ne avevo avuto un vago sospetto…” mi prende in giro. “Hai paura a farmi uscire con Herm!”
“Hey! Hai idea di quanti tipi arrapati ci sono là fuori??? Pronti ad assalire due ragazze che escono da sole??” protesto e lei si mette a ridere.
“Un tantino geloso eh…” commenta. “E diciamo che conosci bene la categoria dei tipacci là fuori…”
“Un pochino…” ammetto.
“Ma vale lo stesso discorso che mi facevi tu prima, no? Non importa quanti ragazzi mi vengono intorno, perché tanto a me non frega niente di loro…” mi dice tranquilla.
“Si, ma…” rispondo incerto, e mi fermo. “Ok, colpito e affondato… La sola idea che qualcuno ti si avvicini mi fa imbestialire… e mi distrugge!”
“Siamo due belle teste eh…” ribatte lei mettendosi a ridere.
“Già… tra tutti e due…” rido anch’io. “E sai cosa?” aggiungo poi riflettendo e lei mi guarda incuriosita.
“Stavo considerando che… io non sono mai stato così geloso in passato… con tutte le altre ragazze la gelosia era minima… se non assolutamente nulla… ma con te è tutto diverso…” le dico guardandola negli occhi. “Tu sei davvero speciale, ed è tutto nuovo… Non avevo mai provato quella fitta allo stomaco che sento ora quando ho paura che qualcun’altro si avvicini…” cerco di spiegarmi, portando istintivamente una mano al petto. “Senza contare che…” aggiungo senza pensare, fermandomi immediatamente.
“Senza contare che?” ripete lei con aria interrogativa.
“Niente… lascia stare…” scuoto la testa leggermente. Non so cosa mi è preso, non so come sia possibile che stessi tirando fuori in modo tanto naturale un argomento di cui non voglio assolutamente parlare con lei… Già mia sorella ha fatto un errore a dirle quello che sento, e non mi è stato facile convincere Pansy a non farmi più domande. E ora me la vado a cercare?
“Ray…” riprende.
“Davvero, J.D…. Stavo dicendo una scemenza…” mento muovendo leggermente la mano.
“Ray…” ripete, ma io cerco di interromperla di nuovo. “Hey, lasciami parlare, giuro che non ti faccio domande, voglio solo dirti una cosa!” continua alzando un braccio in segno di resa.
“Ok… vai…” acconsento ricambiando con il suo stesso sorriso.
“Io stasera ho tirato fuori tutto… mi sono lasciata andare completamente… e ti ho detto cose per cui magari ora mi sento anche di aver fatto la figura della cretina, e che forse non avrei dovuto dire, ma sono contenta di averlo fatto… perché avevo tutta questa angoscia da tirar fuori e… ok che le cose sono uguali a come erano due ore fa, ma io ora sto molto meglio… tu mi hai ascoltato, mi hai capito, mi hai rassicurato…” parla a raffica come suo solito ed io istintivamente la stringo ancora a me ascoltando ogni sua parola, osservando ogni sua espressione.
“Hey, non hai fatto la figura della cretina… e sono contento che tu mi abbia detto tutto!” le sussurro dandole un bacio.
“Ecco, quello che voglio dirti…” riprende gesticolando, “è che… vorrei che tu riuscissi a fare lo stesso con me… so che non è facile, so che magari non sei tanto abituato a farlo, e che preferisci tenerti tutto dentro… ma io vorrei che anche tu provassi a tirar fuori tutto e… secondo me ti farebbe stare meglio… e io sarò qui ad ascoltarti… sempre e comunque…”
“Ci… ci sto lavorando…” le rispondo sorridendo, e lei mi guarda con sospetto. “Prometto!” aggiungo portandomi una mano sul cuore e mettendomi a ridere. “Grazie… davvero…” le dico ancora.
Lei mi rivolge uno sguardo complice, poi mi passa una mano tra i capelli e mi bacia.
“Dicevamo prima… dell’intesa perfetta che abbiamo quando facciamo l’amore?” le sussurro riportandomi sopra di lei e cominciando a far scendere i miei baci lungo il suo collo.
“Direi che è proprio venuto il momento di verificare la nostra complicità, Smokie…” mi risponde con un filo di voce.


Raccontato Da : raysullivan


Date: sabato, 30 dicembre 2006

Time: 17:28
In:

Dopo aver salutato Seth e la sua famiglia mi smaterializzo nel giardino di casa di Leyla. Sta nevicando copiosamente e da quello che mi hanno detto è un evento abbastanza raro per Londra. Evidentemente è destino che io mi ritrovi sotto la neve ogni notte di Natale, come succedeva a New York, anche qui…
Rimango sotto i fiocchi per un po’, imbacuccato nella mia giacca e nella mia sciarpa, non ho voglia di entrare in casa. Cammino lentamente lasciando le impronte, pensando a questo Natale e a tutti quelli passati, riflettendo sul fatto che forse forse Pansy un pochino di spirito natalizio in fondo è riuscita a trasmettermelo. Perché anche se sono qui da solo non mi sento addosso quella angoscia e quella rabbia che mi hanno preso tutte le notti di Natale per i primi 22 anni della mia vita… E anche se lei non è con me, sento comunque il suo calore e la sua presenza.
Faccio ancora qualche passo sulla neve fresca poi decido di entrare in casa. Prendo la bacchetta per disattivare la protezione anti-smaterializzazione e mi avvicino alla porta.
“Hey piccoletto!” sento una voce alle mie spalle mentre sto per entrare. C’è solo una persona al mondo che mi chiama ancora così…
“Dan???” esclamo con un sorriso sorpreso. Poi scendo con un unico salto i tre gradini che mi separano dal vialetto e vado incontro a mia sorella. La abbraccio, la tiro su e faccio un giro su me stesso.
“Che sorpresa! Come sono felice di vederti!” le dico tenendola stretta.
“Anch’io non vedevo l’ora di venire! Nei dormitori era tutto tranquillo, la mia collega mi copre per un’oretta buona, e ho pensato di venirti a salutare!” mi spiega con un sorriso. “Non potevo lasciar passare la notte di Natale senza vedere il mio fratellino!”
“Vieni dentro dai!” le dico mettendole un braccio sulla spalla mentre precorriamo i pochi metri per arrivare alla porta. “Ci facciamo una cioccolata calda per riscaldarci”
“Sei da solo?” mi chiede.
“Si, sono andato a cena da Seth e sono rientrato ora” le spiego. “Pansy è dai suoi e Leyla è andata a passare qualche giorno da Draco”
“Draco? Quel Draco?” mi chiede un po’ sorpresa mentre entriamo in  casa e ci togliamo le giacche.
“Già…” commento rassegnato. “Lui e Leyla sono grandi amici. A quanto pare la mia vita e la sua non possono fare a meno di intrecciarsi in ogni modo possibile…”
“Come vanno le cose?” mi chiede guardandomi. “Non hai fatto altre scenate, vero?”
“No no, tranquilla…!” sorrido. “Anzi, direi che io e lui stiamo quasi diventando amici”
“Hm… e quindi cos’è quella cera quando viene fuori il suo nome?” mi domanda sospettosa mentre si siede al bancone della cucina.
“E’ che… è una presenza un po’ troppo… come dire… ingombrante… tra me e Pansy” cerco di spiegarmi. “Non che sia geloso di lui, credo che effettivamente la storia tra loro sia morta e sepolta… è che non passa giorno che qualcuno non mi faccia presente quanto fossero perfetti e adorabili insieme… e la cosa comincia a diventare frustrante… e un tantino dolorosa… visto che a quanto pare niente e nessuno nella vita di Pans potrà mai eguagliare la loro perfezione da coppia del secolo…” concludo allargando le braccia, con un sorriso ironico.
“Ne hai parlato con lei? La hai detto come ti senti?” mi chiede Dan dopo qualche secondo.
“No, e non lo farei mai, non sarebbe nemmeno giusto. Si tratta del suo passato, di qualcosa che si porta dentro, e questo tra l’altro è solo un problema mio da cui non si deve minimamente sentire coinvolta” rispondo scrollando le spalle. “E’ una cosa che mi devo gestire da solo” ribadisco. “Tu mi conosci bene, Dan, sei la persona che mi conosce meglio al mondo. Sai quali sono i pesi che mi porto dietro. Ma non ho mai permesso che quello che è stata la mia infanzia influenzasse i miei comportamenti, la mia vita e il mio modo di essere, o peggio che andasse ad impattarsi sulle persone che mi stanno intorno. E non succederà nemmeno questa volta, me la caverò da solo”
Lei mi guarda un attimo, poi abbassa gli occhi scuotendo leggermente la testa.
“Ray…” riprende, “credi davvero che la tua vita non sia stata influenzata da quello che hai passato? Credi davvero il fatto che in questi ultimi anni tu ti sia portato a letto migliaia di ragazze senza affezionarti a nessuna sia solo una casualità? Credi davvero che il fatto che tu non riesca ad aprirti e a tirare fuori tutto te stesso con la ragazza che ami non abbia niente a che fare col padre che hai avuto, e con due genitori da cui non ti sei mai sentito amato?”
“Io… io avevo te…” le dico un po’ esitante, capendo quello che intende ma probabilmente non volendolo accettare del tutto.
“Io ho solo otto anni più di te, Ray! Ero una ragazzina!” ribatte guardandomi negli occhi. “Quando venivi ad infilarti nel mio letto perché non riuscivi a dormire e volevi stare abbracciato a me tutta la notte… quando papà urlava con nostra madre e io ti tenevo stretto e stavamo al buio in silenzio, e io ti coccolavo e ti tenevo le mani sulle orecchie per tranquillizzarti… te lo ricordi? Tu eri piccolo, eri un bambino, ma io avevo 12, 13… 14 anni… non ero grande…” si interrompe un attimo, e io sospiro, passandomi una mano tra i capelli, ripensando a tutto quanto. “Ok, sono dovuta crescere in fretta, l’ho dovuto fare non solo per te, ma anche per me” continua. “Il mio istinto di protezione nei tuoi confronti è stato quello che ha salvato non solo te ma anche me stessa. Tu avevi bisogno di me, e io ne avevo di te, ci siamo aiutati a vicenda. E io ti ho dato tutto quello che ho potuto, ma non potevo certo sostituire un padre e una madre… questo lo sai bene…”
“Beh, in qualche modo ce la siamo cavata, no?” replico io allargando le braccia. “Siamo tutti e due qui, abbiamo una vita, una strada da percorrere, degli amici, una storia in corso… e nessuno di noi due è diventato uno psicopatico serial killer… né un paranoico depresso”
“No, grazie a Dio no…” sorride.
“Abbiamo vinto, Danielle!” esclamo deciso.
“Io sono molto fiera di te, Ray” riprende con un tono di voce in cui sento tutto l’affetto nei miei confronti. “Tu hai saputo lasciarti tutto alle spalle, hai studiato, hai coltivato le tue passioni e i tuoi interessi, ti sei divertito, e sei quasi sempre riuscito a non sbandare troppo, nonostante tutto. Ma non puoi pensare di non portare nessun segno dentro di te, è inutile che ti nascondi. Perché è tutto lì dentro, non puoi scappare. Non credere che sia stato facile anche per me, arrivare fino a questo punto con Jake, superare tutte le mie insicurezze, imparare a fidarmi completamente, a mettere in gioco i miei sentimenti. Se non affronti i fantasmi che hai dentro e fai finta che non esistano… non ce la farai” conclude guardandomi con occhi sinceri.
“Io sto bene, Dan, non ho bisogno di niente. Non mi hanno fatto niente” ripeto, senza essere troppo convinto di quello che sto dicendo, e lei mi guarda sospirando.
“Ray… lasciami solo dire questo. Io non ho mai incontrato Pansy, ma me ne hai parlato tanto che mi sembra quasi di conoscerla. E’ chiaro che tu sei preso come non lo sei mai stato, e che lei è davvero speciale” mi dice. “Se tiene davvero a te, come io sono convinta che sia, non hai bisogno di fare il duro con lei. Non aver paura a dirle quello che senti, a raccontarle quello che hai dentro. Anche se questo vuol dire far venir fuori le tue insicurezze e metterti in gioco del tutto”
Mi avvicino porgendole una delle tazze di cioccolata bollente che ho appena preparato e mi siedo accanto a lei.
“Se cercassi di dirti che non ho nessuna insicurezza non mi crederesti, vero?” le chiedo accennando un sorriso.
“Sarebbe fiato sprecato, piccoletto!” mi risponde ricambiando il sorriso con uno sguardo d’intesa.
“Oooook…” commento rassegnato, mentre lei mi passa una mano tra i capelli spettinandoli.
“Lo sai che ti voglio bene da morire, vero?” riprende dopo qualche secondo, e io sorrido ancora.
“Vieni qui, biondina…” le dico mettendole un braccio sulle spalle e stringendola a me. “Sei la sorella migliore del mondo!” continuo dandole un bacio sulla fronte e scompigliandole i capelli.
“Non mi sono ancora abituata sai a vederti così più grande e più alto di me!” ride, e io le lancio un’occhiata inarcando un sopracciglio.
“Ora posso vivere di prepotenza!” scherzo. “Certo che se ripenso a quando mi prendevi in braccio per farmi salire nel nostro nascondiglio segreto…” riprendo sorridendo.
“Giusto… la casa sull’albero che ci aveva costruito il nonno!” esclama lei. “Era bellissima! Quante ore che abbiamo passato lì dentro io e te…”
“Adoravo quando ci chiudevamo lì a giocare, specialmente nelle giornate di pioggia” ricordo.
“Anche io! Era il nostro rifugio… da tutto… e nessuno l’ha mai scoperto” sorride. “Anche se… Ora che ci penso una volta ci ho portato Tommy…”
“Cosa??? Tommy???” esclamo sorpreso. “Hai portato il tuo primo ragazzo nel nostro rifugio segreto e non mi hai mai detto niente???” protesto.
“Coma potevo dirtelo??? Prima di tutto avevi 8 anni e non potevo raccontarti certe cose, e poi eri talmente geloso e protettivo nei miei confronti che tutte le volte che lo vedevi lo minacciavi di crucio!” si difende.
“Beh, dovevo prendermi cura di te!” mi giustifico.
“Eri buffo…” ride.
“Lo so…” ammetto mettendomi a ridere anche io. “E non voglio sapere niente di cosa avete fatto in quella casetta perché sono ancora geloso!” scherzo lanciandole un’occhiata.
“Ok… Allora dirò a Jake di non baciarmi più in tua presenza…” annuisce.
“Eh… se per quello ho anche già dovuto sopportare di trovarvi a letto insieme…” mi lamento.
“Già, perché io non ti ho mai trovato a letto con una ragazza, vero?” mi guarda male. “Per inciso una delle tre volte era anche nel mio letto… e io non ne sapevo niente!” protesta.
“Ok… ok… sto zitto!” rido ed alzo le braccia in segno di resa.
“A proposito…” riprende.
“Cosa?” chiedo un po’ preoccupato.
“Non mi hai ancora raccontato i dettagli di com’è andata con Pansy… l’ultima volta che ci siamo visti non l’avevate ancora fatto!” esclama.
“Hey sorellona… che è tutta questa confidenza???” scherzo.
“Dai racconta!” continua.
“Vuoi i dettagli?” chiedo con un sorriso.
“Non proprio i dettagli dettagli… ma voglio sapere com’è andata… com’è successo… com’è stato…” prosegue con quel suo sguardo acceso e curioso.
“Beh… è andata che quella sera ci eravamo già salutati, e dati appuntamento per la mattina dopo… e invece…” le racconto, “e invece lei è venuta qui… a sorpresa… e mi ha detto che voleva farlo… che non voleva più aspettare… e così…” lascio cadere il discorso, un po’ imbarazzato.
“Voi due mi fate sciogliere, sai… Hai quella luce negli occhi quando parli di lei…” commenta lei con un sorriso incantato. “E com’è stato?” mi chiede subito dopo.
“E’ stato… incredibile… come non era mai stato prima…” riprendo ancora più imbarazzato. “E da allora lo abbiamo fatto tipo un miliardo di volte… ed è sempre così pazzesco…”
“Il mio fratellino è proprio innamorato, eh…” mi guarda sospirando, con un’espressione compiaciuta.
“Già… sorvoliamo che mi sto rovinando la reputazione del tutto…” scherzo. “Piuttosto… i preparativi per il matrimonio come vanno?” le chiedo.
“Non parlarmene che siamo paurosamente indietro…” mi risponde con un’aria esasperata.
“Già così stressata adesso? A mesi di distanza?” mi metto a ridere.
“Troppe cose a cui pensare… ma in qualche modo ce la faremo!” annuisce.
“Loro… ci saranno… al matrimonio?” le domando dopo qualche istante non potendo evitare di cambiare espressione.
“Non ho ancora deciso se dirglielo o no…” mi risponde con un tono di voce teso. “Sono combattuta… da un lato vorrei dirglielo… sono sempre i miei genitori e mio fratello… dall’altro… non li vedo da parecchio… e con tutto quello che è successo… e che abbiamo passato…” sospira. “Tu che ne pensi?”
“Non so, Dan, il matrimonio è tuo, devi essere tu a decidere…” le rispondo un po’ esitante. Non voglio influenzare la sua scelta in alcun modo, voglio che faccia quello che si sente di fare. “Io ci sarò comunque, sarò al tuo fianco, qualunque decisione tu prenda”
“Grazie, Ray” sorride. “E comunque tieni ben presente che non mi sposerei mai senza di te! So quanto adori i matrimoni” aggiunge ironica, “ma a questo non sfuggi in alcun modo, ti avverto!” riprende indicandomi.
“Questo non me lo perderei per niente al mondo! Perdere l’occasione di vedere Jake vestito da pinguino e di prenderlo in giro a vita?” scherzo, e lei si mette a ridere.
“A proposito… mi stavo dimenticando la principale ragione per cui sono venuta qui stanotte…” riprende.
“Che non è vedere il tuo dolce fratellino la notte di Natale?” le chiedo guardandola storto.
“Anche…” mi risponde sorridendo. “Ma soprattutto voglio invitarti da noi domani, dopodomani, e il giorno dopo… Insomma, noi rientriamo al lavoro il 31, fino ad allora puoi stare quanto vuoi, e più stai più siamo contenti!”
“Ma non eravate di turno tutte le vacanze di Natale?” domando.
“Si, ma c’è stato un cambio all’ultimo momento, ci hanno chiesto di coprire fino a stanotte, poi siamo liberi fino a capodanno” mi spiega.
“E questo vuol dire che domani dovrò beccarmi il tacchino di Jake???” chiedo preoccupato.
“Mi sa proprio di si…” conferma i miei terrori. “E ha anche trovato una nuova ricetta di cui è entusiasta!” mi avverte.
“Andiamo bene… meno male che ora sono quasi un dottore!” scherzo. “Abbiamo qualche possibilità in più di sopravvivere!”
“Mi piacerebbe invitare anche Pansy… ma mi hai detto che è dai suoi, giusto?” mi chiede poi.
“Si si, lei ha una splendida famiglia, e per niente al mondo rinuncerebbe a passare il Natale con loro” le spiego.
“Capisco. E’ molto bello” commenta.
“Già… è stupendo sentirla parlare del Natale, trasmette un tale entusiasmo!” riprendo.
“Immaginavo! Se è riuscita a convincerti a fare l’albero di Natale con lei… con metodo babbano! E mi chiedo ancora come abbia fatto!” ride.
“Me lo chiedo anche io…” scuoto la testa sorridendo.
“Beh, sarà meglio che vada ora… la mia collega mi sta aspettando” mi informa alzandosi in piedi.
“Ok, allora ci vediamo domani!” la saluto abbracciandola. “E credo che mi fermerò un paio di giorni”
“Perfetto! Ti aspettiamo per l’ora di pranzo! Buon Natale, piccoletto!” mi sorride prima di smaterializzarsi.

* * *

Sto ancora dormendo profondamente quando sento il letto sobbalzare e mi tiro su di scatto.
“Pansy???” esclamo sorpreso.
“Buon Natale!” mi risponde con un sorriso allegro.
“Che cosa ci fai qui?” le chiedo passandomi una mano sulla faccia.
“Hey, se non mi vuoi me ne torno indietro!” ribatte facendo l’offesa.
“Non pensarci nemmeno!” la minaccio con un sorriso tirandola giù a letto con me. “E’ la più bella sorpresa che abbia mai ricevuto!” aggiungo prima di darle un bacio.
“Ho deciso che non potevo passare il Natale lontano da te…” mi dice poi guardandomi con un sorriso.
“Hey… ma i tuoi?” le domando.
“Hanno capito che quest’anno volevo essere da un’altra parte…” mi spiega inclinando leggermente la testa.
“Ma… senti, io lo so quando conta per te passare il Natale con la tua famiglia, e non voglio trattenerti qua” comincio a dirle tenendola stretta. “Sono molto felice che tu sia passata a salutarmi, ma voglio che torni da loro”
“Non se ne parla, Smokie!” replica convinta.
“Ma Pansy” riprendo, “io non voglio che per colpa mia…”
“Shhhh!” mi zittisce mettendomi un dito sulle labbra e dandomi un bacio. “Io voglio stare con te. Punto e basta! Non voglio sentire una parola di più!”
“Ti adoro J.D.” le sussurro con un sorriso tenendola stretta.
“E adesso andiamo ad aprire i regali!” riprende lei entusiasta subito dopo.
“Cosa??? Adesso???” protesto. “Ma si sta tanto bene a letto! Ho anche un sacco di idee su come si può occupare il resto della mattinata senza dormire e…”
“Aaaaaaaandiamo!!” mi interrompe ridendo, tirandomi per un braccio e saltando giù dal letto.
“J.D. sei crudele!” mi lamento lasciandomi trascinare ed infilandomi la maglietta che trovo buttata sulla sedia affianco al letto.
“Ti prometto che dopo torniamo qui…” replica con uno sguardo significativo prima di prendermi per mano ed incamminarsi verso l’albero, e io la seguo con il migliore dei miei sorrisi compiaciuti.
“Ho bisogno di un caffè…” biascico sbadigliando mentre Pansy si fionda sui pacchi sotto l’albero.
“Ma uffa, come sei noioso!” mi rimprovera, mentre io sorrido e mi siedo per terra accanto a lei.
“Quel pacco gigante è il mio???” mi chiede con l’entusiasmo di una bambina.
“Beh, avevo un mezza idea di darlo a qualche altra delle mie ragazze, ma poi sai… sei venuta qui a rompere…” scherzo e lei mi tira un pugno mentre ci mettiamo a ridere. “Buon Natale, J.D.!” le sussurro dandole un bacio. “Vai ad aprirlo, voglio vedere se ti piace”
Lei annuisce e si butta sul pacco, scartandolo velocemente e tirando fuori tutto l’abbigliamento da montagna e gli sci che le ho preso per regalo.
“Ma è tutto bellissimo!!” esclama sorridendo tirando dal pacco un pezzo dopo l’altro. “C’è solo il piccolo problema che io ho sciato solo una volta in tutta la mia vita, so andare solo a spazzaneve e…”
“Tranquilla! Ti insegno io!!” ribatto allargando le braccia.
“Mi piacerebbe un sacco! Non vedo l’ora! Hai qualcosa in mente?” mi domanda.
“Jake, il ragazzo di mia sorella, ha una casa in montagna, me la presta quando voglio. Mi piacerebbe portarti là un paio di giorni per il tuo compleanno… se ti va” propongo.
“Sarebbe fantastico!!!” accetta contenta mettendomi le braccia al collo. “Ma è un appartamento o una casa indipendente?”
“Una splendida baita in mezzo alla neve!” rispondo con un sorriso.
“Wow… e c’è anche il caminetto?” mi chiede subito dopo.
“Certo che c’è il caminetto!” annuisco deciso. “C’è anche un bel lettone gigante davanti al caminetto…” aggiungo annuendo con uno sguardo significativo.
“E sentiamo… quante ragazze ci hai già portato?” mi domanda sospettosa portandosi le mani sui fianchi.
“Hey, hai un regalo anche per me, giusto?” ribatto in un tentativo patetico di sviare il discorso, e lei mi guarda incrociando le braccia, fingendo un broncio.
“E dai, J.D….” la tiro verso di me prendendole il viso tra le mani. “Ci potrebbero anche essere state ventimila ragazze, ma solo con te sarà speciale… lo sai benissimo questo…” le sussurro cominciando a baciarla dolcemente.
“Lo sai che se tu non avessi quell’adorabile sorriso e questo modo di baciare così incredibilmente dolce e sexy nello stesso tempo, ti troveresti nei guai molto spesso, vero?” mi lancia un’occhiataccia sorridendo.
“Sono abbastanza consapevole delle armi a mia disposizione…” ammetto un po’ divertito e un po’ imbarazzato. “Ma questo non vuol dire che non sia vero quello che ho appena detto… sei incredibilmente speciale, J.D., e io voglio che tu questo lo tenga a mente molto chiaramente e a caratteri cubitali!” le ripeto guardandola negli occhi mentre le passo una mano tra i capelli.
Questa volta è lei a darmi un bacio, prima di staccarsi e cercare ancora il mio sguardo. “Direi che ti sei perfino guadagnato il regalo di Natale…” scherza, poi raccoglie un pacco da sotto l’albero e me lo porge.
“Wow… grazie!” ribatto cominciando ad aprirlo. “Hey, questa è la mia divisa da quidditch preferita!” esclamo entusiasta. “Dove l’hai trovata? E’ rarissima!!”
“Ho i miei agganci…” commenta con un’aria misteriosa e divertita.
“La provo subito!” replico togliendomi la maglietta.
“Aspetta… ho anche un secondo regalino per te” mi dice portandomi un altro pacchetto e io la guardo incuriosita. “Ecco è una cosa mia…” mi spiega, “non l’ho comprata, intendo… è una cosa che ho da tempo e a cui sono molto legata… e ci tenevo che l’avessi tu”
“E’ la tua sciarpa dei Serpeverde!” esclamo aprendo il pacchetto. “Era quella che avevi a scuola?”
“Si” annuisce. “E’ probabilmente l’oggetto a cui sono più legata al mondo, ed è un po’ il mio portafortuna. Ma adesso che ho il tuo plettro non mi serve più, e voglio che la tenga tu”
“Pansy… io…” comincio.
“Hey, non cominciare ad obiettare, voglio che la tenga tu e sono sicurissima di questo!” precede le mie domande. “Ci ho pensato a lungo”
“Grazie, J.D., davvero…” è l’unica cosa che riesco a dire mentre rimango lì osservando la sciarpa che ho tra le mani, pensando al significato che ha… per lei… e ora per me… Vorrei dirle quello che sento, vorrei dirle che la amo da impazzire… e non mi sembra mai il momento adatto… mi sembra sempre che risulti troppo banale, io vorrei sempre rendere tutto così speciale… Magari potrei dirglielo ora e…
“Hey, non avevi detto che avresti provato la divisa nuova??” Pansy interrompe i miei pensieri.
“Ovvio, la provo subito!” annuisco sorridendo.
“E io mi provo subito la roba da montagna!” riprende lei decisa.
“Ad una condizione, J.D….” la fermo facendomi più serio, e lei si gira a guardarmi incuriosita.
“Sarebbe?” mi domanda perplessa.
“…Puoi provartela solo se poi posso essere io a toglierti tutto…” le sussurro avvicinandomi al suo orecchio, “pezzo dopo pezzo…” aggiungo abbassando ancora la voce ed avvicinandomi ancora di più alla sua pelle.
“Smokie… allontanati perché se continui così non riuscirò nemmeno ad infilarmi quella roba e tu dovrai aspettare il mio compleanno per potermi togliere di dosso la roba da montagna pezzo dopo pezzo…” mi provoca, mentre ci scambiamo uno sguardo complice.
“Ok, mettitela in fretta!” ribatto ridendo.
“Farò in un lampo!” mi promette. “Ah, quasi dimenticavo!” aggiunge poi prendendo dalla sua borsa un altro pacchetto. “Questo te lo manda mia madre!” me lo passa con un sorriso.
“Tua madre?? Per me??” domando stupito.
“Esattamente!” annuisce. “Mia mamma è un tipo un po’ così… Tutti gli anni prepara un pensierino in più per i ragazzi della famiglia… Io le ho parlato un bel po’ di te e… lei ha detto che anche tu fai un po’ parte della famiglia quest’anno… e quindi…”
“Pansy… hai parlato a tua madre di me? Davvero?” ribatto incredulo.
“Certo!” risponde decisa.
“E… cosa… cosa le hai detto?” chiedo deglutendo, un po’ preoccupato.
“Vediamo…” comincia pensierosa, “le ho detto che ho incontrato questo ragazzo insopportabile…”
“J.D….” inarco un sopracciglio con sguardo minaccioso.
“Le ho detto che ho incontrato un ragazzo meraviglioso, scemo! E che ci siamo messi insieme… e che sei fantastico…” riprende avvicinandosi di nuovo a me, e io mi sento… felicissimo… Ha parlato di me… a sua madre, alla sua famiglia a cui tiene tanto… e ha detto che sono il suo ragazzo… e che sono meraviglioso… “Ti ho già detto quanto ti adoro, vero?” le sussurro mentre non posso fare a meno di stringerla ancora a me e darle ancora un bacio.
“Aprilo! L’ha fatto lei!” mi dice quando ci stacchiamo, e io strappo subito la carta trovando un morbidissimo berretto di lana.
“E’ bellissimo, grazie!” commento mettendomelo subito in testa. “Ringrazia tanto tua madre da parte mia!”
“Sarà fatto!” promette.
“A proposito di famiglie…” riprendo, “stanotte è passata mia sorella, lei e Jake hanno cambiato gli orari, sono a casa fino a capodanno, oggi a pranzo andiamo da loro, ok? Poi se ti va possiamo anche fermarci un paio di giorni, hanno una bella casa grande, ed abitano in un bel posto e…”
“Come scusa?” mi interrompe stupita, con un lampo di terrore negli occhi. “E me lo dici così?”
“L’ho saputo stanotte!” mi giustifico allargando le braccia. “Hanno avuto un cambio di turno all’ultimo momento!”
“Ma… ecco… scusa… lei ha invitato te, non me…” comincia esitante.
“Stai scherzando, vero?” mi metto a ridere. “Ha invitato me perché io le ho detto che tu eri dalla tua famiglia e ci tenevi a stare con loro, ma mia sorella fa i salti di gioia se le dico che vieni anche tu! Non vede l’ora di conoscerti!”
“Ray… non so… ho paura… e se poi mi detesta?” mi chiede preoccupata.
“Figurati se ti detesta! Ti adora già!” la rassicuro abbracciandola ancora.
“Ma magari poi mi conosce e non le piaccio… E se mi detesta Jake?” mi domanda poi.
“Pansy!! Ascoltami bene e guardami negli occhi…” le dico posandole una mano sotto il mento e tirandole su la testa molto delicatamente. “Ti fidi di me?”
“Certo che mi fido di te, ma…”
“Allora ascoltami e credimi” le sussurro guardandola. “Li conosco molto bene, e conosco molto bene te. Ti prometto che ti adoreranno tutti e due, ne sono strasicuro!” continuo deciso. “Senza contare che mia sorella adorerebbe chiunque che mi renda felice come mi rendi felice tu… Stai tranquilla!”
“E’ che so quanto è importante tua sorella per te e… tu sei così importante per me…” riprende.
“Pansy… Sono sicuro che tu e Dan vi piacerete moltissimo a vicenda… fidati!” ripeto convinto. “Se non ne fossi così incredibilmente sicuro sarei nervoso anch’io, non credi? Ci tengo molto che vi conosciate e ti assicuro che non ho il minimo dubbio… vi troverete benissimo insieme!”
“Ok…” annuisce ancora un po’ sospettosa, accennando un sorriso. “A parte tutto… sono un po’ spaventata, ma sono davvero contenta di conoscerla”
“Lei ne sarà a dir poco entusiasta!” ribadisco dandole un bacio. “E ora vai a provarti quella roba che non vedo l’ora di togliertela…” aggiungo spostando la mia bocca sul suo collo.
“Ci metto un minuto!” mi promette di nuovo con un sorriso.

“Hey!!! C’è nessuno in casa??” esclamo subito dopo che io e Pansy ci siamo smaterializzati nel salotto di Dan e Jake. Si sente una musica rock babbana molto alta provenire dalla cucina e intorno non si vede nessuno dei due.
“Ray!! Arrivo subito!” sento la voce di mia sorella provenire dalla sua stanza da letto, e da Pansy mi arriva l’ennesima occhiata tesa. La prendo per mano e la avvicino a me per rassicurarla ancora, poi la stringo dandole un bacio. “Vuoi stare tranquilla?” le sussurro con un sorriso mettendole una mano sul viso.
“Hey! Non mi avevi detto che…” esordisce sorpresa Dan mentre ci raggiunge, “lei è…”
“Pansy! Proprio lei!” continuo presentandole.
“Sono strafelice di conoscerti!!” esclama stringendole la mano prima di abbracciarla dandole due baci.
“Anch’io!” risponde Pansy timidamente.
“Hey, fratello degenere!” mi rimprovera poi abbracciandomi. “Quando avevi intenzione di dirmi che sarebbe venuta anche lei???”
“Ha fatto un’improvvisata stamattina!” mi difendo. “E’ stata una sorpresa anche per me!”
“Io gli ho detto che non era il caso che mi portasse senza avvertire…” interviene Pansy, beccandosi subito un’occhiataccia da parte mia e scatenando una reazione immediata da parte di mia sorella.
“Stai scherzando??? Non sai quanto sono felice di averti qui!!” chiarisce. “E’ che se l’avessi saputo avrei potuto organizzare un’accoglienza migliore!”
”Vuoi dire che non hai organizzato l’accoglienza migliore possibile già per il tuo fratellino??” mi lamento inarcando un sopracciglio.
“Mi sei mancato, scemo!” si mette a ridere dandomi un bacio.
“Ma ci siamo visti stanotte! Non fare l’appiccicosa!!” scherzo prima di metterle un braccio intorno al collo e tirarla verso di me.
“Ma come lo sopporti??” ribatte lei ridendo e rivolgendosi a Pansy che si mette a ridere.
“Dov’è il prof?” chiedo subito dopo, mentre sento J.D. che mi si avvicina di nuovo e io le prendo la mano.
“Secondo te??” mi risponde Dan con una smorfia, alludendo alla musica a palla che sta uscendo dalla cucina.
“Gli hai permesso davvero di cucinare anche quest’anno??” domando preoccupato.
“Prova ad impedirglielo tu se ci riesci!” commenta lei alzando le mani in segno di resa.
Scuoto la testa e mi incammino verso la cucina, mentre Pansy si toglie la giacca per darla a Dan.
“Heeeeeeeeyyyy!!! Non ti avevo sentito arrivare!!” mi accoglie Jake venendomi incontro per abbracciarmi.
“Mi sarei stupito del contrario con questo volume! Sei quasi peggio di me!” urlo per farmi sentire mentre lui abbassa la musica fino a renderla solo un sottofondo.
“Cos’è questa storia che hai smesso di portarti a letto ogni ragazza che incontri???” mi chiede poi girandosi subito verso i fornelli per controllare qualcosa che cuoce in una padella.
“Jake…” cerco di zittirlo.
“Guarda che voglio conoscerla quella che ti ha messo il guinzaglio eh!” continua tranquillo, mentre proprio in quel momento Pansy entra in cucina.
“Sarai accontentato molto prima di quanto ti aspetti…” rispondo rassegnato, e lui si gira a guardarmi incuriosito notando subito lei sulla porta.
“Ooops…” commenta con un sorriso imbarazzato.
“Lei è Pansy” dico prendendola per mano e facendola avvicinare a me. “E questo è quel deficiente del mio quasi cognato… nonché ex-prof… e se pensi che questo era il mio prof di riferimento, avrai tante risposte sul mio stato mentale non proprio stabile…” scherzo.
“Hey, non farmi brutta pubblicità che già ho cominciato con un figura del cavolo!” protesta lui. “Piacere di conoscerti, Pansy! Io sono Jake!” dice poi tendendole la mano.
“Piacere!” risponde lei con un sorriso.
“Non ti preoccupare, parla un po’ troppo ma in fondo non è pericoloso!” passa Dan dietro di noi.
“Non è pericoloso?? Ti ricordo che ci sta cucinando il pranzo di Natale! Quando è in cucina sa diventare molto pericoloso!” ribatto.
“Dai che la stai spaventando!” mia sorella cerca di zittirmi.
“La devo preparare psicologicamente!” mi difendo.
“Hey guardate che ho una nuova ricetta, questo è il miglior tacchino che abbiate mai mangiato!” ci garantisce lui convinto mentre noi ci guardiamo con sospetto.
“Beh, state tranquilli che ho il frigo pieno di roba!” ci rassicura Dan ricevendo uno sguardo assassino da Jake.
“Se posso dare una mano a preparare qualcosa…” interviene Pans.
“Non se parla nemmeno!” protestano in coro Dan e Jake. “Sei nostra ospite!” continua mia sorella. “Non devi muovere un dito!”
“Hey avete fatto l’albero di Natale in giardino!” esclama Pansy guardando fuori e notando l’enorme abete tutto decorato.
“J.D. ha una vera passione per gli alberi di Natale!” commento abbracciandola da dietro e dandole un bacio sulla guancia.
“J.D.???” chiede Jake incuriosito.
“E’ un soprannome che le ho dato…” rispondo vago indeciso se spiegare o meno l’origine del nome.
“Ok… prima che lo dica tu, posso anche dirlo io…” interviene lei rassegnata. “Una volta mi ha visto bere un paio di Jack Daniels di seguito e…”
“Un paio????” la interrompo mettendomi a ridere. “Un paio di centinaia vorresti dire…”
“Non esagerare!” protesta lei ridendo.
“Jack Daniels?? Wow! Sei sempre più benvenuta in questa casa!” ribatte Jake con ammirazione. “Più tardi dovrò farti assaggiare qualcosa della mia riserva di whisky scozzesi!”
“Attento che potrebbe dar fondo a tutte le tue scorte!!” lo avverto ridendo, aspettandomi la reazione di Pansy che puntualmente arriva con un pizzicotto.
“Ahi!” mi lamento.
“Adesso però spieghiamo anche perché io ti chiamo Smokie!” si vendica lei divertita.
“Perché???” chiedono Dan e Jake incuriositi.
“Hey! Questo è un colpo basso! Lui era il mio prof di Pozioni!” protesto.
“Che hai combinato Ray??” mi chiede lui guardandomi con un’aria di rimprovero tutta da professore.
“Niente… Venosa Retardarium non riuscita…” spiego rassegnato.
“Mentre cercava di insegnarla a me tutto convinto!” aggiunge Pans mentre tutti e tre si mettono a ridere.
“La smettete di deridermi??? E’ una pozione difficile!” protesto, ma non posso fare a meno di ridere anche io.
“Ray! Era nel programma dell’ammissione all’università! L’abbiamo fatta decine di volte!” ribatte Jake.
“E infatti non l’avevo mai sbagliata negli ultimi quattro anni!” cerco di giustificarmi. “Non so che mi è preso…”
“Lo so io che ti è preso…” replica mia sorella mentre lei e Jake si scambiano uno sguardo divertito e complice, e poi guardano verso Pansy che arrossisce leggermente.
“Ok… ora posso anche ammetterlo che ero talmente cotto che non riuscivo a ragionare lucidamente su una pozione così complessa…” confesso abbracciando ancora J.D.
“Stai cercando di dare la colpa a me, Smokie?” mi guarda divertita.
“Concorso di colpa! Tu hai un sorriso troppo bello, e io sono troppo perso di te…” commento tenendola stretta.
“Mio Dio… l’avresti mai detto di vedere mio fratello in questo stato?” Dan scuote la testa incredula.
“Oggi per pranzo tacchino alla melassa…” ribatte Jake in risposta.
“Oh piantatela! Che vi ho anche beccato i biglietti coi cuoricini a voi due!” replico mentre loro due si scambiano uno sguardo divertito.
“Piuttosto come va a scuola quest’anno? Ho sentito che avete un gruppetto difficile” domando poi cambiando discorso.
“Si, ci stanno facendo dannare!” si lamenta Jake. “Beh, mai come te e i tuoi amici all’epoca…” aggiunge poi.
“Cosa?? Io e il mio gruppetto eravamo degli angioletti!” protesto cercando di sfoggiare un’espressione innocente mentre Pansy mi guarda ridendo e gli altri due mi lanciano un’occhiata fulminante.
“Angioletti??” ripete Jake divertito. “Come quando avete fatto esplodere il laboratorio? O come quando siete scappati per andare a passare il sabato sera a New York? O come quando vi facevate beccare con le ragazze nei posti più impensabili? O fammi pensare… magari eravate ancora più angelici quando avete piantato l’erba nell’angolo nascosto dell’orto della scuola? O quando avete rapito il gatto del custode per ricattarlo e farvi passare le domande dei test in anticipo?”
“E avanti! Quel gatto stava molto meglio con noi che col custode! Lo abbiamo trattato benissimo e faceva le fusa in continuazione!” obietto.
“Non importa, Ray! Non era vostro! E non avevate il diritto di ricattare James!” replica lui, mentre Pansy e Dan non possono fare a meno di continuare a ridere.
“E dai, James se lo meritava! E quel gatto stava meglio con noi!” ribadisco rubando una tartina dalla tavola. “E per inciso…” aggiungo, “quel sabato che ci hai beccato non era la prima sera che andavamo a New York di nascosto…”
“Già, passavate dal tunnel segreto sotto le cucine, lo stesso da cui siete passati quella volta che siete scappati per partecipare al concorso per band emergenti…” ribatte senza batter ciglio.
“Lo sapevi???” chiedo sorpreso.
“Credevi davvero che non lo sapessi???” si mette a ridere. “Lo sapevo… e vi sono anche venuto dietro per controllarvi. Non ho avuto il cuore di fermarvi, ci tenevate così tanto a quel concorso!”
“Cavoli…” commento un po’ spaesato passandomi una mano tra i capelli. “Beh, insomma, era il primo anno che insegnavi nella nostra scuola, qualcuno ti doveva aiutare a farti le ossa, no?? L’ho fatto per te io!”
“Che animo nobile!” commenta sarcastico. “Dai, aiutami a tirare fuori il tacchino dal forno!”
“Ecco, c’è solo un modo possibile per moltiplicare il danno potenziale che può fare Jake in cucina… ed è se Ray lo aiuta…” Dan ci guarda preoccupata lanciando poi a Pansy un’occhiata complice.
“Che dici? Ti va di venire in giardino a vedere l’albero mentre questi due combinano guai?” le propone poi.
“Certo!” accetta lei con entusiasmo, e le vedo uscire dalla portafinestra, mentre noi uomini ci picchiamo con il forno…


Raccontato Da : raysullivan


Date: martedì, 12 dicembre 2006

Time: 22:04
In:

Sono in ospedale e sto compilando alcune cartelle cliniche alla fine del giro visite, quando sento un’inconfondibile voce alle spalle.
“Hey yankee!”
“Hey Malfoy” mi giro a salutarlo.
“Posso parlarti un secondo?” mi chiede un po’ imbarazzato, e io annuisco sperando che la cosa non riguardi lui e Leyla perché davvero non sono affari miei… e mi sento già abbastanza a disagio nei confronti di Herm…
“Riguarda mia madre” riprende mettendosi le mani in tasca nervosamente.
“Si, chiedi pure tutto quello che vuoi” gli dico subito. “Ti hanno spiegato già tutto quello che devi fare quando la porti a casa?”
“Si si, è tutto chiaro, grazie. Non è di qualcosa di medico di cui ti volevo parlare…” riprende.
“Ok…”
“Ecco… Leyla mi ha detto di quello che hai fatto…” comincia, e io abbasso la testa un po’ a disagio. “Sinceramente non me lo sarei mai aspettato che la aiutassi così tanto, però mi ha fatto piacere e mi sembra il minimo dirti grazie”
“Nessun problema, Draco. Leyla mi ha chiesto una mano e io gliel’ho data più che volentieri” rispondo tranquillo.
“Beh, grazie…” ripete ancora, e mi tende la mano.
“Prego” rispondo con un sorriso. “E anzi, se avessi bisogno di qualcosa per i prossimi giorni fammi sapere. I primi tempi fuori dall’ospedale dopo un’esperienza del genere possono essere difficili”
“Ok, ti farò sapere” annuisce.
“E senti… un’altra cosa…” riprende poi catturando di nuovo la mia attenzione. “Riguardo all’altra mattina…”
“Draco…” lo interrompo subito, “non sono affari miei...” gli dico alzando leggermente le braccia.
“Sì però... so che con Hermione andate d'accordo… non che tu glielo vada a dire… però…” ribatte un po’ insicuro. “Io al posto tuo credo che mi sentirei un po' in imbarazzo… però poi alla fine a Hermione gliel'ho detto di me e Leyla, quindi lei lo sa ora e… mi sembrava giusto dirglielo no?” mi guarda come per chiedermi conferma e approvazione.
“Beh, se tieni a lei, come mi pare che sia... era il minimo che potessi fare...” annuisco un po’ a disagio.
“Si, beh, certo...” mi lancia un’occhiata.
“Senti, io devo andare ora, altrimenti il primario mi uccide” gli dico rendendomi conto dell’ora. “Se ti serve qualcosa per tua madre sai dove trovarmi, ok?” aggiungo.
“Ok, grazie!” mi saluta con un cenno della mano mentre mi allontano.


* * *


“Ma dobbiamo proprio farla questa cosa? Io odio il Natale!” mi lamento non ancora del tutto rassegnato.
“Ray, basta protestare! E’ la festa più bella dell’anno, e l’albero va fatto col sistema babbano perché fa parte dello spirito natalizio!” mi ripete con il suo tipico entusiasmo. “Io quest’anno ho la missione di far arrivare lo spirito natalizio perfino a Ray Sullivan!” aggiunge convinta.
“Sembra uno di quei film babbani in cui c’è il vecchio rincitrullito e col cuore di ghiaccio che maledice il Natale!” scherzo.
“Esatto!” ribatte tirando fuori uno scatolone pieno di ridicola roba colorata.
“Come sarebbe ‘esatto’???” la guardo storto. “Non sono vecchio, non sono rincitrullito, e non ho nemmeno…”
“…non hai nemmeno il cuore di ghiaccio, lo so!” interviene. “Ma qualche somiglianza c’è comunque… E poi lo hai detto tu che sembra uno di quei film, io ho solo confermato!” si difende.
“Ma io scherzavo!” allargo le braccia.
“Dai, cominciamo ad appendere queste ghirlande in giro per la casa! Poi passiamo all’albero!” mi richiama all’ordine. “Queste le possiamo mettere sopra le porte, che dici?” mi propone.
“Ah, come vuoi…” rispondo indifferente, e lei mi guarda male.
“Che c’è?” chiedo stranito. “Perché mi guardi storto?”
“Perché per favorire lo spirito natalizio bisogna che anche tu ci metta un po’ di buona volontà!” mi risponde con una logica impeccabile. “Con quell’atteggiamento da scazzo non arriveremo a nessun risultato!”
“Ok capo!” la prendo in giro. “Direi che potremo sistemare questa meravigliosa decorazione intorno allo specchio, e questa splendida lampada natalizia potrebbe essere collocata al lato della porta di ingresso…” comincio con un fare forzatamente entusiasta e coinvolto. “Va meglio, ora?”
“Potresti essere un po’ più spontaneo…” mi rimprovera con un sorriso. “Ma va già meglio…”
“E non posso proprio usare nessun tipo di magia?” chiedo mentre mi picchio con una ghirlanda che non riesco ad appendere nel posto giusto.
“No! E’ contro le regole di casa Parkinson!” afferma convinta. “Nella mia famiglia il Natale è sempre stato il periodo più bello” mi spiega, “fin da quando ero piccola mi ricordo che ci riunivamo tutti in salotto per fare l’albero, mia madre, mio padre e i miei fratelli. Era vietata ogni forma di magia e ci passavamo praticamente tutto il giorno a decorare la casa da cima a fondo!”
Sorrido mentre la sto a sentire, è bello sentirla parlare del Natale e della sua famiglia, c’è un tale entusiasmo nella sua voce che è contagioso, perfino per uno come me che praticamente non ha una famiglia e che un Natale decente non l’ha mai avuto… Non mi stupisco che lei ami così tanto questo periodo dell’anno… e più sento i suoi racconti e meno mi stupisco del fatto che io invece lo odio così tanto…
“E poi il giorno di Natale eravamo tutti insieme” riprende mentre cominciamo a mettere le decorazioni sull’albero. “Ogni anno, è sempre stato così, casa nostra diventava un punto di ritrovo. Venivano i miei cuginetti, gli zii, gli amici più stretti e anche…” si ferma un attimo cambiando espressione. Io giro lo sguardo verso di lei, capendo fin troppo bene cosa stava per dire.
“Pansy, non ti preoccupare… Non rimango certo sorpreso a sentirti parlare di Draco e della sua famiglia a casa tua a Natale, tutti insieme felici e contenti, eccetera eccetera…” le dico con un sospiro. “Certo, non che mi faccia piacere sentire i dettagli… ma insomma, lo davo per scontato che lui facesse parte della tua famiglia, come tu facevi parte della sua… e immagino che io non possa fare altro che accettare la cosa… quindi non farti problemi” concludo attaccando l’ennesima di queste stupide palline colorate.
“Ray…” inizia a dire girandosi verso di me.
“J.D…. davvero, è tutto ok!” le ripeto cercando di rassicurarla.
“No, è che…” riprende. “Non vorrei che tu pensassi… Cioè, ti devo spiegare come stanno le cose…”
“Dimmi” la guardo incuriosito, aggrottando leggermente la fronte.
“Vedi, i miei sono adorabili, sono persone fantastiche e io ci vado molto d’accordo, però sono… come dire… un po’ vecchio stampo, un po’ tradizionalisti…” comincia.
“Si, l’avevo capito da come parli di loro” annuisco con un sorriso.
“Ecco… e in effetti Draco era proprio uno di famiglia per loro” riprende e io cerco di evitare di cambiare espressione, “e quando ci siamo lasciati è stata una specie di tragedia familiare. Per me è stato difficilissimo gestire le cose, perché stavo già male per conto mio e in più ho dovuto affrontare tutta una serie di casini e pressioni in casa… Mia madre specialmente tende a prendere le cose troppo sul serio, a farsi castelli in aria e…”
“Ok, Pans… capisco bene, e in parte avevo già intuito che fosse andata un po’ così” intervengo. “Non capisco cosa stai cercando di dirmi ora, però…”
“Sto cercando di dirti che io vorrei tanto invitarti da noi per Natale, ma non voglio scatenare tutta una serie di reazioni…” mi dice gesticolando, un po’ a disagio, “però vorrei che capissi che non è perché io non tengo abbastanza a te, e…”
“Pansy…” la interrompo di nuovo, “stai tranquilla! Stiamo insieme da meno di un mese, non mi è mai nemmeno passato per l’anticamera del cervello che mi potessi invitare a Natale a casa tua!” le dico allargando le braccia. “Capisco perfettamente, non farti il minimo problema!” le dico sinceramente, ricominciando a decorare l’albero. “Sul serio…” ripeto, visto che lei mi guarda poco convinta senza dire nulla. “Sarei imbarazzato anche io in ogni caso, lo sarebbero anche loro, e non gli piacerei di sicuro… Il problema non si pone nemmeno! Piuttosto, quanto stai da loro?” le chiedo. “Te lo sto chiedendo giusto per organizzarmi con le giornate” le spiego facendole un sorriso, per farle capire che è davvero tutto ok.
“Pensavo di partire il 24 e tornare qui il 27” mi risponde. “Di solito mi fermo fino a capodanno, ma voglio tornare prima così passiamo un po’ di giorni insieme”
“Perfetto!” commento.
“Tu quando vai dai tuoi?” mi domanda subito dopo.
Ecco la domanda che temevo e che ero sicuro che sarebbe arrivata….
“Io…” comincio un po’ incerto, “io non credo che mi sposterò da Londra”
“Come? Non vai dai tuoi a Natale?” mi domanda.
“No…” rispondo senza aggiungere altro.
“Perché?” mi chiede con uno sguardo preoccupato.
“Perché… perché ormai la mia vita è qui… e ho tanto da fare con l’università, il tirocinio e tutto il resto…” riprendo evasivo.
“Ma siamo maghi, ci metti un attimo a smaterializzarti a New York anche solo per qualche ora…” mi dice cercando il mio sguardo, ma io evito di portare i miei occhi sui suoi. “Puoi andare da loro anche solo a pranzo il giorno di Natale, poi tornare indietro, poi magari andarli a trovare di nuovo il giorno dopo e poi…”
“Non tutti provengono dalla ‘famiglia cuore’, Pansy!” la interrompo bruscamente, e immediatamente mi pento rendendomi conto di essere stato troppo aggressivo.
Lei ha smesso di parlare e mi sta guardando un po’ smarrita e un po’ risentita.
“Ok, senti… scusami… perdonami ti prego…” le dico subito abbassando la testa e passandomi una mano tra i capelli. “Mi dispiace di aver reagito così… è che… ecco… è qualcosa di cui io non amo molto parlare, ma… ma la verità è che ho un pessimo rapporto con la mia famiglia…” ammetto.
Lei fa un passo verso di me. “Ray…” comincia a dirmi. “Mi dispiace, io…”
“Lascia perdere, non ti preoccupare…” la interrompo mettendo una mano in avanti, “non potevi sapere”
“Non li vedi mai?” mi chiede un po’ esitante.
“Ecco…” inizio e mi fermo un attimo. Abbasso la testa, porto le mani sui fianchi e prendo fiato raccogliendo la forza per tirare fuori tutto nel numero di frasi più breve possibile. “Vediamo…” sorrido ironico, “mio padre è un violento e un arrogante, mia madre è una debole ed instabile, totalmente succube di quella merda di uomo che si è sposata. Mio fratello per qualche strano e perverso meccanismo psicologico di difesa è cresciuto come copia sputata di nostro padre… L’unica persona a cui sono legato e a cui voglio bene è mia sorella. Con lei ho un ottimo rapporto, a lei devo tutto, mi ha fatto da sorella maggiore, da mamma, da unica figura di riferimento per molti anni” mi fermo ancora un istante poi riparto a raffica, in modo concitato. “In breve, ho avuto un’infanzia economicamente agiata ma decisamente infelice. Ero un ragazzino molto vivace e con forti tendenze alla ribellione, e in casa ho preso più botte di un pugile. Avevo un nonno paterno che mi voleva bene e che mio padre non voleva che vedessimo, perché loro due si odiavano a morte. Ma lui veniva a trovarci di nascosto, per vedere me e mia sorella. L’ultima volta che l’ho visto avevo tredici anni ed era il 24 dicembre. Mio padre ci ha scoperti e si è… come dire… un attimino alterato…” sorrido sarcastico e nervoso. “Il risultato è stato che io ho passato la notte di Natale al pronto soccorso, e che di mio nonno non ho saputo più niente per alcuni anni. Quando avevo diciassette anni, l’ultimo anno di scuola, ho legato molto con un nuovo prof, appena arrivato, un tipo davvero in gamba. Lui mi ha aiutato a cercare traccia di mio nonno e così ho saputo che era morto un paio di anni prima, lasciando una lettera per me ed una per mia sorella, e un’eredità per i nipoti. Prima di morire si è assicurato che i soldi entrassero direttamente nelle mie tasche appena fuori dalle scuole superiori, in modo che mi potessero essere utili per liberarmi da mio padre e costruirmi un futuro. E così ho fatto. Dopo il diploma sono passato da casa una sola volta, ho preso un po’ di roba mia e me ne sono andato, salutando solo mia madre. Da allora l’unica persona che ho rivisto è stata mia sorella… lei… lei la vedo abbastanza spesso” le spiego, e poi deglutisco, rendendomi conto di avere la gola secca e la voce un po’ rotta. “Quando ero ragazzino Natale per me era il periodo peggiore dell’anno, perché dovevo lasciare la scuola, i miei amici e tornare in quella casa per due interminabili settimane. E se a questo aggiungi il ricordo non proprio gioioso del Natale di dieci anni fa dovresti avere un’idea abbastanza chiara del perché lo spirito natalizio faccia così fatica ad entrare dentro di me…” concludo allargando le braccia. “Questa è la storia di Ray Sullivan in più o meno due minuti…”
Lei mi sta guardando con gli occhi lucidi e un’espressione triste e totalmente smarrita. “Ray… io non avevo idea… Dio, mi dispiace…” scuote la testa, “io qui a parlare come una cretina della mia famiglia perfetta…” si porta una mano sulla fronte.
“Pansy… nessuno ha idea, nessuno sa niente. Sei l’unica a cui ne ho parlato negli ultimi… sei anni circa” la rassicuro sollevando lo sguardo verso di lei. “Credo che Leyla sappia qualcosa, perché mi ha confessato più volte di avermi letto nella mente… e quando litighiamo mi rinfaccia sempre che ho un problema con le mie carenze affettive…” sorrido ironico per cercare di sdrammatizzare. “Quindi deduco che abbia letto perlomeno le parti salienti di questa magnifica storia”
Senza dire una parola Pansy mi guarda, poi mi viene ancora più vicino e mi abbraccia stretto stretto, affondando il viso sul mio collo, e sento distintamente la sua guancia bagnarsi di una lacrima.
“Hey J.D.!” le sussurro mentre la tengo abbracciata. “E’ tutto ok, è… è acqua passata… è tutto a posto ora… tutto dimenticato e lasciato alle spalle…” le dico sapendo che un po’ sto mentendo. “Dovevo spiegarti un po’ di cose… ora sai più cose di me, e mi potrai capire meglio… anche quando faccio l’orso e ti dico che il Natale è una ridicola festa consumistica! Ma ho intenzione farmi arrivare lo spirito natalizio quest’anno! Te lo prometto!” le prendo il viso tra le mani e le sorrido, e lei ricambia il mio sorriso con un po’ di esitazione. “Finiamo l’albero?” le propongo.
“Io non so se…” inizia a dire.
“Pansy… sto bene!” intervengo. “Vieni qui…” le dico stringendola ancora. “Hey, sono una roccia io! Ci vuole ben altro per buttarmi giù!” esclamo strappandole un sorriso. Poi la prendo per mano e ci avviciniamo allo scatolone in fondo a cui sono rimaste ancora un po’ di decorazioni. Mi accuccio, e comincio a rovistare nelle ultime cose.
“Neanche per questo si può usare la magia?” chiedo tirando su gli occhi verso di lei che è ancora in piedi e tenendo in mano il puntale che va messo in cima all’albero di Natale.
“No, Smokie, vietatissimo!” scuote la testa sorridendo.
“E ce l’hai una scala, vero?” le domando.
“Veramente no…” risponde pensierosa.
“Ok, capito… Sali!” le dico con un sorriso indicando le mie spalle.
“Come?” mi domanda.
“Ti prendo sulle spalle e mettiamo insieme il puntale!” le spiego. “E senza usare la magia!”
“Oh… si, perfetto!” annuisce. “Però non farmi cadere!” aggiunge mentre si mette sulle mie spalle e io la tiro su.
“Tranquilla!” le assicuro alzandomi in piedi ed avvicinandomi all’albero per permetterle di sistemare il puntale.
“E’ bellissimo!” mi dice dopo averlo messo, e io tiro su gli occhi cercando di dare un’occhiata.
“Ora fammi scendere che sistemiamo le ultime cose” riprende dopo qualche secondo.
“Hm… ricordo di averti promesso di non farti cadere, ma non ricordo di averti promesso di farti scendere…” la prendo in giro tenendo salde le sue gambe sulle mie spalle.
“Smokie, guarda che ti schianto!” mi minaccia.
“A-ha! Niente magia!” la provoco. “E poi se io cadessi a terra ‘schiantato’ potrebbe essere un tantino doloroso anche per te, sai?”
“Rayyyyyyyyy!!! Mettimi giù!!” protesta mettendosi a ridere.
“Sicura??”
“Siiiiiiii!”
“Ok… l’ha voluto tu!” mi giro di schiena e la lascio cadere sul divano, poi mi giro di nuovo e mi lascio andare su di lei. “Contenta?” le chiedo sorridendo, mentre la mia bocca è ad un millimetro dalla sua.
“La mia richiesta era di mettermi giù! Non di mettermi giù e poi piazzarti sopra di me!” protesta ridendo.
“Ok… allora me ne vado…” replico facendo per alzarmi.
“Non provarci nemmeno!” ribatte trattenendomi per un braccio e poi cominciando a baciarmi. Mi guarda negli occhi facendosi più seria, poi mi bacia ancora, passandomi una mano tra i capelli e una sulla schiena, sotto la mia maglietta.
“Non dobbiamo finire l’albero?” le sussurro con un sorriso.
“L’albero può aspettare anche un po’ di tempo… ma io voglio fare l’amore con te ora…” mi dice senza smettere di baciarmi e di abbracciarmi.
Non me lo faccio dire due volte, e comincio a ricambiare tutti i suoi baci.
“Non c’è il rischio che entri Milly, vero?” le domando per essere sicuro, visto che siamo pur sempre sul suo divano… nel suo appartamento…
“No, è a Hogwarts…” mi risponde Pansy divertita. “In compenso ha detto che se ci becca che l’abbiamo fatto sul suo divano ci crucia tutti e due!” aggiunge mettendosi a ridere.
“Oh perfetto! Allora abbiamo una ragione in più per farlo subito e proprio qui!” mi metto a ridere anche io.
“Adoro che hai i miei stessi pensieri nello stesso momento…” mi sussurra con un sorriso furbo.
“Ah si?” le chiedo attaccandole il collo con un bacio. “Vediamo se anche gli altri pensieri coincidono…”


* * *


Sto preparando la sacca da quidditch quando sento un rumore in sala.
“Hey Leyla, sei tu?” chiedo affacciandomi alla porta di camera mia.
“Sono io!” mi saluta con un sorriso.
“Finalmente! E’ una vita che non ti vedo!” esclamo andandole incontro e dandole un bacio sulla guancia.
“Hai un bel coraggio, eh! Non ti si vede mai a casa!!” protesta lei.
“Colpito e affondato!” mi metto a ridere alzando le braccia in segno di resa.
“Anche stanotte non sei rientrato, giusto?” continua poi. “Eri da Pansy?”
“Già” rispondo sedendomi sul bancone della cucina e addentando una mela, mentre lei con la bacchetta sistema la spesa che ha appena portato a casa.
“Ma non avevate deciso di fare i patetici bravi ragazzi e aspettare, voi due?” mi chiede lanciandomi un’occhiata.
“Beh… ci siamo stufati di aspettare…” rispondo senza poter evitare un sorriso.
“E ora dovete recuperare tutto il tempo perduto…” commenta.
“Esatto!” confermo continuando ad azzannare la mia mela.
“Guarda cos’ho comprato Sullivan!” esclama poi tirando fuori l’ultimo pezzo dalla borsa.
“Cos’è?” guardo incuriosito senza capire.
“Un nuovo kit per decorare tutta la casa e mettere su l’albero! Si monta in un secondo con un colpo di bacchetta!” mi spiega soddisfatta. “So che tu odi il Natale… e anche io non ci vado proprio d’accordo… però…”
“Beh, almeno questo si monta con un colpo di bacchetta…” sorrido scrollando le spalle. “Pansy mi ha costretto a fare tutte le decorazione e l’albero con metodo babbano! Ci abbiamo passato una giornata intera!”
“Ha tendenze masochiste la ragazza?” mi chiede perplessa.
“Cosa vuoi… tradizioni di famiglia! Dice che è meglio per lo spirito natalizio…” rispondo. “E ha deciso che deve migliorare il mio rapporto con il Natale…” aggiungo rassegnato.
“Buona fortuna, allora!” si mette a ridere.
“Certo che una giornata intera a mettere decorazioni! Siete due pazzi!” riprende scuotendo la testa.
“Beh, a dire il vero c’è stata qualche interruzione di mezzo…” confesso con un sorriso schiarendomi la voce.
“Ah ecco… dovevo immaginarlo…” commenta secca.
“A proposito, tu sei qui a Natale?” le domando mentre finisco la mela e lancio il torsolo nel cestino.
“No, vado da Draco!” mi risponde con voce squillante.
“Certo… Draco…” commento ironico a voce bassissima e cambiando faccia, mentre lei però non mi sta guardando.
“Come scusa?” mi domanda.
“Niente… niente… lascia stare…” le dico scendendo dal tavolo e prendendomi qualcosa da bere dal frigo.
“Tu lo passi con Pansy, giusto?” mi chiede poi.
“No, non lo passo con Pansy… Lei va dai suoi” le spiego con un tono non proprio entusiasta. “lo sai che è molto legata alla sua famiglia”
“Si, lo so, ma davo per scontato che andassi dai suoi con lei…” mi dice con un’espressione un po’ perplessa.
“Leyla, stiamo insieme da meno di un mese…” allargo le braccia. “E’ un tantino presto per essere presentato alla sua tradizionalissima famiglia…” aggiungo bevendo un sorso di succo d’arancia. “Sai come sarebbero felici di vederla arrivare a casa con un soggetto come il sottoscritto??”
“Oh beh, ormai non siamo più ragazzini! Può portare a casa chi vuole!” obietta lei. “E poi scusa…” riprende con quel tono indifferente con cui di solito mira a colpire… “Draco l’ha portato a casa tante di quelle volte e fin dal primo giorno, che è diventato come un figlio per loro, e…”
“Leyla!” la interrompo alzando la voce. “Senti, se stai cercando di farmi del male, beh, complimenti, hai toccato il tasto giusto! E lo sai benissimo!” continuo fissandola dritto negli occhi e lei mi guarda un po’ sorpresa, forse non si aspettava una reazione così forte.
“Non avrei proprio creduto di colpirti fino a questo punto…” mi confessa incrociando le braccia e continuando a guardarmi, ora con un’espressione più divertita.
“Senti… il punto è questo…” comincio a spiegarle, con un tono deciso ma con la voce molto più bassa. “Io sono innamorato di Pansy, e lei lo è di me. Ma mi sono reso conto che per lei non sarò mai tanto importante quanto lo è stato lui. E che mi piaccia o no, questa cosa devo accettarla, non posso fare altro. Quindi, tu evita di girare il coltello nella piaga, io vedrò di accontentarmi che Draco giri al largo da lei… o che perlomeno le giri intorno solo come amico…”
“E ora da dove viene fuori tutta questa insicurezza?” mi provoca guardandomi incerta.
“Non sono affatto insicuro!” protesto.
Ma forse ha ragione. Sono sempre stato così sicuro di me stesso e ora crollo così? Forse questa non è solo la prima volta che mi innamoro davvero, ma è anche la prima volta in cui metto in gioco tutto me stesso, tutte le mie debolezze, tutta la mia fragilità… la prima volta in cui viene fuori tutto davvero. E la mia copertura si sta sgretolando… non posso permettere che accada.
“Ok, non lo sei…” mi dice in tono ironico. “In ogni caso” riprende, “a quanto dicono il primo amore non si scorda mai, quindi mi sa proprio che ti dovrai abituare a convivere col fatto che lui sarà sempre in giro in un modo o nell’altro”
“Ci convivo benissimo!” ribatto deciso. “E ci convivrei ancor meglio se tutto il mondo non mi ricordasse in continuazione quanto era meraviglioso il legame tra di loro…”
Mi guarda con un mezzo sorriso e scuote la testa. “Io l’ho sempre pensato che i sentimenti portano solo guai…” commenta.
“Oh risparmiami le tue lezioni di cinismo!” replico alzando gli occhi al cielo.
“E non pensare che per lei sia tutto facile… lei magari vive nell'incertezza che prima o poi il Ray che si faceva una groupie ogni sera torni… o che si stufi di avere una ragazza fissa…” riprende poi. “Quando ci sono i sentimenti di mezzo, si innescano sempre paranoie, gelosie, paure, sofferenza… non ne vale la pena!”
“Non sai quanto ti sbagli, Leyla…” commento guardandola con un sorriso. “Vale la pena eccome, dal primo all’ultimo brivido di gelosia o di dolore. E prima o poi lo capirai anche tu, non mi stancherò mai di ripetertelo!”
“Lo vedremo!” mi sfida.
“Devo andare, o faccio tardi agli allenamenti” sospiro guardando l’orologio, e lei annuisce. “Vieni?” le chiedo.
“No, stasera no. Devo vedere il mio amico vampiro…” mi risponde.
“Erick, giusto?” le domando. “Stai continuando a vederlo?”
“Certo! Ci alleniamo quasi tutte le sere! Mi sta insegnando un sacco di cose!” mi risponde convinta.
“Leyla… sei sicura di poterti fidare di lui?” obietto.
“Ciecamente!” annuisce sorridendo.
“Ecco… una fiducia così cieca in qualcuno… chiunque sia… da parte di una come te, mi inquieta non poco…” commento incrociando le braccia e guardandola con sospetto.
“E’ per questo che voglio fartelo conoscere!” replica tranquilla.
“Ok… hm… martedì sera va bene?” propongo.
“Perfetto!” mi risponde con un sorriso.


* * *

Entro negli spogliatoi togliendomi la maglietta e gettandola sulla panca accanto alla mia borsa.
“Si può sapere come diavolo hai fatto a giocare così male, Pace?” Draco si rivolge a Charlie allargando le braccia.
“Hey, dacci un taglio…” gli dico con tono calmo sottovoce. Il mio amico è già talmente a pezzi per questa storia di Milly che ci manca solo questo.
“No, Ray, Malfoy ha ragione” ribatte subito Charlie. “Ho giocato davvero da schifo, è vero, ho toccato il mio minimo storico… ma può capitare di avere una giornata storta, no?” si difende poi, mentre io scambio uno sguardo di intesa con Draco per fargli capire che non è il caso di insistere, e lui annuisce tranquillo capendo alla perfezione. Mi preoccupa un po’ la velocità con cui stiamo diventando amici io e Draco…
Tiro fuori dalla sacca l’asciugamano per la doccia e intanto mi avvicino a Charlie.
“Hey come va?” gli chiedo a bassa voce per mantenere questa conversazione privata.
“Sono uno straccio…” ammette scuotendo la testa, e l’espressione sul suo viso lo dimostra chiaramente. “Non solo ho toccato il fondo, ma ho anche cominciato a scavare…”
Abbasso la testa, penso a cosa potrei dirgli per farlo stare meglio, ma non credo davvero che ci sia niente che io possa fare se non stargli vicino e offrirgli la classica spalla su cui piangere…
“Ti va di andare a bere qualcosa?” gli propongo, e lui mi guarda un po’ incerto.
“Ray…” rivolge lo sguardo verso di me, “mi andrebbe eccome, sono quelle situazioni in cui un amico…”
“E allora, è fatta! Dopo la doccia andiamo a cercarci un pub e ci facciamo una serata tra amici” esclamo.
“E Pansy?” obietta lui. “Senti, se avete dei programmi io non voglio mettermi in mezzo, poi mi sento un peso, il mio ego affonda ulteriormente e…”
“Non abbiamo nessun programma!” mento per tranquillizzarlo. “Devo solo andarla ad avvertire che vengo con te, così sa dove sono, ma non c’era niente in programma, quindi comincia a dissotterrare il tuo ego!” gli lancio un’occhiata mentre mi incammino verso la doccia.

“Hey J.D.!” la trovo nella parte di spogliatoio comune mentre sta sistemando le sue cose.
“Hey Smokie!” mi sorride dandomi un bacio. “Sei già pronto?”
“Senti, c’è un problema” le spiego. “Mi dispiace far saltare la serata tra noi, il film, i popcorn e tutto il resto del programma, ma… ecco, Charlie è davvero a pezzi, e non mi sento di lasciarlo da solo”
“Si, capisco…” annuisce. “Si tratta di Milly, vero?”
“Già…” rispondo con un’espressione amareggiata.
“Immaginavo” commenta. “Beh, allora stai con lui, noi ci vediamo domani”
“Ok…” le dico dispiaciuto e le metto la mano sul viso dandole un bacio.
“Però senti…” riprende dopo qualche secondo. “Sia Milly che Daphne passano la notte fuori casa…” continua guardandomi con quel sorriso che adoro.
“J.D….” inizio a dire inarcando il sopracciglio con uno sguardo divertito, “mi stai dicendo che…”
“…ti sto dicendo che potrei lasciare un varco nella protezione anti-smaterializzazione…” mi interrompe con un’espressione compiaciuta.
“Lo sai che adoro le tue idee, vero?” mi avvicino ancora a lei e la abbraccio passandole le mani intorno alla vita.
“Ti aspetto nel mio letto…” mi sussurra dandomi un bacio. Io la seguo con lo sguardo mentre mi lancia un’occhiata divertita e anche vagamente maliziosa allontanandosi lentamente da me ed uscendo dalla stanza.

“Lo vedi che sono un idiota??” si lamenta Charlie per l’ennesima volta. “L’ho vista lì, sulla panchina al freddo… e cosa faccio?? Vado a portarle il caffè! Ma come faccio ad essere così cretino?? Non solo sono innamorato perso di una che nemmeno mi vede! Continuo anche a fare il babbeo con lei! Ad annullarmi completamente tutte le volte che la vedo! Perché mi sciolgo… mi sciolgo del tutto… e non capisco più niente…”
Abbiamo cercato un pub fuori dai soliti giri per non rischiare di fare incontri poco piacevoli ed ora siamo seduti ad un tavolino in un angolo di un pub di Paddington. C’è stata circa mezzora di mutismo totale appena siamo arrivati qui, Charlie non parlava, riusciva solo a fissare la sua pinta di McFarland e rispondeva a monosillabi ad ogni mia domanda o tentativo di conversazione. Poi è partito a raccontarmi del suo ultimo incontro con Milly… e ora credo che non si fermerà più, sta parlando a macchinetta da tipo un’ora e mezza! Ha chiaramente bisogno di sfogarsi, e di qualcuno che lo ascolti… beh, e questa è esattamente la mia funzione qui stasera…
“E magari fosse solo che nemmeno mi vede!” riprende. “Sarebbe troppo semplice così… essere innamorato di una che non sa nemmeno che esisti sarebbe meglio… almeno non avrei occasione di frequentarla, di vederla, di parlarle tutti i giorni, o quasi… di ascoltare perfino le sue confidenze, cazzo! Magari ti parla pure del suo ragazzo!! E’ la cosa peggiore del mondo…” scuote la testa, “essere innamorati persi di una ragazza che ti considera solo un amico e niente di più… non c’è niente di peggio…”
E’ distrutto, si vede chiaramente, si sente altrettanto chiaramente. Il suo tono di voce è costantemente rotto e nervoso, la sua espressione è contrita, i suoi occhi lucidi. Vorrei dirgli qualcosa per farlo star meglio, ma è in una situazione del cavolo… e io posso solo immaginare in che stato sarei se tutto questo fosse successo a me, se ora Pansy fosse in una storia importante con qualcun’altro… e non si fosse nemmeno accorta di me… e magari venisse anche a raccontarmi di quanto è innamorata di questo qualcun’altro… Dio, non ci posso nemmeno pensare…
Cosa posso fare… cosa posso dire per aiutarlo? Mi dispiace un sacco vederlo in questo stato.
“Sai che aveva quella sciarpa?” continua a parlare senza mai interrompersi se non per buttare giù qualche sorso della sua ormai terza McFarland. “La sciarpa che le ho regalato io… e le stava benissimo… Sai, credo che se non fosse così dannatamente bella le cose sarebbero più facili. Ha quel sorriso così pazzesco…” commenta ancora. “E se penso a quello stronzo di Finn, a come si è comportato, come l’ha fatta soffrire l’altra volta… e lei che gli muore dietro… Ma come cazzo fa ad essere così dannatamente ingiusto il mondo?? Io non mi riprenderò più da questa cosa…” aggiunge riprendendo a scuotere la testa.
“Ti riprenderai, Charlie! Ti riprenderai eccome! E’… questione di tempo. Deve passare. Devi frequentare altra gente, conoscere persone nuove, tenerti occupato e riempirti la vita il più possibile… E un giorno sarà tutto diverso…” gli dico cercando di essere convincente. Mi sento un po’ stupido, e anche un po’ ipocrita… sto dicendo una serie di scontatissime banalità, sembro una di quelle stupide risposte che danno sulle riviste in quelle ancor più stupide “rubriche del cuore”… Ma cosa posso dirgli? Non posso certo dirgli che Milly lascerà Finn e correrà da lui, perché è molto improbabile, se non impossibile, che questo succeda. E lo sappiamo benissimo tutti e due.
“Io non mi sono mai sentito così, Ray. Per nessun’altra ragazza” fa una pausa sollevando lo sguardo verso di me. “E non credo che riuscirò mai a provare le stesse sensazioni per una che non è lei… non è possibile…”
“Ti sembra impossibile, ma devi solo lasciar passare un po’ di tempo” riprendo io. “Succederà. Incontrerai un’altra ragazza che ti farà girare la testa come e più di Milly. E sarà tutto diverso”
Complimenti, Ray! La fiera delle frasi di circostanza, le stesse frasi di circostanza che io ho sempre odiato tanto… le stesse che quando le rivolgevano a me da ragazzino avrei staccato la testa a morsi a chiunque mi trovassi davanti… Se ora mi insultasse e mi dicesse che faccio presto a parlare io… che tanto con Pansy mi è andata bene… e che dovrei starmene zitto… beh, non potrei certo biasimarlo… avrebbe ragione…
“Se lo dici tu…” si limita a dire con un sospiro e lo sguardo di nuovo perso nel contenuto del suo bicchiere. E mi si stringe davvero il cuore…

Sono quasi le tre quando saluto Charlie davanti a casa sua e mi smaterializzo direttamente in camera di Pansy. Ha lasciato accesa una luce molto bassa e riesco a vederla bene, rannicchiata sotto il piumone, girata di fianco verso il muro, e sta dormendo profondamente. Con un colpo di bacchetta reintegro la protezione anti-smaterializzazione, poi lentamente, cercando di non fare alcun rumore, mi tolgo la giacca, le scarpe, i jeans, e mi infilo nel suo letto. Sta dormendo troppo bene e non voglio svegliarla. La abbraccio delicatamente da dietro, passandole il braccio intorno alla vita e appoggiando la mia mano sulla sua pancia. Riconosco che ha addosso quel completino che usa per dormire, con i pantaloncini e la canottierina azzurra. Pianissimo le do un piccolo bacio sulla spalla, appoggiando appena le mie labbra sulla sua pelle. Poi appoggio la testa sul cuscino accanto a lei. Dopo qualche secondo la sua mano si muove e stringe la mia, e Pansy si stiracchia lentamente, si gira verso di me e mi abbraccia, stringendosi al mio petto.
“Hey, non volevo svegliarti…” le dico tanto sottovoce che faccio quasi fatica a sentirmi.
Lei tira su lo sguardo verso di me e sorride. “Se non mi avessi svegliato mi sarei arrabbiata moltissimo con te, Smokie…” mi sussurra, prima di avvicinare ancora di più il suo viso al mio e cominciare a baciarmi…


Raccontato Da : raysullivan


Date: venerdì, 08 dicembre 2006

Time: 11:01
In:

Magari ad alcuni di voi questo post sembrerà un po’ inconcludente, ma direi che ormai un po’ ci conoscete, e sapete quanto teniamo a queste cose e quindi sapete anche che non avremmo mai potuto trattenerci sull’argomento!
Infatti anche questa volta vi abbiamo preparato un post chilometrico! Perdonateci! Ci sentiamo di fare nuovamente una piccola dedica a Fra, sperando che dopo questo post cessi il suo sciopero e torni ai commenti di sempre che ci mancano davvero LOL!
Grazie a tutti per la pazienza, visto che sopportate i nostri continui deliri, e buona lettura!
Ray e Pansy

* Ray *
“Sai che è stata una serata stupenda?” mi dice tenendomi le braccia al collo e sorridendomi.
“Ne avevo un vago sospetto…” commento fingendomi pensieroso. “Forse è per questo che non riesco a liberarmi di te e a smaterializzarmi per andare a dormire in pace stasera…” scherzo.
“Ray Sullivan!” mi rimprovera mettendosi a ridere. “Se continui a darmi questo genere di baci, non riuscirai a liberarti molto presto…” continua poi avvicinando di nuovo le sue labbra alle mie.
“Rimarrei così a baciarti in questo modo per tutta la notte… e anche oltre…” le sussurro.
“Hmmm… però così in piedi tutte queste ore è un tantino scomodo…” riprende. “Ti sei alzato per smaterializzarti mezzora fa ma a quanto pare non ti vuoi togliere dai piedi!”
“E così vuoi che me ne vada, eh…” ribatto.
“A dir la verità… mi manchi già da morire…” mi confessa cambiando tono. “Ieri notte sono stata incredibilmente bene… mi sembra impossibile di aver dormito così bene la notte prima di un esame che mi spaventava così tanto!”
“Tutto merito del sottoscritto!” sorrido compiaciuto, stringendola ancora di più. “Anch’io sono stato benissimo, sai?” aggiungo poi. “E quando ti va di venire a dormire con me, o vuoi che io mi fermi qui, per qualsiasi ragione, non hai che da dirlo, ok?” le chiedo, e lei annuisce.
“Intendo dormire, eh…” specifico subito dopo temendo di aver fatto una gaffe. “Come ieri sera… non ti sto dicendo di… insomma, mi posso meritare una laurea in ‘autocontrollo’ ormai!”
“Lo so!” si mette a ridere. “Ormai lo so che mi posso fidare di te!” mi dice guardandomi negli occhi. Colpito dalla sua affermazione e dal modo in cui l’ha detto, ricambio il suo sguardo e per qualche secondo nessuno di noi due dice niente. Poi forse per un attimo di imbarazzo abbassiamo tutti e due gli occhi… e io non voglio che lei pensi che ora che mi ha detto così io mi aspetti che…
“Sai cosa possiamo fare se ti manco?” le chiedo ad un tratto, e lei solleva di nuovo lo sguardo verso di me con aria curiosa.
“Domani mattina entri presto al Ministero, giusto?” le domando.
“Si, alle 9” mi risponde annuendo.
“Io non comincio il tirocinio prima delle 10, quindi posso passarti a prendere qui a casa, facciamo colazione insieme e poi ti accompagno al lavoro, che ne dici?” le suggerisco.
“Mi farebbe un sacco piacere!” accetta con un sorriso aperto e quella luce negli occhi così tipica di lei.
“Perfetto allora! Affare fatto! Passo di qui alle… vediamo… alle 8 va bene?” propongo. “Così abbiamo un’oretta per stare insieme”
“Ok! Ti aspetto alle 8 in punto!” mi dice dandomi l’ennesimo bacio.
“Allora a domani, J.D.!” riprendo staccandomi molto lentamente da lei e smaterializzandomi.


* Pansy *
Ma perché diavolo non gli ho chiesto di restare? Perché diavolo non gli ho chiesto di andare a casa con lui, visto che tanto è a casa da solo e Leyla non c’è?
Stavo cercando le parole giuste, il modo giusto per dirgli che non voglio aspettare un secondo di più, che voglio stare con lui, che voglio fare l’amore con lui, stanotte, per tutta la notte…e invece l’ho lasciato andare a casa così, senza dirgli niente, e non so neanche perché.
Forse perché non sapevo come dirglielo…eppure è così semplice, gli ho detto che mi fido di lui perché non sono riuscita a continuare? A dirgli che visto che mi fido di lui voglio stare con lui stanotte?
E invece no ho ascoltato i suoi discorsi su domani mattina e ho lasciato che si smaterializzasse.
E adesso?
Non posso aspettare fino a domani…potrei andare da lui…presentarmi davanti alla sua porta e cercare di tirare fuori le parole, o magari lasciar stare le parole e saltargli al collo…così lo capisce che non ho più nessuna intenzione di aspettare…capisce che lo voglio da morire, tanto quanto lui.
Vado in camera e mi cambio, lo so non ha senso, ma mi infilo il vestito blu che mi ha detto che gli piaceva tanto, guardo la borsa e la lascio lì, a che mi serve la borsa se quello che spero è di chiudermi in camera sua e non uscirne fino a domani mattina?
Mi guardo allo specchio e mi lego i capelli, poi li sciolgo, poi li lego di nuovo, e poi li sciolgo ancora una volta lanciando l’elastico sul letto e facendo un respiro.
Sembro una bambina al primo giorno di scuola…è che è così dannatamente importante in questo momento pensare che sarà tutto perfetto…e lo sarà ne sono sicura…
Lui sarà perfetto, con quel suo modo di dire il mio nome, e le sue mani che sembra non vogliano far altro che cercare me…
Mi infilo le scarpe, presentarmi scalza non mi sembra la migliore delle idee, e poi mi smaterializzo esattamente davanti alla porta di casa sua.
Mi passo una mano tra i capelli, poi la allungo verso il campanello ma la faccio ricadere subito.
Cosa gli dico?
Ma che razza di problemi sono! Non sarà mica un problema cosa dirgli…gli dirò esattamente quello che è…che l’unica cosa che voglio è rimanere con lui stanotte…
Alzo la mano di nuovo e questa volta suono il campanello di casa…


* Ray *
Esco dalla doccia, mi asciugo velocemente e mi metto addosso un paio di boxer e una maglietta. Non ho ancora sonno, quindi tiro fuori la chitarra dalla sua custodia e mi siedo sul divano a strimpellare un po’. Mi rilassa e mi aiuta a schiarire la mente, a riordinare i pensieri.
Pansy mi manca, mi manca da morire. Avrei voluto trovare il coraggio di chiederle chiaramente di venire a dormire qui con me, e non semplicemente dirle di non farsi problemi a venire nel caso lo volesse… questo lo sa, ovvio che lo sa. Avrei dovuto dirle chiaramente che ho bisogno di lei, che ho voglia di sentirla vicino, di tenerla tra le mie braccia, di sentire la sua pelle, di averla con me nel mio letto anche stanotte come ieri, senza pretendere nulla di più. Ha detto che ora si fida di me, e me l’ha detto in modo spontaneo, con occhi sinceri, profondi. E questo mi ha fatto stare immensamente bene. Evidentemente in qualche modo sto riuscendo a dimostrarle qualcosa, a farle capire quanto lei sia importante per me, a farle capire che per quanto io stia morendo dalla voglia di far l’amore con lei, qui in realtà c’è molto, molto di più…
Improvvisamente il suono del campanello attrae la mia attenzione. Poso la chitarra accanto a me e mi alzo per andare ad aprire, chiedendomi chi possa essere a quest’ora.
Apro la porta incuriosito, e lei è lì, davanti a me. Mi guarda sorridendo e prima che io possa dire una parola, mi salta al collo e comincia a baciarmi. La stringo a me e ricambio tutti i suoi baci, tirandola dentro casa e chiudendo la porta alle nostre spalle.
“Heyyyyyyy” esclamo con un sorriso quando riusciamo a staccarci. “Che succede?”
“Voglio rimanere qui stanotte…” mi dice rimanendo attaccatissima a me.
“Ok, J.D.!” annuisco. “A me fa un sacco piacere, puoi rimanere a dormire qui quando vuoi, te l’ho detto, e sono contento che…”
“Io in realtà…” mi interrompe, e io la guardo con aria interrogativa, “…io in realtà non avevo per niente intenzione di dormire… Posso rimanere comunque?”
Rimango un attimo a bocca aperta, chiedendomi se ha davvero detto quello che ho sentito, se davvero è venuta qui per…
“Voglio fare l’amore con te…” mi dice con un filo di voce, senza staccare i miei occhi dai suoi.
“Pansy… sei sicura?” le chiedo un po’ esitante. “Io… lo sai che… lo sai che non voglio che tu lo faccia per me, posso aspettare…”
“Ray… a dire il vero io non ce la faccio proprio più ad aspettare…” ride, e io la guardo inarcando un sopracciglio e sorridendo.
“Sei davvero sicura che lo vuoi fare?” le domando ancora.
“Hey, la pianti adesso??” scherza avvicinandosi ancora di più a me, poi mi dà il più incredibile dei baci infilandomi le mani sotto la maglietta. “Ti sembro poco sicura?” mi chiede subito dopo.
“Devo… ammettere… che mi sembri abbastanza convinta…” riesco a rispondere con un filo di voce. Poi deciso la tiro su, lei avvolge le gambe intorno alla mia vita, e io tenendola in braccio, senza mai smettere di baciarla, raggiungo la mia camera e la lascio cadere lentamente sul letto.


* Pansy *
Mi lascia cadere sul letto e si distende sopra di me staccandosi dalla mia bocca solo il tempo necessario;
“Avevi così tanta fretta da non poter farmi camminare Smokie?” scherzo con un filo di voce mente lo sento ridere con la bocca contro il mio collo.
Alza la testa e mi guarda fisso negli occhi “E’ che ti voglio così tanto J.D…” mi dice con la voce ridotta a un sussurro come se ormai non trovasse nemmeno più la forza per parlare.
“Lo so…anche io…” rispondo mentre sento le sue mani che mi accarezzano le braccia e poi scendono fino ad arrivare alle caviglie dove inizia a slacciare i cinturini delle scarpe lasciandole cadere a terra.
Gli metto la mano destra sul viso mentre la sinistra si infila sotto la sua maglietta e per un attimo mi sembra di percepire un brivido anche da parte sua; prendo i lembi della maglia e gliela sfilo da sopra la testa mentre lui si stacca per lasciarmelo fare e mi guarda rivolgendomi un sorriso meraviglioso.
Rotoliamo su un fianco finché non è lui ad essere sotto di me e inizio a baciargli il collo scendendo poi sul torace che ho appena scoperto, tracciandolo con lentezza per non tralasciare nemmeno un centimetro della sua pelle.
“Pansy…” sospira mentre le mani lavorano sulla cerniera posteriore del mio vestito tirandola giù e io riporto il viso all’altezza del suo mentre mi fa girare tornando sopra di me.
Abbassa le spalline seguendole con la bocca e poi mi sfila lentamente il corpetto fino alla vita, iniziando a baciarmi poi il collo e scendendo, prestando la stessa attenzione che ho dimostrato per lui poco prima.
Gli affondo una mano tra i capelli mentre penso che realmente non avrei potuto aspettare un secondo di più a sentire la sua bocca su di me e le sue mani che sembrano sapere esattamente cosa voglio…


* Ray *
Seguo con la bocca ogni centimetro della sua pelle che scopro, muovendo le mie mani su di lei, tutto molto lentamente, cercando di farle sentire ogni singolo brivido. Torno a baciarla sulla bocca e la guardo negli occhi. E’ bellissima, incredibilmente bella, e io sono completamente perso… vorrei dirglielo… vorrei esprimere in qualche modo quello che sento ma non so trovare le parole…
“Sei…” inizio a dire e poi mi fermo. Non so come continuare e semplicemente le sorrido. “…non lo so cosa sei J.D…. ho perso completamente l'uso delle parole per stasera…” continuo scuotendo la testa. Lei mi sorride e io ricomincio a baciarla.
“Sei davvero sicura?” le chiedo ancora. “Perché vedi, non so più se riesco a fermarmi…”
“Se ti fermi adesso potrei anche ucciderti, Smokie…” mi minaccia mettendosi a ridere, e a me scappa un sorriso mentre ricomincio a muovere le mie labbra sul suo collo.
Aspettavo questo momento da quello che mi sembra circa un secolo, ma non voglio farmi prendere ed affrettare le cose. Voglio che tutto sia perfetto, speciale, unico, voglio che si senta come non si è mai sentita prima, voglio che capisca quello che significa per me stanotte… e quello che sta succedendo tra di noi… voglio che si fidi sempre di più di me… Mi sono trovato in questa situazione con un sacco di ragazze, un’infinità di volte, ma stanotte è tutto così diverso da come è sempre stato, e vorrei farglielo percepire, in ogni mio gesto, in ogni mio movimento, cercando continuamente con lei un contatto che non è soltanto fisico…


* Pansy *
Forse ne è valsa la pena di aspettare un po’, forse se l’avessimo fatto subito non avremmo avuto questa consapevolezza, forse la voglia non sarebbe stata così grande, forse sarebbe stata più passione che…che quello che è ora.
E non so dare un nome a quello che è, non so dare un nome ai brividi, né alla pelle d’oca, non so dare un nome nemmeno al modo in cui mi sta facendo sentire e mi sembra impossibile.
Avevo paura, perché lui è stato con decine di ragazze e pensavo che magari sarei stata solo un numero, ma adesso, mi sembra folle solo che questa idea mi sia passata per la mente, perché è impossibile che per lui sia uguale a come lo è sempre stato…
O almeno questo è quello che sento, perché continua a guardarmi negli occhi come se volesse farmi sapere che è qui con me non solo fisicamente, e mi sorride anche adesso mentre mi sfila il vestito completamente, mentre ormai anche i suoi boxer sono a terra e non rimane più quasi niente addosso a noi.
“Pans…” dice con la bocca contro il mio orecchio e lo guardo mentre gli passo una mano lungo la schiena “…io…” sorride e sembra imbarazzato “…credo di dover prendere un…”
“Già…credo di sì…” lo interrompo imbarazzata quasi quanto lui che sorride e allunga la mano verso il comodino aprendo il cassetto e approfittandone per abbassare le luci.
Poi la sua attenzione torna su di me e ricominciamo a baciarci, e pochi minuti dopo iniziamo a fare l’amore…
Mi guarda negli occhi, mi accarezza, mi bacia, mentre dice il mio nome contro la mie pelle, e so che ho fatto bene a non aspettare oltre…


*Ray*
Apro gli occhi lentamente, e dalla luce che filtra nella stanza mi accorgo che è già mattina. Sono disteso sul letto, e Pansy dorme ancora profondamente abbracciata a me, con la testa appoggiata sul mio petto. Guardo l’ora sul comodino, sono le 7.52. Tra pochi minuti suonerà la sveglia, l’abbiamo puntata sulle 8, stanotte, in un momento in cui continuavamo a ridere come scemi non mi ricordo neanche più per che cosa… prima che ricominciassimo a baciarci… e a fare l’amore… ancora un’altra volta… Mi scappa un sorriso mentre realizzo che è tutto vero, che è successo veramente, che non è stata la solita notte che ho passato pensando a lei, ma che lei era davvero qui con me…
Allungo il braccio per spegnere la sveglia, voglio essere io a svegliarla piuttosto che una canzone a caso della radio di rock babbano su cui la mia radiosveglia è costantemente sintonizzata. La guardo mentre dorme, ha un’espressione serena e qualche ciuffo di capelli che le cade sul viso. Comincio a muovere la mano delicatamente sulla sua schiena e la chiamo sottovoce, dandole qualche piccolo bacio sulla testa… poi sulla fronte… poi sulle guance.
“Hey J.D….” ripeto ancora con un tono di voce leggermente più alto, finché lei apre gli occhi strofinandoseli lentamente e mi guarda.
“Cosa c’è? E’ già mattina?” si lamenta con una voce languida.
“E purtroppo mi sa di si…” le dico con un sorriso che lei ricambia prima di riaccoccolarsi a me abbracciandomi ancora più stretto.
“Ma io ho ancora sonno…” protesta.
“Prevedibile… non è che stanotte abbiamo dormito proprio tanto io e te…” commento, e lei tira su la testa, appoggiando il mento sul mio petto e mi guarda con un sorriso, mentre io le passo una mano tra i capelli.
“Non ti sei pentita, vero?” le chiedo con un filo di voce. “Di aver scelto di farlo con me, stanotte… intendo…”
“Tu stai scherzando, vero??” il suo sorriso si allarga ancora. “Non potrei mai essere pentita di qualcosa di così pazzesco come è stato far l’amore con te… E’ stato ancora più incredibilmente bello di quello che avevo immaginato…”
“J.D…. mi offendi! Mi hai sottovalutato!” scherzo, e lei si mette a ridere mentre ci giriamo e ci ritroviamo su un fianco, abbracciati, uno di fronte all’altra.
“Credimi… nei miei pensieri le aspettative erano molto, molto alte…” mi confessa, “ma è stato ancora meglio… è stato davvero speciale… è stato… è stato come non è mai stato prima…”
“Hmmm… nei tuoi pensieri?” ripeto cominciando a baciarle il collo, mentre ripercorro nella mia mente le parole che mi ha appena detto e penso che non potrei essere più felice. “Vorrei sapere qualcosa di più di questi tuoi pensieri…” le sussurro poi maliziosamente.
“Vedremo…” sorride. “Se ti comporti bene uno di questi giorni potrei anche raccontarti ogni singolo dettaglio…” mi provoca.
Continuo a baciarla sul collo, poi lentamente passo sul suo viso e raggiungo ancora una volta la sua bocca.

* Pansy *
Si stacca lentamente e mi guarda mettendomi i capelli dietro l’orecchio, poi apre la bocca ma la richiude subito, poi sorride e scuote la testa, divertito.
“Hey…cosa c’è?” gli chiedo e lui alza di nuovo lo sguardo.
“Vorrei dirti una marea di cose ma…” si ferma e sospira “…lo sai che sono una frana no?” scherza e ci mettiamo a ridere.
“Provaci…” gli dico io passandogli una mano lungo il braccio e rimanendo poi in silenzio mentre lui abbassa gli occhi forse cercando di trovare le parole giuste.
“Era…” inizia a dire e poi torna a guardarmi “…era sempre stato solo sesso… o poco più…” continua a bassa voce “…e non me n’ero mai reso conto che…era… sostanzialmente qualcosa di fisico e basta, era sesso… e invece…” si ferma ancora scuotendo la testa. “Non so come dirle queste cose…” commenta.
“Stanotte per me non è stato solo sesso Ray… è stato qualcosa di più… molto di più…” gli dico inclinando la testa e cercando in qualche modo di farlo sentire meno in imbarazzo.
“Anche per me…” mi interrompe, “…in realtà penso che sia stata… la prima volta che ho fatto davvero l’amore con qualcuno…” continua e poi sorride “…ed è stato con te…”
Sto per dire qualcosa ma poi le parole scompaiono all’improvviso dalla mia bocca e rimango lì a fissarlo, forse con una espressione davvero stupida, forse rossa come un peperone, forse…
Abbasso la testa e la affondo contro il suo collo.
La sua mano scivola lungo la mia schiena e poi lo sento reprimere una risata mentre sento che ferma il tocco all’altezza della piccola fatina che ho tatuata sopra la vita.
“Hey…e adesso cos’hai?” scherzo alzando il viso.
Inarca un sopracciglio e mi guarda malizioso “Hai idea di quanto questo tatuaggio abbia infestato i sogni di ogni singola notte degli ultimi vediamo…quattro mesi?” ride e non riesco a non fare lo stesso.
“L’hai vista quando eravamo in spiaggia vero?” gli chiedo e lui fa un’espressione strana.
“Non solo a dire il vero…” ammette e sorride mentre lo guardo curiosa “Ti ricordi quella volta che con la squadra siamo andati a fare allenamento in quel campo…dov’era in Spagna per quella amichevole…che avevamo gli spogliatoi comuni?” mi chiede e io annuisco sempre più divertita “…diciamo che mentre ti toglievi la divisa ho allungato l’occhio…” ride.
“Smokie!” lo rimprovero in realtà molto fiera di quello che mi ha appena detto.
“E dai non puoi biasimarmi…ok eri dietro quel coso…quel paravento ma ti sei tolta la maglietta a meno di un metro da me!” si difende mentre ridiamo tutti e due.
“Ah ok…questa te la perdono…e solo perché quella volta sono rimasta almeno mezzo minuto buono a fissare quel tatuaggio che hai dietro la schiena…” confesso e vedo che mi guarda mentre gli si dipinge in viso un sorriso soddisfatto.
“Hey…allora vedi che non sono solo io?” scherza.
“In spiaggia avevo notato solo quello sul braccio e già era stato un duro colpo per la mia psiche…” spiego “…poi quella volta in spogliatoio ho visto anche l’altro ed è stato il colpo di grazia…” concludo mentre ride ancora rotolando sopra di me per darmi un bacio.
“Senti…” dice poi a bassa voce guardandomi “…visto che siamo in tema di fissazioni…” mi metto a ridere e poi lo lascio continuare “…è dall’altra sera che ne ho una con te sotto la doccia…”
“Mi stai proponendo qualcosa Smokie?” lo provoco.
“Voglio iniziare la giornata facendo l’amore con te…suona così male?” mi chiede mentre scuoto la testa.
“Direi di no…ma il tuo accappatoio blu lo uso io!” rispondo mentre mi tira su dal letto.


* Ray *
Arriviamo davanti al Ministero, e sarebbe il momento di salutarsi, se non fosse che non riusciamo a smettere di baciarci, di abbracciarci, di stringerci in ogni secondo.
“Io non ho nessuna intenzione di lasciarti andare lì dentro, lo sai questo vero?” scherzo dandole l’ennesimo bacio sul collo.
“Se solo non avessi saltato due giorni degli ultimi tre… giuro che mi darei malata…” si lamenta, e mi fa un sorriso.
“Riesco a pensare ad almeno un miliardo di cose che potremmo fare invece che andare al lavoro oggi…” riprendo senza staccare la mia bocca dalla sua pelle.


* Pansy *
“Così non mi aiuti Smokie…” rido mentre gli passo una mano tra i capelli “Lo sai che da oggi siamo ufficialmente molto più patetici e senza speranza di prima?” gli chiedo e lui inclina la testa.
“Già…me ne stavo rendendo conto…ormai siamo irrecuperabili…” risponde guardandomi “Ormai raggiungiamo livelli che nessuno può eguagliare…” ride.
“Però pensavo che se ci impegniamo magari riusciamo a diventare ancora più irrecuperabili…” gli propongo a bassa voce.
“Non hai nemmeno idea di quali pensieri mi abbiano sfiorato la mente mentre dicevi questa frase J.D.!” esclama mentre gli metto le mani intorno al collo.
“Oh ne ho un’idea molto chiara Smokie…li ho appena avuti anche io!” scherzo per prenderlo in giro mentre ci mettiamo a ridere.


* Ray *
“A che ora finisci il tirocinio?” mi chiede.
“Alle 5” rispondo continuando a tenerla stretta.
“Allora ti passo a prendere e mi accompagni per shopping natalizio!” mi dice entusiasta.
“Shopping natalizio?” ripeto guardandola storto.
“Siiiii, tra poco è Natale!!” esclama con un sorriso.
“Beh, io detesto il Natale, ma adoro te… quindi vada per lo shopping natalizio!” accetto.
“Come sarebbe che detesti il Natale??” protesta. “Guarda che dobbiamo fare anche l’albero insieme!”
“L’albero di Natale??” chiedo inarcando un sopracciglio in segno di disapprovazione.
“Sai quella cosa verde di forma tipo triangolare che a dicembre si decora con palline, nastri e cose del genere??” mi prende in giro.
“So cos’è un albero di Natale, grazie…” ribatto. “Ma non si potrebbe evitare??”
“Non se ne parla nemmeno!” replica.
“Ok, te ne approfitti perché sai che farei qualsiasi cosa per te!” commento dandole un bacio. “Dopo lo shopping andiamo a mangiare qualcosa al pub?” propongo.
“Certo… e magari poi andiamo a casa mia?” mi chiede con un sorriso malizioso.
“Non vedo l’ora, J.D….” le sussurro ricominciando a baciarla.


* Pansy *
“Ora devo assolutamente andare Smokie…se arrivo in ritardo anche oggi il capo mi ammazza…” gli dico a malincuore.
“Deve farci l’abitudine…” ride lui.
“Penso che Aaron avrebbe qualcosa da obiettare a questo ma cercherò di spiegargli che ho questo ragazzo che trova abbastanza difficile lasciarmi uscire dal letto in tempo la mattina…” commento fingendomi pensierosa.
“…digli che trova difficile non solo lasciarti uscire dal letto, ma anche smettere di baciarti e anche smettere di immaginarti senza vestiti e…”
“Smokie! Dobbiamo farci una cura di film di alieni lo sai?” lo interrompo “Per contrastare questo spirito da film romantico che ormai è calato prepotentemente su di noi! E anche per contrastare questo tuo continuo ripetere quanto ti piaccio di più senza piuttosto che con i vestiti!” ci mettiamo a ridere.
“Hey sono una persona sincera…non è un pregio di solito?” si difende lui.
“Giusto…alla fine me l’hai ripetuto solo una decina di volte stanotte…” lo prendo in giro.
“Non mi pare che ti dispiacesse il fatto che non avevi addosso assolutamente niente…beh a parte me…” continua con quel sorriso terribilmente malizioso che gli ho visto fare centinaia di volte ormai.
“Piantala!” rido scuotendo la testa imbarazzata “Sono una ragazzina innocente io!” esclamo convinta e lui scoppia a ridere.
“Strano avevo avuto tutt’altra impressione…” commenta beccandosi una colossale sberla sul braccio “Ahia!” si lamenta e poi mi guarda “Sai forse è ora che tu vada al lavoro…” dice fingendosi offeso.
Mi giro a guardare l’ora sul torrione del ministero e vedo che ha ragione.
“Allora vengo in ospedale alle cinque ok?” gli chiedo schioccandogli un ultimo bacio e lui annuisce mentre mi affretto su per gli scalini e oltre il portone principale.


Raccontato Da : raysullivan


Date: venerdì, 01 dicembre 2006

Time: 10:55
In:

Premessa

In questo post c’è una piccola parte dal punto di vista di Hecate (la parte in corsivo), scritta interamente da Lys! Grazie!
Ringrazio inoltre Gio per aver costruito insieme a me il dialogo tra Draco e Ray!
Ultima nota: questo post è strettamente collegato all’ultimo post di Pansy che trovate qui sotto… In altre parole, se non avete letto quello di Pansy capirete poco di questo… ;P
Buona lettura!


Ray

Cretino cretino cretino!! E’ un’ora che giro senza meta per la città deserta, prendendo a calci ogni cosa che trovo sulla mia strada, riflettendo su quanto sono stronzo, e senza riuscire a spiegarmi come ho fatto a reagire in quel modo… a dire quelle cose… a comportarmi come uno psicopatico deficiente, immaturo e maniaco… Ma cosa diavolo mi è preso???
Mi lascio cadere su una panchina e mi appoggio in avanti tenendo la testa tra le mani. Ho rovinato tutto. Non vorrà nemmeno più guardarmi in faccia. Tutto questo tempo per accettare i sentimenti che provo per Pansy, per capire che sono innamorato pazzo di lei… per trovare il coraggio di farsi avanti e scoprire che anche lei prova le stesse cose per me, e poi rovino tutto in tre minuti. Perché sono un idiota, perché non so gestire la mia gelosia.
O forse perché davvero sono di fronte ad una storia con cui non posso e non potrò mai competere. Forse in fondo è Draco quello che vuole, e io sono solo uno di passaggio. Cosa diavolo ci facevano lì abbracciati alle tre di notte?? Loro due, la coppia perfetta, la storia d’amore per eccellenza.
Non avevo comunque il diritto di dire quello che ho detto. Non avevo il diritto di andare fuori di testa. Di rinfacciarle con chi è andata a letto e con chi no. Proprio io poi, che non saprei quantificare nemmeno con un numero approssimativo il numero di ragazze che mi sono portato a letto.
Sono un emerito stronzo.
Ci tenevo tanto ad ottenere la sua fiducia, a costruire questa nostra storia su delle basi solide, perché la amo da morire, perché quello che provo per lei è indescrivibile. E per paura di perderla ho gettato tutto al vento, nel peggiore dei modi. Mi si accavallano nella mente mille pensieri, frasi, emozioni, immagini. Draco che mi dice quanto erano perfetti insieme, Leyla che insinua che con gli altri Pansy non aveva mai voluto aspettare… e dall’altro lato il suo sorriso, i suoi baci, le sue mani… il suo modo di ridere, e quello sguardo… quello sguardo che non vedrò mai più rivolto a me.
Abbasso la mano sinistra continuando a tenere la testa appoggiata sulla destra, e guardo l’ora. Sono passate le quattro. Hecate svilupperà sicuramente istinti omicidi nei miei confronti, ma io le devo assolutamente parlare. Se resto ancora un po’ in giro da solo ad arrovellarmi il cervello e a ripetermi quanto sono imbecille, rischio di impazzire.


Hecate

Qualcuno sta bussando alla porta. Mugugnando alzo il viso dal cuscino e guardo l’ora segnata sull’orologio: le 4.10. Chiunque sia, ha sicuramente istinti suicidi. Mi trascino giù dal letto, rotolando sul pavimento. Mi rialzo e barcollando arrivo all’ingresso, col viso inespressivo, ancora mezza addormentata.
Apro la porta e vedo Ray davanti a me. Apre la bocca, ma prima che possa dire qualcosa, gli sbatto la porta in faccia.
“Hey! Sarebbe educazione questa?!” dice battendo sulla porta.
Io mi dirigo verso il mobiletto in cui tengo la scorta di caffè. “Parla proprio quello che si presenta alle quattro di notte!”
“Ma non puoi lasciarmi qui!”
“Infatti non ti lascerò lì. Se ci tieni così tanto ad entrare, puoi aspettare ancora” dico con voce abbastanza forte da farmi sentire da lui. Meno male che le pareti sono magicamente insonorizzate, altrimenti mi sarei beccata chissà quante fatture...
“E non provare a materializzarti, perché ti stordisco lanciandoti addosso la caffettiera!” esclamo brandendo la caffettiera colma di caffè. Ne verso una dose generosa in una tazza e bevo di gusto.
Quando decido di essere sufficientemente sveglia e di aver tenuto fuori Ray abbastanza a lungo, decido di aprigli la porta.
Finge un’espressione da cane bastonato.
“A-ha, non attacca, non riuscirai a farmi sentire in colpa” dico lasciandogli la porta aperta e andando verso il divanetto.
“Sei una persona senza cuore, questo lo sai, vero?” dice chiudendosi la porta alle spalle, per poi seguirmi.
Mi siedo incrociando le gambe e portando la tazza alle labbra, sorseggiando il caffè.
Lo vedo gettarsi sul divano e allargare le braccia sullo schienale, guardandomi.
“Lo sai che hai un aspetto orribile?” gli domando osservandolo meglio.


Ray

“Grazie… non mi guardo allo specchio da diverse ore ma più o meno lo immaginavo” sospiro.
Sorseggia ancora il suo caffè, guardandomi con espressione impenetrabile. “Dimmi… quale assurda motivazione ha elaborato il tuo cervellino bacato per farti venire qui, ad interrompere il mio più che meritato sonno?”
“Sono un cretino…” rispondo secco, tirando su le mani e lasciandole poi ricadere sulle mie gambe.
“E tu fai questa scoperta scientifica sensazionale alle quattro di notte e decidi di venire subito a condividerla con la sottoscritta??” mi domanda con un sorriso ironico, e io semplicemente la guardo, con gli occhi persi, cercando di riassumere le idee per spiegarle cosa è successo.
“Che hai combinato, Sullivan?” mi chiede ora con tono più serio.
“Ho fatto un casino con Pansy…” mi lascio uscire con un filo di voce, “ho rovinato tutto…”
“Già???” esclama sorpresa. “Cristo santo, Ray, tutto questo tempo per svegliarti con lei, e dopo qualche giorno mandi già tutto al diavolo?? Che è successo?”
“E’ successo che circa un’ora fa dopo che l’ho salutata, sono tornato davanti a casa sua perché avevo dimenticato una cosa, e… l’ho trovata abbracciata con Draco...” le spiego.
“Abbracciata… abbracciata come amici?” mi domanda.
“Si, credo di si…” rispondo, “…ma io… io non ci ho più visto e… ho dato fuori di testa…”
“Hai dato fuori di testa in che senso? E fino a che punto?” mi guarda preoccupata.
“Ho cominciato ad urlare come un pazzo… mi sono comportato da vero coglione… le ho detto delle cose orribili…” confesso.
“Cose orribili tipo?” mi domanda assumendo già l’aria di rimprovero.
“Tipo…” comincio, e faccio una pausa per trovare il coraggio di continuare, “…tipo che di sicuro con Draco e gli altri non aveva problemi ad andarci a letto…” continuo con la voce più bassa.
“Cosa???” urla lei. “No, scusa, torna un attimo indietro e spiegami le cose per bene! Come sei arrivato a dire una cosa del genere?”
“L’altro giorno quando ci siamo messi insieme” inizio a spiegare rendendomi conto che le mancano dei tasselli, “abbiamo deciso di aspettare… cioè… lei aveva delle perplessità, e un po’ di paura a fidarsi di me…”
“Giustamente peraltro…” non si lascia sfuggire l’occasione di commentare.
“Ok, giustamente…” ripeto, “sono consapevole di non essere la persona più affidabile di questa terra!” esclamo allargando le braccia e lei mi lancia un’occhiata bevendo ancora un sorso di caffè. “Comunque…” riprendo, “lei mi ha detto che era troppo presa di me, che preferiva aspettare, e io lo trovavo giusto, del resto ci tengo da morire a lei, ed era importante per me che si fidasse, che capisse quanto sono innamorato…”
“Ok ok, salta la zona melassa e vieni al dunque!” mi interrompe Hecate facendomi segno di continuare.
“Il dunque è che quando l’ho vista con Draco ho perso il controllo delle mie parole e ho finito per dirle che scommetto che con lui non aveva tutti questi problemi ad andarci a letto…” ammetto allargando le braccia, mentre lei mi guarda incredula e si lascia scappare una risatina ironica.
“Sullivan… sei spacciato…” mi dice scuotendo la testa, con la sua tipica schiettezza. “Completamente spacciato… oltre che idiota…”
“Grazie… lo so… so entrambe le cose…” commento con un sospiro, chiudendo gli occhi e lasciando andare indietro la testa sulla spalliera del divano.
“Come diavolo ti è saltato in testa…” riprende poi.
“Non so cosa dirti!” la interrompo nervoso, “sono un idiota! E’ andata come ti ho detto, l’ho vista abbracciata con Draco e non ci ho più visto… Lei mi ha detto che tra loro non c’è più niente, che sono solo amici, ma io sono geloso marcio di lui, le sta sempre addosso, ha questo cazzo di istinto protettivo nei suoi confronti, mi viene a dire che tra loro le cose erano così speciali e meravigliose… è troppo, molto più di quanto io riesca a sopportare!”
“Ma ti rendi conto, vero, che questo non giustifica quello che hai detto a lei?” mi domanda aggrottando la fronte.
“Certo che mi rendo conto!” mi difendo. “Sono stato il primo a riconoscere di essere un deficiente!”
“Beh, Ray…” scrolla le spalle un po’ perplessa dopo qualche istante di silenzio. “Valle a parlare e dille che sei un cretino…”
“Non è così semplice…” sorrido nervoso, “non credo mi sarà molto facile farmi ascoltare da lei… Credo che non voglia nemmeno più guardarmi in faccia…”
“Forse non avrebbe tutti i torti, ma sinceramente… non penso che assuma una posizione così drastica. Anche lei è stracotta di te, e immagino che sia disposta a passare sopra questa storia, se riesci ad essere abbastanza convincente…” mi dice guardandomi con la testa leggermente inclinata.
“Dici?” le chiedo indeciso.
“Oh Sullivan, non sono la tipa adatta da cui cercare rassicurazione!” protesta. “Domani mattina, cioè… tra un paio d’ore, ti muovi e vai a cercarla! Non hai altra scelta del resto, è l’unica possibilità che hai!”
“E se fosse davvero Draco quello che lei vuole?” domando quasi tra me e me. “Se fosse che davvero è solo questione di tempo prima che loro due si rendano conto di essere fatti l’uno per l’altra e decidano di tornare insieme?”
“Ray… a quanto ne so la loro storia è chiusa per sempre, ma non ho la sfera di cristallo per poterti assicurare che non succederà mai niente di tutto questo” mi dice sinceramente. “Se ci tieni a lei devi metterti in gioco, prenderti i tuoi rischi, e imparare a fidarti di lei. Non c’è altra strada”
Chiudo ancora gli occhi e deglutisco, portando le mani dietro la testa.
“Ci tengo eccome a lei… mi sento mancare l’aria al solo pensiero che potrei averla persa…” ribatto con un filo di voce.
“E allora vai e giocati tutto…” replica Hecate. “Non posso assicurarti che andrà bene, ma per quello che può valere il mio intuito, io credo che Pansy sia davvero persa dietro a te”
“Ce l’hai una birra?” le chiedo girandomi a guardarla dopo qualche istante.
Lei mi guarda vagamente divertita e scuote la testa. “Non so che ho fatto per meritarmi un disastro di amico come te…” commenta ironica. “Vai a prendertela” aggiunge poi indicando la cucina con un cenno.
“Grazie” le dico alzandomi e le do un bacio sulla guancia prima di incamminarmi verso il frigo.
“Non avvicinarti troppo che non ti ho ancora perdonato per avermi svegliato a quest’ora!” mi avverte minacciosa. Mi scappa un sorriso mentre stappo la mia bottiglia di birra e comincio a bere.

* * *

Arrivo all’università poco prima delle nove, con un gran mal di testa e meno di due ore di sonno alle spalle. Non so nemmeno cosa ci faccio qui, non credo di essere in grado di seguire delle lezioni, né tanto meno di studiare. Tutto quello a cui riesco a pensare è lei, quello che è successo stanotte, e quello che le dirò quando la vedrò oggi. Non so nemmeno se lei consideri ancora di avere un appuntamento con me quando uscirà dal ministero, ma io comunque ci sarò.
Qualcuno mi passa un volantino con le indicazioni per una qualche festa universitaria, do un’occhiata distrattamente a quello che c’è scritto sopra, camminando lentamente e a testa bassa verso l’aula, quando una figura mi si para davanti e io istintivamente sollevo gli occhi.
“Ti posso parlare un attimo?” Draco Malfoy è di fronte a me e mi sta guardando con un’espressione seria e decisa.
Ricambio lo sguardo senza dire nulla, poi appallottolo il volantino e lo getto nel cestino della carta poco più in là. Mi giro di nuovo verso di lui.
“Cosa vuoi?” gli chiedo freddo, sistemandomi lo zaino sulla spalla.
“Volevo solo…” comincia ed abbassa un attimo gli occhi, sembra nervoso. “Insomma ieri notte…” riprende, “non prendertela con Pansy, non è colpa sua” conclude riportando nuovamente lo sguardo su di me.
“Senti, Draco” ribatto con un sospiro cercando di non suonare aggressivo in alcun modo, “se sei venuto di nuovo a dirmi quanto sia speciale il vostro magnifico rapporto, risparmia il fiato perchè credo di aver colto il concetto fin troppo bene…”
“Non sono venuto a dirti quello” si affretta a rispondere. “Solo che… avevo solo bisogno di fare due chiacchiere, devo abituarmi al fatto che state insieme e che è meglio se non le giro più tanto intorno…”
Il suo tono è calmo e francamente sembra… dispiaciuto. Non ha voglia di attaccar brighe, è davvero venuto per parlare. Lo guardo un attimo con sospetto, poi decido di cambiare tono anch’io.
“Ok, ascolta…” annuisco, “resettiamo tutto… non sono certo fiero della mia reazione di ieri sera…” ammetto. “E… ok, credo anch’io che io e te abbiamo bisogno di farci due chiacchiere. Ti va un caffè?” propongo abbozzando un sorriso.
Mi guarda un po’ incerto poi scrolla le spalle. “Perché no?” risponde accettando l’offerta di pace. “Ma offro io e non si accettano lamentele ne tanto meno rifiuti!” riprende deciso.
“Va bene, come vuoi tu” annuisco, mentre ci incamminiamo verso l’uscita.
“Ma non avevi lezione?” mi chiede fermandosi un attimo ed indicando l’aula verso cui ero diretto.
“Lascia perdere, stavo già pensando di disertare” rispondo, “ho tutt’altro per la testa stamattina”
“Capisco…” commenta mentre raggiungiamo il bar dell’università e senza dirci più nulla ci prendiamo un caffè a testa e ci sediamo ad un tavolo.
“Dunque Yankee… sarò sincero con te” esordisce quando siamo seduti e io sollevo la testa per guardarlo dritto negli occhi, “ti ho sempre trovato odioso soprattutto a causa del mio esagerato istinto protettivo nei confronti di Pansy” mi dice chiaramente. “Ma ora voi due state insieme, e io ora sono un suo amico… e ripeto, solo un amico” ribadisce. “E mi sembra giusto nei suoi confronti che io almeno ci provi ad avere un rapporto civile con te…” conclude cercando il mio sguardo, probabilmente cercando di cogliere la mia reazione.
“Ok… tanto per cominciare grazie per la sincerità” comincio inclinando leggermente la testa e girando lo zucchero nel mio caffè. “Ed ecco… mi fa molto piacere quello che hai detto perché… beh, diciamo che il nostro rapporto non è cominciato nel migliore dei modi. Ma a quanto pare tu sei una parte molto importante della vita di Pansy…” continuo con sincerità mentre sento la fitta di gelosia che puntualmente mi prende la bocca dello stomaco… “Che mi piaccia o no, non posso fare altro che accettare la cosa. E visto che io tengo da morire a lei, sono disposto a fare tutto il possibile perchè si crei un rapporto civile tra noi due” sollevo ancora gli occhi verso di lui. “Sempre che lei voglia ancora avere a che fare con me dopo ieri notte…” aggiungo poi con un sospiro.
“Sul fatto che sei un idiota, yankee, non credo che cambierò idea tanto facilmente…” mi dice lasciandosi scappare un sorriso, e poi mi guarda serio. “Pans è cotta da morire di te, sono mesi che si vede, solo tu non te ne eri accorto. E credi davvero che ti lascerebbe andare così?” mi domanda deciso, inarcando un sopracciglio. “Pansy era a pezzi dopo che avete litigato” riprende con un sospiro, “davvero fidati, la conosco bene, è innamorata persa di te e non sarà certo una litigata a dividervi” conclude accennando un sorriso.
E’ chiaro che gli costa dire queste cose, e non me le direbbe se non le pensasse davvero, non certo lui. La conosce bene, probabilmente hanno anche parlato… forse lei gli ha parlato di me, di quello che prova per me…
“Credi… credi che se le andassi a parlare… se le chiedessi scusa…” comincio con un po’ di esitazione, “perchè vedi… sono andato decisamente fuori ieri notte…” ammetto scuotendo la testa, “ero fuori di me e ho detto cose che…” lascio cadere il discorso.
“…che non pensavi…” prosegue lui la mia frase. “Si lo so, capita a tutti. Ma vedrai che anche Pansy lo ha capito e se andrai a scusarti si sistemerà tutto” mi dice con quello che probabilmente è il primo vero sorriso che mi rivolge da quando ci siamo conosciuti. “E poi la tua scenata è una prova inconfutabile di quanto tieni a lei no? Sì, beh, magari è un modo un po' contorto di dimostrarlo, però se poi funziona dimmelo che magari ci provo anche con Hermione. Sia mai che sia la volta buona con quella zucca dura lunatica… poi dice a me che sono una serpe…” continua quasi borbottando tra sé e sé ed incrociando le braccia, con una sorta di broncio sul viso che ormai comincio a riconoscere come un’espressione tipica di lui, e mi scappa un sorriso.
“Certo che se imparassi a gestire un po’ la mia gelosia, sarebbe tanto di guadagnato per tutti…” commento poi e lui annuisce convinto. “Questo sicuramente, yankee! Vedo che cominci a ragionare!” mi dice indicandomi, e io sorrido un po’ imbarazzato.
“Ma a proposito di Hermione” riprendo cambiando discorso, “mi piace molto. Abbiamo parlato un po’ l'altra sera, è molto simpatica, e davvero in gamba. Mi ha parlato di voi… ci tiene molto a te, sai?”
“Si certo... così tanto da tirarmi una scarpa dietro l'altro giorno con il preciso intento di prendermi in piena faccia con il tacco!” mi dice sarcastico e poi fa un pausa, mentre tutti e due sorridiamo. “Lo so che è davvero in gamba però…” aggiunge, e poi mi guarda perplesso. “Ti ha parlato di me? E cosa ti ha detto?” riprende con uno sguardo decisamente interessato.
“Mi ha detto che tiene moltissimo a te ma che è preoccupata per la distanza che c'è tra voi due, e questa cosa la scoraggia, la butta giù” gli dico con sincerità ricordando le parole e l’atteggiamento di Herm. “Vorrebbe venirti più vicino, ma ha come l'impressione di non riuscirci, che tu gli sfugga via…”
“Anche Pansy dice che Herm si lamenta che la trascuro, che esco sempre con i miei amici e non la invito… ma è perchè c'è Leyla, si odiano…” sospira. “Ma Pansy dice che me ne dovrei fregare di Leyla…” continua, e poi mi guarda serio. “Ieri notte stavamo solo parlando di questo, sai? La stavo solo stressando con i miei problemi sentimentali con Hermione, sperando che lei essendo una ragazza potesse aiutarmi a capirla, tutto qui…”
Ok, se voleva farmi sentire ancora più un idiota di quanto mi sentissi, direi che ci sta riuscendo…
“Certo che se stai a badare a tutte le persone che odia Leyla, non ne esci vivo…” riprendo poi il suo discorso sorridendo ironico.
“Già hai ragione…” annuisce, sorridendo anche lui. “Tu che faresti al mio posto?” mi chiede poi a bruciapelo. “Con Hermione intendo”
“Beh, se tieni a lei…” comincio riflettendo, “…ti direi di fare in modo di passare più tempo con lei, di lasciarla avvicinare di più, di farla entrare di più nella tua vita e dentro di te. Sta disperatamente cercando di farlo. E fregatene di quello che dicono o pensano gli altri. Dai una chance a voi due, e alla vostra voglia di stare insieme e di avvicinarvi… Ci sono delle differenze tra di voi, ma non sono insormontabili, e per la maggior parte sono solo una montagna di pregiudizi e di odi senza senso”
“Sì ma… se tu sapessi cosa c'è stato dietro… Se hai tempo poi fattelo raccontare da Pansy come trattavo a scuola Hermione, e poi dimmi se non è normale che abbiamo tutte queste paure…” dice amareggiato. “Però forse hai ragione… dovrei fare così…" si fa pensieroso.
“Draco, tutti abbiamo commesso degli errori…” gli dico sinceramente. “Se dovessi mettermi a sommare tutte le stronzate che ho fatto da adolescente…” commento con un mezzo sorriso lasciando cadere la frase. “Herm è una ragazza molto intelligente, di sicuro si rende conto di quello che eri e quello che sei ora… ed evidentemente ha capito e perdonato. Altrimenti non avrebbe nemmeno mai permesso che vi avvicinaste”
Mi osserva in silenzio, sembra immerso nei suoi pensieri, e per qualche istante sorseggiamo i nostri caffè senza dire nulla.
“Certo che… voglio dire… prima ci detestiamo e ora… sembriamo quasi due amici!” esclama lui ad un certo punto e tutti e due ci mettiamo a ridere.
“Già… siamo tipi strani…” confermo.
“Si però… temo che una cosa non me la perdonerà mai…” si intristisce per un attimo, e io mi domando a cosa si stia riferendo, ma non ho il coraggio di chiederlo. “Comunque… credo che darò retta a te e Pansy che siete la coppia perfetta dell'anno” aggiunge subito cambiando discorso, “e se i vostri consiglio funzionano prometto che vi porto a cena fuori!” esclama con un sorriso convinto.
“Cena a quattro?” propongo sorridendo ed inarcando un sopracciglio.
“Affare fatto!” annuisce.
“Spero solo che continueremo ad essere una coppia io e lei…” commento con un sorriso un po' preoccupato. “Penso di andarla a cercare subito, sai… voglio parlarle ora… tu che dici?”
“Si fidati, prima vi chiarite e prima potrete tornare a fare i piccioncini senza stressare con le vostre pene d'amore noi poveri infelici cuori solitari” mi prende in giro ridacchiando.
“Beh… non mi resta che ringraziarti per la chiacchierata, Draco” esclamo dopo qualche istante con un sospiro mentre entrambi ci alziamo in piedi.
“Figurati” scrolla le spalle con un sorriso. “In fondo non sei male per essere uno yankee, Ray. Potresti anche diventarmi simpatico un giorno, chi lo sa…” mi dice divertito.
Io abbasso la testa sorridendo, poi sollevo gli occhi verso di lui e gli tendo la mano. Lui me la stringe dopo avermi guardato qualche secondo.
“Buona fortuna, Yankee” mi dice con un sorriso.
“Buona fortuna, Malfoy” ribatto annuendo, prima di salutarlo e incamminarmi verso il ministero.

* * *

Non sono nemmeno le dieci quando mi materializzo davanti al ministero. La conversazione con Draco mi ha rassicurato e ora mi sento un po’ più fiducioso, ma questo non toglie che Pansy sarà sicuramente ferita dalle mie parole, e probabilmente anche molto arrabbiata con il sottoscritto. Non uscirà da qui prima dell’una, ma non posso aspettare così tanto, devo assolutamente provare a parlare con lei prima. Non lasciano entrare chiunque qua dentro, ma cercherò di farla avvertire in qualche modo, di farle sapere che sono qui. Probabilmente non mi vorrà nemmeno vedere, ma devo tentare il tutto per tutto.
“Ray!” mi sento chiamare quando sono all’entrata dell’edificio e mi volto.
“Ciao Katey” cerco di accennare un sorriso. Non l’ho più vista dalla sera in cui ci siamo lasciati e non so nemmeno se sappia di me e J.D.
“Rientro ora dalla pausa caffè. Che ci fai tu qui?” mi chiede col suo solito tono vivace.
“Stavo cercando Pansy…” rispondo un po’ esitante.
“Pansy? Non la vedo da una settimana” mi dice, e io la guardo con aria interrogativa… credevo che lavorassero insieme… “Negli ultimi giorni io sono stata assegnata ad un altro ufficio fuori Londra” mi spiega, “e oggi dovevamo vederci qui, ma lei non è venuta”
“Non è venuta?” ripeto sorpreso.
“Mi hanno detto che ha chiamato stamattina dicendo che non stava bene e che rimaneva a casa, è tutto quello che so” riprende allargando le braccia, e io abbasso la testa infilandomi le mani in tasca. Dev’essere stata malissimo stanotte, ed è stato tutto per colpa mia…
“Tutto bene?” mi chiede Katey avvicinandosi.
“Si si…” annuisco. “E’ che credo di aver combinato un casino…”
“Un casino?” ripete confusa. “Ma state insieme voi due o no?”
“Si… cioè… a dir la verità non lo so più…” mi correggo passandomi una mano tra i capelli. “Scusa, ora devo proprio andare, ci vediamo uno di questi giorni, ok?” aggiungo poi improvvisamente. “Grazie di tutto”
“Ok, certo. Buona fortuna!” esclama con un sorriso un po’ smarrito, mentre mi smaterializzo.
Arrivo davanti a casa di Pansy e mi appoggio un attimo alla porta cercando di racimolare il coraggio necessario per farmi vedere e per parlarle, preparandomi alla peggiore delle reazioni.
Faccio un respiro profondo e suono alla porta. Dopo alcuni secondi sento un rumore confuso, qualche passo, poi la porta si apre e lei mi guarda, senza dire una parola. Gli occhi stanchi di chi non ha dormito, i capelli sciolti un po’ spettinati, e un’espressione seria e arrabbiata sul volto, tutta indirizzata a me.
“Cosa vuoi?” mi chiede secca.
“Ho… ho bisogno di parlarti…” tiro fuori con un filo di voce e un’aria colpevole.
“Non pensi di avermi già detto abbastanza?” mi domanda fredda con le braccia incrociate.
“Pansy… io…” comincio abbassando la testa un po’ esitante, e lei senza aggiungere altro si gira e se ne va nella sua camera lasciandomi lì.
La guardo allontanarsi, poi faccio un passo in avanti entrando in casa e chiudo la porta alle mie spalle. Mi tolgo la giaccia, la lascio cadere sul divano e lentamente mi avvicino a camera sua. Lei è lì seduta sul letto e mi sta fissando senza dire una parola, con uno sguardo ferito. Avrei preferito mille insulti ed urla che questo silenzio e quello sguardo su di me.
Mi avvicino ancora a lei, poi mi fermo.
“J.D. mi dispiace, mi dispiace davvero, mi sono comportato da perfetto stronzo e…” le dico con la voce rotta mentre lei mi ascolta in silenzio, “ho bisogno di parlarti, e di spiegarti… Ho perso la testa, e ho detto cose che… che non pensavo e che non avrei mai dovuto dire…”
“Hai una vaga idea di quanto mi abbia fatto male sentirmi dire quelle cose da te?” mi accusa.
“Si, me ne rendo perfettamente conto” mi affretto a dire, “è per questo che ti sto dicendo che…”
“Cazzo, Ray, sono innamorata di te da morire!” mi interrompe sbottando, con la voce rotta. “E in nome di quello che ci siamo detti, e di quello che dici che provi per me, credo di potermi meritare un po’ di fiducia senza che tu vada via di testa solo perché mi vedi con Draco!”
“Pansy, hai ragione… mi dispiace… mi dispiace da morire, sono un idiota…” riprendo avvicinandomi ancora al letto ed accucciandomi davanti a lei. Prendo le sue mani nelle mie e la guardo negli occhi. “Io… non ho mai provato per nessun’altra quello che provo per te” le dico sinceramente, “e quando ti ho vista lì con lui… io… ho avuto paura di perderti e… e non ci ho più visto, mi dispiace… sono davvero un cretino” concludo chiudendo un attimo gli occhi e scuotendo la testa.
Lei mi mette una mano sul viso e io sollevo lo sguardo verso di lei. “Io voglio stare con te Smokie… non voglio tornare con Draco… non voglio stare con nessun altro…” mi dice, e il suo tono di voce è cambiato. Le sorrido e lentamente mi alzo in piedi, lei viene su con me ed io la abbraccio.
“Mi dispiace, ti prometto che non succederà più…” le sussurro mentre lei si stringe a me.
“Non sarai più geloso?” mi chiede, ed io sorrido.
“Beh, questo non posso promettertelo…” rispondo guardandola negli occhi e anche lei sorride scuotendo la testa. “Ti posso promettere e stragiurare che non andrò mai più fuori di testa così, questo si. Ma voglio essere sincero con te… anche se farò di tutto per nasconderlo, ho proprio paura che un po’ geloso con te lo sarò sempre…” ammetto.
“Anche di Draco?” mi domanda.
“Soprattutto di Draco…” sorrido. “Però non te ne devi preoccupare, perché ho capito quanto è importante per te, e sono sicuro di riuscire gestire la cosa… Anzi, io e Draco siamo quasi diventati amici, sai?” le dico poi e lei mi guarda smarrita.
“Come, scusa?” inclina la testa con un’espressione interrogativa.
“Stamattina ci siamo visti in università e siamo andati a prendere un caffè insieme” le spiego. “Ci siamo seduti al bar, abbiamo fatto due chiacchiere e… mi sono trovato bene con lui, è un ragazzo in gamba… è forte!” esclamo convinto.
“Mi stai prendendo in giro?” mi chiede incredula e un po’ divertita.
“No, giuro!” scoppio a ridere. “E’ tutto vero!”
“Sono… direi quasi commossa da questa dimostrazione di maturità da parte di entrambi!” annuisce sorridendo, soddisfatta e ancora sorpresa dalla notizia.
“Beh… vedi che non siamo poi così male…” commento. “Ho dimenticato di dirti che gli ho messo un lassativo nel caffè, però…” scherzo, e lei si mette a ridere dicendomi che sono il solito scemo.
“Davvero, J.D….” riprendo poi facendomi serio e guardandola dritto negli occhi, “ci tengo troppo a te e farei qualsiasi cosa…” continuo, e lei mi interrompe mettendomi le braccia al collo e dandomi un bacio.
Le metto le mani sul viso, poi la stringo a me, continuiamo a baciarci ed è tutto come prima, se non ancora meglio, con la voglia di non staccarci mai… Non smettiamo neanche per un istante… sento la sua pelle, i suoi capelli, la sua bocca, il suo collo, e siamo sempre più vicini, sempre più coinvolti, sempre più intrecciati. Poi le sue mani si infilano sotto la mia maglietta, lungo la mia schiena… poi passano davanti sul petto e scendono fino al bottone dei miei jeans…
“Hey J.D…. che stai facendo?” le chiedo con un sorriso e la fermo prendendo le sue mani ed intrecciandole alle mie.
“Ray… non fermarmi… è troppo importante per te e… non voglio più aspettare…” mi dice guardandomi negli occhi.
“No, un attimo…” sorrido, “mi stai dicendo che ora vuoi fare l’amore con me per quella ignobile scenata che ti ho fatto ieri?”
“No, non è per quello… lo voglio fare anch’io!” mi dice convinta. “L’ho sempre voluto fare, tanto quanto te! Avevo solo deciso di aspettare un po’ per i motivi di cui abbiamo già parlato. Ma se tu pensi che io voglia aspettare perché non tengo abbastanza a te, o perché non mi piaci abbastanza… beh, allora non voglio aspettare un secondo di più!”
“Pansy…” la guardo incredulo allontanandomi leggermente da lei, “ieri ero fuori di me, e ho detto delle cose che non pensavo! Ho capito perfettamente perché vuoi aspettare, e non voglio assolutamente farti pressioni… né tanto meno voglio che tu finisca a letto con me in seguito a quello che è successo ieri…” scuoto la testa.
“Ma Ray…” comincia.
“Niente ma!” la interrompo. “Voglio davvero che ti fidi di me! Tutto quello che ti ho detto in proposito era vero! E ora ho combinato un casino, e fidarti di me ti sarà ancora più difficile di prima, immagino… Quindi, discorso chiuso!” aggiungo con un sospiro, e lei mi guarda pensierosa. “Beh, per il momento…” mi correggo piegando la testa un po’ imbarazzato ed accennando un sorriso.
“In sostanza non mi vuoi, eh Smokie?” mi chiede lei fingendo un’espressione offesa e sorridendo.
“Non provocarmi…” la minaccio scherzando, inarcando un sopracciglio ed indicandola, e lei si mette a ridere.
La tiro verso di me e la abbraccio ancora. “Piuttosto… quanto hai dormito stanotte per colpa dell’idiota qui presente?” le chiedo quasi sottovoce. “Hai gli occhi stanchissimi…”
“Hm… circa un’ora…” ammette. “Sono abbastanza distrutta in effetti… E tu come hai fatto ad entrare in casa poi stanotte?” mi domanda. “Le tue chiavi sono ancora qui…”
“Non ci sono entrato…” rispondo tranquillo. “Sono andato a buttar giù dal letto Hecate alle quattro… Se possibile ora mi odia ancora di più di quanto mi odiasse prima!” le spiego mentre ci mettiamo a ridere tutti e due.
“Anche io ho dormito tipo un’ora o due stanotte…” riprendo. “Se ti propongo di buttarci sul letto pensi male?” le chiedo poi.
“Beh, che sei un tipo poco raccomandabile lo sanno tutti…” scherza, facendo un paio di passi indietro e lasciandosi cadere sul suo letto, tirandomi giù con lei.
Ci scambiamo ancora qualche bacio, poi mi sdraio supino. Lei si sistema di fianco abbracciata a me, con la testa sulla mia spalla e la mano appoggiata sul mio petto. Io con una mano tengo la sua, e con l’altra la accarezzo sulla schiena e tra i capelli, tenendola stretta a me. Chiudiamo gli occhi e senza accorgercene ci addormentiamo…


Raccontato Da : raysullivan


Date: martedì, 28 novembre 2006

Time: 02:47
In:

“Ma il pub è ancora chiuso al pubblico?” mi chiede Seth mentre entriamo nel locale.
“Si, sistemiamo gli strumenti e facciamo un po’ di prove, poi aprono” rispondo salutando Misha che sta già lavorando dietro al banco ed incamminandomi verso il palco.
“Hey Hecate!” saluto la mia amica sfoggiando un sorriso raggiante e dandole un bacio sulla guancia.
“Sullivan? Che ti prende?” si allontana da me guardandomi con sospetto, mentre noto Seth che si mette a ridere dietro di me, e Hecate si sporge per guardare anche lui.
“Che mi prende??” ripeto con aria sorpresa allargando le braccia. “Niente… non posso salutare affettuosamente un’amica?” domando senza poter fare a meno di sorridere.
“Cos’è quell’espressione ebete, Ray? Ti hanno dato la pillola della felicità?” mi chiede Hecate divertita, lanciando un’occhiata a me e una a Seth che è dietro di me. Mi giro verso di lui e lo vedo con la mano sul cuore e il braccio alzato che mima una serenata, ma ritorna in posizione normale appena nota il mio sguardo su di lui.
“Hai finito di fare il cretino?” protesto scuotendo la testa, e lui sorride con aria indifferente.
“Da questo improvvisato e patetico numero di cabaret che state inscenando… io dovrei trarre la conclusione che qualcosa nella tua vita sta andando molto bene, giusto?” mi guarda poi Hecate incrociando le braccia, con uno sguardo d’intesa.
“Beh, si… molto, molto bene… incredibilmente bene…” ammetto con un po’ di imbarazzo passandomi una mano tra i capelli, mentre scorgo con la coda dell’occhio Seth che mima il violino. Mi giro di scatto e lui lascia ricadere le braccia dietro la schiena, guardandomi con un sorriso innocente.
“Hai una luce in quegli occhi che mi sta venendo il diabete solo a guardarti… non è che d’ora in poi nelle canzoni ci farai solo rime cuore/amore, vero?” mi prende in giro la mia amica richiamando nuovamente la mia attenzione.
“Oh avanti, lo sai che sono un duro!” mi difendo.
“Già…” annuisce ironica. “Certo che ce ne avete messo di tempo, eh…” commenta poi.
“L’avevano capito tutti tranne loro due…” interviene Seth, “perfino io me ne ero accorto appena arrivato da New York…!”
“Adesso smettetela, tutti e due!” protesto ridendo.
“Cosa mi sto perdendo?” ci raggiunge Charlie in quel momento, arrivando alle mie spalle.
“Hey, ciao Charlie!” lo saluto. “Non ti stai perdendo niente, lascia stare…” aggiungo subito istintivamente.
“Non mi pare proprio…” obietta lui. “Cos’è quest’aria cospiratrice da grande novità?” chiede incuriosito.
“Niente…” mi affretto a rispondere, ma nello stesso instante parla anche Seth. “Pensa ad una dolce fanciulla il cui nome comincia per P e finisce per ansy… e otterrai la risposta a tutte le tue domande!” dice con aria fiera ed imitando un’espressione sognante. “Con tanto di spiegazione per l’espressione più idiota del solito del nostro chitarrista qui presente…” aggiunge, mentre io gli lancio l’ennesima occhiataccia.
“Ray! Davvero? Wow…” esclama Charlie con un sorriso un po’ esitante, dandomi una pacca sulla spalla. “Ti sei messo con Pansy??”
“Si… in effetti si…” rispondo incerto tirando su le spalle, sentendomi irrazionalmente un po’ a disagio ed anche un po’ in colpa nei suoi confronti.
“Bene… sono davvero felice per te” commenta. “Vado ad accordare il basso, vieni?” aggiunge poi.
“Si… si, certo, arrivo” rispondo, mentre lui sta già raggiungendo il palco.
“Beh, ci vediamo tra poco” saluto Hecate e Seth.
“Ma la tua dolce metà dov’è?” mi chiede lei mentre tiro su la chitarra.
“Arriva più tardi…” rispondo con un sorriso.
“Poi voglio sapere tutti i dettagli, Sullivan!” riprende.
“Ovvio… li avrai tutti!” esclamo allontanandomi verso Charlie.
Lo raggiungo sul palco e tiro fuori la chitarra dalla custodia sedendomi affianco a lui.
“Pensavi di tenermelo nascosto?” mi chiede a bassa voce con un’espressione infastidita, mentre imbraccia il basso. “Che c’è? Hai paura che il confronto tra la tua situazione e la mia mi mandi in depressione?”
“Charlie, è ovvio che non te l’avrei tenuto nascosto!” mi difendo. “E’ solo che… è successo solo ieri notte, ancora nessuno sa niente…”
“A quanto pare Hecate e Seth lo sanno…” commenta freddo.
“L’hanno saputo nell’arco dell’ultimo quarto d’ora!” protesto. “Cosa volevi? L’esclusiva?”
“Non volevo nessuna esclusiva! Mi sarebbe bastato che non cercassi di tenermelo nascosto dicendo ‘niente, niente’ quando sono arrivato!” ribatte.
“Senti… scusa… mi dispiace…” gli dico sinceramente dispiaciuto. “Il punto è che… voglio essere sincero con te… ok, mi sono sentito un po’ a disagio…” ammetto, gesticolando nervosamente.
“A disagio per cosa? Perché eravamo nella stessa situazione, e ora tu stai con Pansy, mentre Milly non mi degnerà mai nemmeno di uno sguardo?” mi domanda secco, ed io abbasso gli occhi senza sapere bene cosa rispondere.
“Charlie, io…” comincio ma lui mi interrompe subito.
“Ray, sei un mio amico! E’ ovvio che sono felice per te! La mia situazione non cambia comunque, e sono contento che almeno a te sia andata bene!” riprende allargando le braccia. “Davvero, credimi!” aggiunge poi, e io annuisco.
“Grazie…” gli dico annuendo. “E lo so che sei un amico, non ne ho mai dubitato. Non ti avrei tenuto nascosto niente, aspettavo solo il momento giusto per parlartene”
“Sullivan, non mi dovevi mica dire della morte di qualcuno!” replica mettendosi a ridere.
Ha ragione da vendere, ma non posso evitare che questa situazione mi metta un po’ a disagio. So cosa si prova ad essere nei suoi panni, c’ero dentro anch’io fino a pochissimo tempo fa, e in qualche modo psicologicamente ci sostenevamo a vicenda. Se fossi io al suo posto ora, di sicuro sarei felice per lui, ma in effetti probabilmente mi sentirei anche un po’… “tradito”. So che è stupido, ma credo che non potrei evitare di accusare il contraccolpo in qualche modo. Ed è esattamente quello che sta succedendo a lui, si vede, è chiaro che per quanto sia contento per me, in qualche modo sta soffrendo. Non posso certo biasimarlo, lo capisco troppo bene…
“Senti, pensavo…” riprendo facendo poi subito una pausa, e lui tira su la testa continuando a suonare a volume basso, e mi guarda con aria interrogativa invitandomi a proseguire. “Pensavo che magari potremmo vederci una di queste sere, andarci a bere qualcosa, io e te da soli, o con qualche amico”
“Ray… che cazzo…” smette di suonare e mi guarda con un sorriso ironico. “Voglio la tua amicizia, non la tua compassione!”
“Ed è esattamente la mia amicizia che ti sto offrendo!!” mi difendo allargando le braccia. “Tu sei mio amico, e so che non stai passando un periodo facile. Proporti di passare del tempo insieme non vuol dire compatirti, vuol dire che siamo amici! Non fare il paranoico del cazzo! Ci tengo a te, cretino!”
Ci guardiamo seri ed innervositi per qualche istante, con uno sguardo teso, quasi di sfida, poi nello stesso momento ci scappa un sorriso e ci mettiamo a ridere tutti e due.
“Ok, amico!” mi dice ridendo, mentre ci avviciniamo e ci stringiamo la mano con un gesto di intesa. “Allora ci conto, eh! Non mi diventerai mica uno di quei disgustosi pantofolai che quando trovano la ragazza fissa abbandonano gli amici, vero?”
“Non è nel mio DNA, né fare il pantofolaio, né abbandonare gli amici!” lo rassicuro sorridendo.
“Quanto diavolo ci mettete ad accordare un basso ed una chitarra voi due?” la voce di Hecate ci richiama all’ordine. “Tra mezzora il locale apre e dobbiamo essere pronti!!”
“Arriviamo!” esclamo alzandomi e raggiungendola al centro del palco.

Il pub è già pieno di gente quando vedo entrare Pansy insieme a Milly.
“Hey J.D.!” esclamo andandole incontro e le sorrido mentre lei mi salta al collo e cominciamo a baciarci.
Quando riapro gli occhi noto subito Milly ferma immobile davanti a noi che mi fissa minacciosa con le braccia incrociate.
“Ciao… Milly!” azzardo, “Anche io sono molto felice di vederti!” aggiungo subito ironico senza riuscire ad evitare un sorriso, continuando a tenere abbracciata Pansy che rimane avvinghiata a me e si mette a ridere.
“Stai attento a te! D’ora in poi considerati sotto costante minaccia di crucio!” tuona Milly indicandomi.
“Credevo di esserlo già da tempo veramente…” rido.
“Si, ma ora c’è di più… dopo averti cruciato ti trapasserò lentamente il cuore con la bacchetta!” ribatte assottigliando gli occhi.
“Ok ok, wow…” commento cercando di immaginarmi la scena. “Lo terrò presente…”
“Meglio per te!” riprende prima di allontanarsi a passo deciso verso il bancone.
“Ti ho messo ancora più nei guai con lei, eh?” mi sussurra Pansy con un sorriso mentre ricomincio a baciarla.
“Per te questo ed altro, J.D…. e fidati che non ho nessuna intenzione di darle dei motivi validi per cruciarmi…” le dico passandole una mano tra i capelli. “Certo che potresti anche trovarti delle amiche meno violente e pericolose, eh…” scherzo.
“Cosa ci vuoi fare…” ride, “mi è capitata così…”
“Mi sei mancata…” le sussurro in un orecchio dopo l’ennesimo interminabile bacio.
“Anche tu… da morire…” mi risponde lei guardandomi negli occhi. “Oddio, Smokie…” aggiunge poi mettendosi di nuovo a ridere, “stiamo diventando una di quelle coppiette patetiche e melense che abbiamo sempre preso in giro, giusto?”
“Già…” annuisco ridendo, “siamo insopportabili… Seth mi ha già accusato di farlo affogare nella melassa e Hecate di farle venire il diabete…”
“Ci odieranno tutti nel giro di un paio di giorni!” commenta divertita.
“Ecco, abbiamo una ragione in più per andarcene a passare la serata da qualche parte solo io e te…” propongo. “Tra poco suoniamo, ma non per molto, e dopo potremmo…”
“Ray…” comincia.
“Heeeeyyy…” la interrompo, “tranquilla, sto buono, prometto! Non faccio nessuna mossa azzardata… Voglio solo consumarti di baci… posso?”
“Devi… potrei minacciarti di crucio anche io se non lo fai…” replica stringendosi ancora di più a me.
“Allora vedi… dobbiamo andarcene io e te… da soli… senza nessuno intorno che ci rompe le scatole…”
“Pansy, ti posso parlare?” sentiamo una voce nervosa rivolgersi verso di noi.
Appunto.
Mi giro e mi trovo davanti esattamente l’ultima persona al mondo che avrei voluto vedere.
“Ciao Draco…” dice Pansy staccandosi lentamente da me.
“Ciao” le faccio eco io mettendomi le mani in tasca nervosamente, e lui si limita a darci un’occhiata e a fare un cenno con la testa.
“Ti dovrei parlare” ripete rivolgendosi a lei.
“Ok… nessun problema” risponde lei un po’ perplessa. “Torno subito” aggiunge poi guardando me.
“Ti aspetto al bancone” annuisco indicando la direzione, senza riuscire a nascondere un po’ di tensione. “Ti prendo qualcosa da bere intanto?”
“Si, una birra, grazie” mi dice con un sorriso mentre io mi allontano lentamente continuando a girarmi verso di loro che cominciano subito a parlare.
Mi siedo al banco cercando di evitare di cercarli con lo sguardo ogni secondo.
Draco Malfoy… non avevo fatto i conti con lui. Ora continua a tornarmi in mente quel giorno in ospedale, quando l’ho incontrato e lui senza nessuna ragione ha cominciato a parlarmi di quanto sia straordinaria Pansy e di quanto fossero speciali le cose tra loro due…
“Hey Sullivan, cosa vuoi bere?” la voce di Misha mi distrae dai miei pensieri.
“Hey ciao!” rispondo. “Un Jack&Cola e una birra, grazie”
“Non sono tutti e due per te, vero?” mi chiede con un sorriso furbo.
“No… la birra è per Pansy…” sorrido.
“Ho sentito delle voci…” mi gira un’occhiata divertita.
“Le hai sentite giuste…” confermo.
“Cosa ti avevo detto io???” ribatte mentre mi porta da bere. “Scusa, mi chiamano di là, ma poi voglio sapere tutto, eh?”
“Si, tranquilla, a più tardi!” la saluto con un cenno della mano e comincio con un sorso di Jack&Cola, senza poter evitare di girarmi ancora una volta verso quei due, che hanno parlato già troppo per i miei gusti.
“Ray! Come va?” Hermione si avvicina e si siede accanto a me.
“Hey Granger! Quanto tempo che non ci si vede in giro!” rispondo.
“Ci vediamo sempre di corsa! Sono stata presissima in questo periodo, davvero un sacco di roba da studiare” commenta.
“Non dirmi niente… Tra tirocinio, lezioni, band e quidditch, trovo a mala pena il tempo di respirare…” ribatto.
“Ma a quanto pare trovi anche il tempo per innamorarti e per portare la ragazza dei tuoi sogni a New York e farla cascare ai tuoi piedi…” replica con un sorriso.
“Vedo che le voci circolano molto in fretta da queste parti…” annuisco divertito.
“Scherzi? Pansy è talmente felice che credo che abbia raccontato di ieri sera anche ai custodi dell’università!” ride.
“Sono completamente perso per lei…” commento con un sorriso scuotendo la testa.
“E lei lo è di te! Siete una bellissima coppia” mi dice. “Mi piace molto Pansy, è una che ragiona con la sua testa, non si fa influenzare da stupidi pregiudizi. Ed è molto sensibile e intelligente”
“E’ la ragazza più straordinaria che io abbia mai conosciuto…” confermo con lo sguardo un po’ perso nel vuoto, mentre lei mi guarda con un sorriso compiaciuto. “E a te come vanno le cose?” le chiedo poi. “A parte lo studio, intendo…”
“Avresti per caso una domanda di riserva, Sullivan?” sospira con un’aria triste rivolgendo uno sguardo nella stessa direzione da cui sono costantemente attratto anche io…
“Ti riferisci a… Draco?” azzardo.
“Già… non ci capisco più niente…” si lamenta. “Un giorno sembra che siamo fatti l’uno per l’altra, il giorno dopo si allontana… A volte lo sento distaccato, mi dà l’idea che preferisca di gran lunga passare il tempo con Leyla piuttosto che con me… e sono confusa…”
“Di sicuro tu e Draco provenite da due mondi molto diversi, ma questo non vuol dire che non possiate trovare dei punti di incontro e dell’intesa” provo a darle il mio punto di vista. “A sbarrarvi la strada sono proprio quei pregiudizi a cui facevamo riferimento poco fa, giusto?”
“Si, prevalentemente. Ma a volte ho come la sensazione che ci sia anche dell’altro, e sono un po’ spaventata” confessa.
“Magari avete bisogno di passare un po’ più di tempo insieme, e conoscervi un po’ meglio” ipotizzo, cercando anche di darle un po’ di speranza, visto che mi sembra un po’ abbattuta.
Spero solo che le ragioni di distacco di Draco non abbiano a che fare con la mia ragazza… Se solo quello prova ad avvicinarsi a lei io davvero non rispondo delle mie azioni… Ha avuto tutto il tempo del mondo per farsi avanti da quando si sono lasciati, cosa diavolo vuole da lei ora??
“Vorrei solo capire qualcosa di più di lui… e forse anche di me stessa…” riprende scrollando leggermente le spalle, ma subito viene interrotta proprio da Pansy e Draco che ci raggiungono in quel momento.
J.D. mi dà un bacio e mi mette un braccio intorno alla vita prendendo la sua birra dal bancone.
“Hey Herm, andiamo dagli altri?” propone Draco alla Granger, e lei annuisce.
“Ci vediamo dopo ragazzi!” ci salutiamo, e io e Pansy rimaniamo da soli.
“Che voleva quello?” le chiedo subito, forse un po’ troppo bruscamente.
“Ray!” ribatte lei con un’aria quasi di rimprovero. “Voleva solo sapere di noi…”
“Di noi? Quando impara a farsi gli affari suoi?” protesto.
“Dai, non farne un dramma… è un tipo un po’ impulsivo, e protettivo nei miei confronti, ci ha visto che ci baciavamo e voleva sapere cosa sta succedendo… tutto qui!” mi spiega, mentre io mi sento semplicemente bruciare dentro.
“Tutto qui?” ripeto cercando di stare calmo, o perlomeno di apparire tale, anche se non lo sono affatto. “Non la potrebbe piantare con questo istinto di protezione nei tuoi confronti?”
“Smokie… sei geloso?” mi domanda con un sorriso.
“Non sono geloso!” mento spudoratamente. “Ma mi dà fastidio che ti stia così intorno…” mi giustifico, mentre lei mi si avvicina, mi prende il viso tra le mani e comincia a baciarmi.
“Ok… ok…” sussurro staccando le mie labbra dalle sue di non più di qualche millimetro. “Questo è gioco scorretto… non posso farmi le mie ragioni se mi baci in questo modo…”
Lei sorride e si avvicina ancora a me, io le metto le mani sui fianchi e poi lungo la schiena tenendola stretta e riprendendo a baciarla.
“Hey piccioncini! C’è una band che sta per salire sul palco e ha giusto bisogno di un chitarrista!” la voce di Hecate ci interrompe.
“Vedi perché dobbiamo andarcene da qualche altra parte, J.D.??” le sorrido, con la mia fronte appoggiata alla sua.
“Mozione approvata, Smokie… Appena finisci di suonare schizziamo via da qui!” mi sussurra con uno sguardo d’intesa e io le do ancora un bacio prima di raggiungere il resto della band.

“Ormai manca davvero poco all’esame, e comincio ad essere a dir poco terrorizzata!” mi confessa Pansy mentre raggiungiamo casa sua camminando abbracciati.
“Hey dai, sei bravissima ora! Hai fatto passi da gigante!” la rassicuro.
“Ma mi sento ancora insicura su un sacco di cose…” si lamenta.
“Abbiamo ancora qualche giorno… possiamo darci da fare!” propongo. “Domani pomeriggio siamo liberi tutti e due, no? Posso venire da te e ripassiamo tutte le formule”
“E secondo te riusciamo a studiare??” mi domanda con un sorriso mentre raggiungiamo la porta di casa.
“Beh, se mi leghi ad una sedia può darsi…” rispondo divertito.
“Hm… non basterebbe… anche tu dovresti legare me…” ribatte mettendomi le braccia al collo.
“Ricordami di riprendere questo discorso tra qualche tempo…” commento con un sorriso malizioso.
“Ray!!!” protesta ridendo, dandomi una pacca sul braccio.
“Ok ok… siamo seri…” mi schiarisco la voce. “Davvero, prometto solennemente che studieremo e nient’altro! Tireremo fuori tutta la nostra forza di volontà!” metto una mano sul cuore e sollevo l’altra in segno di giuramento, e lei mi guarda con sospetto.
“Va bene… diamoci una chance, dai… domani alle 4 da me?” mi chiede.
“Ci sarò!” annuisco, stringendola di nuovo.
“Domani sera suoni di nuovo?” mi domanda poi.
“No, domani no. Se vuoi possiamo studiare anche la sera” propongo.
“Magari si… così mi sento un po’ più tranquilla” annuisce. “Peccato però… mi piace vederti sul palco…”
“Ah si? Questo non me l’avevi mai detto…” sorrido.
“Beh… prima che ci mettessimo insieme trovavo poco opportuno dirti in faccia quanto ti trovo sexy…” confessa divertita.
“Oh, ma io lo avrei apprezzato comunque…” ribatto mettendomi a ridere.
“Non lo metto in dubbio… ma non era il caso… mentre ora posso baciarti quando voglio… e dirti tutto quello che voglio…” mi sussurra posando le sue labbra sulle mie.
“…e puoi anche raccontare a tutto il mondo di quello che è successo ieri notte a New York, giusto?” la guardo con un sorriso.
“Che cosa ti hanno riferito, Sullivan??” mi chiede subito sospettosa, e un po’ imbarazzata.
“Oh niente…” rispondo scrollando le spalle e fingendo indifferenza. “Herm mi ha detto che hai raccontato tutto a tutta l’università, compresi gli scoiattoli del parco!” la prendo in giro.
“Hey! Senti chi parla! Com’è che Seth sapeva ogni particolare di ieri sera??” protesta, e io mi metto a ridere.
“Vieni qui…” le dico stringendola e dandole un bacio. “Mi piace prenderti in giro, quando protesti sei ancora più sexy del solito…”
Lei mi guarda, poi scuote la testa sorridendo. “Non so che farci, Smokie, ho questo insopprimibile bisogno di dirlo al mondo intero… Stamattina ho rischiato di fermare il postino per raccontargli tutto…” ride.
“E’ la stessa cosa che succede a me… Non credo di essere mai stato così loquace con Seth Barkley in tutta la mia vita! Devo averlo shockato!” confesso.
“Stiamo ricominciando a fare la coppietta melensa, lo sai?” riprende lei.
“Giusto! Sarà meglio che io vada subito a casa! Prima di tirare fuori i cioccolatini a forma di cuore!” scherzo, e ci mettiamo di nuovo a ridere.
“Ci vediamo domani, Smokie!”
“A domani, J.D.!”

Mi materializzo in sala e vedo la luce accesa in camera di Leyla. Mi avvicino lentamente e proprio in quel momento lei esce dalla sua stanza.
“Hey sorellina! Finalmente ti trovo in casa!” la saluto con un sorriso.
“Ciao Ray! Sono appena tornata, ero in giro con Colin” mi risponde. “Come va?”
“Benissimo!” esclamo convinto mentre mi infilo in cucina per prendere una birra.
“Benissimo??” ripete venendomi dietro incuriosita. “Devo dedurre qualcosa da quel sorriso ebete che hai stampato in faccia?”
“Beh… io e Pansy abbiamo parlato e…” comincio senza riuscire ad evitare il suddetto sorriso ebete.
“E non avete solo parlato… capito perfettamente!” continua lei annuendo. “Sono molto felice per voi” aggiunge senza troppa convinzione, e io la guardo con sospetto, facendomi più serio.
“Ray, davvero, sono felice per voi!” ripete sorridendo, ma io ancora non sono convinto. “Piuttosto…” aggiunge poi, “che ci fai qui a quest’ora?”
“Ci abito ancora qui… no?” rispondo perplesso. “O la tua domanda è un modo molto sottile per cacciarmi di casa?” scherzo, mentre passo una birra anche a lei.
“Scemo!” mi zittisce. “Ti sto chiedendo perché non sei da lei… o perché lei non è qui…”
“Ah…” ora capisco cosa la sorprende… “E’ che…” mi fermo un attimo esitante immaginando la reazione che avrà Leyla a quello che sto per dire… “…è che… abbiamo deciso di aspettare…”
“Scusa?” mi chiede tossendo sul primo sorso di birra. “Che diavolo, Ray, me lo fai apposta a dirmi queste cose mentre sto bevendo?? Cosa hai detto scusa??”
“Ho detto… che abbiamo deciso di aspettare… di non farlo subito… di aspettare un po’ prima di buttarci nel letto, insomma…” le spiego, ed ecco, come immaginavo, la sua espressione si tramuta lentamente passando in continuazione tra il sorpreso e il divertito…
“Non ci posso credere…” esclama mettendosi a ridere.
“Lascia perdere…” sorrido anche io, rassegnato. “Ero sicuro che ti avrei regalato delle gioie con questa notizia!”
“Davvero… nonostante io sia quasi immortale, non avrei mai creduto di vivere abbastanza per sentir dire dalla tua voce una cosa del genere!” continua divertita e ancora sorpresa, scuotendo la testa. “Non hai mai aspettato più di trenta secondi prima di portarti una ragazza nel letto!”
“Leyla… questa è una situazione diversa dal solito…” cerco di spiegarmi.
“Ma l’iniziativa non è partita da te, immagino… giusto?” mi chiede lei ignorando completamente le mie parole. “Questo sarebbe troppo…”
“No, non è partita da me…” sospiro. “Contenta?”
“Ah ecco, immaginavo…” commenta. “Anche se…” riprende pensierosa mentre comincia a sistemare delle cose in giro per la cucina, “anche se in effetti una decisione del genere da Pansy mi sorprende comunque… Non mi risulta che abbia aspettato poi molto con Ant o Logan…” continua con aria indifferente mentre apre un sportello per metterci dentro due barattoli che ha trovato in giro.
Sospiro e incrocio le braccia, lanciandole un’occhiata che lei non vede perché è ancora girata. Mi aspettavo provocazioni di questo genere, in pieno stile Leyla.
“Non puoi proprio fare a meno di essere più acida di due limoni acerbi, eh?” mi limito a dire.
“Eh?” mi guarda facendo finta di non aver colto.
“Cosa vuoi che ti dica, vuol dire che gli altri le piacevano più di me… ok?” commento allargando le braccia e lasciando cadere nella spazzatura la bottiglietta di birra ormai vuota.
“O forse anche lei è realmente cotta come non lo è mai stata…” sospira. “Punti di vista, Sullivan, punti di vista…”
Ci guardiamo negli occhi e ci scambiamo un sorriso.
La sua ultima affermazione era il suo modo di ammettere che è stata acida e di dirmi che le dispiace. Il sorriso che ci stiamo scambiando è il nostro modo di far rientrare la tensione e di riassestare ancora una volta la nostra amicizia. Tutto normale.
“Buonanotte, Romeo!” mi si avvicina dandomi un bacio sulla guancia che io ricambio, e si allontana verso la sua stanza.


Raccontato Da : raysullivan


Date: giovedì, 23 novembre 2006

Time: 10:36
In:

Ci abbiamo messo mesi per pensarlo, settimane per scriverlo e ore per decidere come postarlo... e come molti di voi sanno, abbiamo dovuto combattere contro una potentissima avversità tecnologica… ma alla fine abbiamo vinto noi! Ed eccolo qui, il post in cui finalmente i due tonni di Pansy e Ray decidono di darsi una mossa! Il post è un po’ complicato, si alternano in continuazione i due punti di vista e così abbiamo deciso di usare due colori diversi, verde per Pansy, e blu per Ray. Ogni paragrafo ha un titolo ed è introdotto da qualche verso di alcune canzoni che ci sembravano troppo perfette per non essere usate… trovate tutti i dovuti richiami alla fine del post!
Ci riserviamo di dire un’ultima cosa… ovvero di dedicare questo post a Fra, per cercare di farci perdonare per averle fatto venire la famosa ulcera e per ricompensarla di tutta la pazienza che ha avuto con noi!!! Un ringraziamento va infine a Lys per averci suggerito alcune delle canzoni usate!!
Buona lettura… e scusate per la lunghezza esagerata del post ma non siamo proprio riuscite a contenerci! ;)

Pansy e Ray

You Give Me Something

'Cause you give me something
That makes me scared, alright,
This could be nothing
But I'm willing to give it a try,
Please give me something,
'Cause someday I might call you from my heart,
But it might me a second too late,
And the words I could never say
Gonna come out anyway.

Mi fermo un attimo a parlare con Sandra, la coach, dopo gli allenamenti di quidditch, forse inconsciamente sto cercando di posticipare il momento in cui dovrò parlare a Ray.
“Dai passa domani nel mio studio che ne riparliamo!” esclama Sandra prima di salutarmi.
Mi avvio verso gli spogliatoi ed entro nella parte che abbiamo in comune ragazzi e ragazze, non c’è più quasi nessuno per fortuna, come speravo, Ray però sta parlando con Charlie ed entrambi salutano Draco e Leyla che se ne stanno andando in quel momento.
“Hey Pans, hai parlato dello schema a Sandra?” mi chiede Charlie ed io annuisco.
“Mi ha detto di ripassare domani nel suo studio per parlarne…” rispondo prendendo la roba per la doccia.
“Perfetto…allora sentiamo che dice domani!” continua lui.
Cerco di tirarla un po’ lunga, togliendo e rimettendo dentro la roba nella sacca, ripiegando con una cura maniacale le mie cose e via dicendo, ma la conversazione di Charlie e Ray sta andando per le lunghe e allora decido di andare a farmi una doccia a di vedere di riuscire a trovarlo da solo dopo.
Mi infilo nei bagni un po’ confusa sul da farsi, apro l’acqua e mi butto sotto il getto bollente cercando di schiarirmi le idee. Vado lì e gli dico che gli voglio parlare e poi? Gli parlo qui? Lo porto da qualche parte?
Ma soprattutto sono sicura di riuscire a parlargli, magari mentre mi sta guardando… e magari sorride e io sono sicura che non troverò le parole…
Forse sarebbe più semplice…andare lì e…e cosa? Baciarlo? Già…così gli viene un colpo e io mi brucio anche quella piccola, microscopica speranza che credo di avere.
No, devo andare con ordine e cercare di mantenere il controllo, di non lasciarmi vincere dal modo in cui mi guarda, da come si muove e da come sorride.
Devo essere naturale… con la nostra complicità, come succede sempre quando siamo insieme…
Esco e mi infilo i vestiti puliti, un paio di jeans e una maglietta nera leggermente scollata, mi guardo allo specchio e mi sistemo il plettro che porto al collo, da quando me l’ha regalato, non l’ho mai tolto.
Sorrido pensando a quanto è stato adorabile quel giorno, ai brividi per tutte le volte che gli ho buttato le braccia al collo senza nemmeno pensarci solo perché avevo bisogno di farlo e di sentirlo vicino a me…
Mi spazzolo velocemente i capelli e rimetto a posto i trucchi, finendo di mettermi il lucidalabbra, quanto mi sento stupida…sono qui a prepararmi…e per cosa poi?
Magari sto facendo il più grande buco nell’acqua nella storia del mondo magico e invece guardami qui a mettermi il “Rossetto-Rilucente al Caffè di Maga Strillina” sperando che poi…più avanti…stasera…
Già, mi ritrovo qui a fantasticare sulla possibilità di riuscire a baciarlo finalmente e intanto mi sento ridicola anche solo a leggere il nome del rossetto che mi sto mettendo…
Rimetto tutto in ordine prima di tornare nella parte comune,  è tutto molto silenzioso e praticamente vuoto, non c’è nessuno a parte Ray…
Mi guarda e ci scambiamo un sorriso mentre torno dove ho lasciato il resto della mia roba; gli sto dando le spalle mentre infilo qualcosa alla rinfusa nello zaino. Basta, adesso mi giro e gli parlo… adesso…adesso…adesso…
“Senti dovrei parlarti…” esclamo girandomi all’improvviso, rendendomi conto solo all’ultimo momento che anche Ray ha detto la stessa cosa alzandosi in piedi dalla panchina.
Scoppiamo a ridere tutti e due, io abbasso la testa  e lui si passa una mano sulla nuca.
“Ok…prima tu…” diciamo ancora una volta all’unisono e di nuovo ci mettiamo a ridere, poi per un attimo cala il silenzio.
Mi si blocca il fiato solo a guardarlo: hai i capelli ancora leggermente bagnati dopo la doccia, gli occhi che sembrano ancora più verdi del solito; ha una maglietta blu a maniche lunghe che gli cade perfettamente su ogni centimetro del suo corpo e un paio di jeans slavati che gli stanno leggermente larghi e cadono con la vita più bassa del dovuto…
“Avrei davvero…bisogno di parlarti..” ripeto a voce un po’ più bassa muovendo qualche passo verso di lui, cercando di staccargli gli occhi di dosso.
“Già anche io…” sorride “…magari non qui…ma avrei proprio bisogno di parlarti..” continua con quello sguardo di cui ormai so di essermi innamorata.
“Magari potremmo andare da qualche parte…” propongo non sapendo bene dove effettivamente potremmo andare.
“Senti…” dice lui avvicinandosi un attimo con un sorriso adorabile “…io un posto in mente ce l’avrei…”
“Ah sì?” chiedo incuriosita incrociando le braccia. “E dove mi vuoi portare?” continuo.
“Ti ricordi che…avevi detto che non vai a New York  da un bel po’?” mi chiede e io annuisco con un sorriso “Ti va di andare lì? Cioè…non è proprio…New York…New York…cioè…non so come spiegarti…è un posto…dietro il ponte di Brooklyn…” inizia a dire e sento che il suo tono si fa imbarazzato, mentre le parole escono leggermente sconclusionate, abbassa lo sguardo, poi lo rialza e mi guarda.
“Per me va benissimo…” lo interrompo “…dovunque questo posto sia…” rido e anche lui si mette a ridere.
“Qui ormai è tardi…sono…saranno le undici…ma lì…penso sia il tramonto…così guadagniamo anche un po’ di tempo…” mi spiega. “Così…possiamo parlare…” continua lui.
“Sì…esatto…direi…che ne ho proprio bisogno…e che ho anche parecchie cose da dirti…” rido abbassando la voce alla fine della frase senza staccare gli occhi dai suoi.
“Anche io…” commenta lui e ci guardiamo ancora e mi chiedo che bisogno c’è di parlare quando so benissimo che l’unica cosa che voglio è baciarlo, adesso, così, senza pensarci nemmeno un secondo di più…affondargli le mani nei capelli umidi e sentire il suo respiro sulla mia pelle, come quella volta, nel mio soggiorno…le sue mani lungo la mia schiena e…
No basta…devo calmarmi…devo spiegargli prima…devo dirgli che non sto più con Luke…e dopo…solo dopo…se lui non si metterà a ridere…magari…
“Andiamo?” mi chiede riportandomi alla realtà e vedo che mi sta tendendo le mani. Ha lo zaino sulle spalle, lo guardo ed annuisco sorridendo, poi mi giro e prendo la mia sacca, tornando poi a fronteggiarlo per prendergli le mani.


Learning to Breathe

So this is the way
that I say that I need You
This is the way
This is the way
That I'm learning to breathe
I'm learning to crawl
I'm finding that You and
You alone can break my fall
I'm living again, awake and alive
I'm dying to breathe in these abundant skies

Mi vuole parlare anche lei… e io non so se essere felice o spaventato da questa cosa…
E’ tutto il giorno che penso a come dirle quello che sento, a come trovare le parole giuste, valutando ogni sua possibile reazione, e sperando soltanto in una delle possibili reazioni… Sono stato un disastro per tutti gli allenamenti stasera, perché non riuscivo a concentrarmi, non potevo smettere di pensare al momento in cui le avrei parlato. Ho aspettato finché non siamo rimasti da soli, e finché non ho trovato il coraggio. E ora scopro che anche lei mi vuole parlare… Magari ci vogliamo dire la stessa cosa… o magari Katey le ha detto qualcosa e… e se volesse dirmi di stare lontano da lei?
No, non è possibile, non con quello sguardo, non con quegli occhi, non con quell’imbarazzo… E’ lo stesso imbarazzo che ho io che ho balbettato come un ragazzino solo per dirle che potevamo andare a parlare insieme a New York in un posto che conosco io… Con le altre ragazze è sempre stato così semplice, intuivo i loro segnali, e poi era questione di due battute, due sorrisi, due sguardi… ed era fatta. Con lei perdo completamente il controllo e solo la possibilità che possa dirmi di no mi distrugge. E poi c’è Luke di mezzo, che è anche un mio amico. Katey dice che lei non è innamorata di lui, e lo dice anche Milly… che è la migliore amica di Pansy… Ma ho davvero il diritto di andare a dire alla ragazza di un mio amico che sono innamorato di lei, che voglio stare con lei, che ho completamente perso la testa per lei? Dov’è finito il mio senso dell’amicizia?
Al diavolo, io ho bisogno di farle sapere quello che sento, ho bisogno di tirare fuori tutto e mettermi in gioco. Se poi lei mi dirà che ama Luke e che da me non vuole altro che amicizia, allora io mi tirerò indietro e non dirò più una sola parola. Ma voglio sentirmelo dire chiaramente, da lei. Forse me l’ha già fatto capire, quella volta alle isole Aran, quando mi ha chiesto se saremmo rimasti solo amici… dopo che io sono stato tanto stupido da cercare di baciarla… e la cosa pazzesca è che sto per fare di nuovo la stessa cosa!
Ma il modo in cui mi guarda… e come mi ha abbracciato quella mattina in Scozia… quel sorriso imbarazzato e teso quando mi ha detto che mi deve parlare… può essere davvero solo amicizia da parte sua?
“Andiamo?” le chiedo tendendole le mani e guardandola negli occhi, cercando di mostrarmi sicuro e non far trasparire tutta la confusione che ho in testa. Lei annuisce e in un attimo ci smaterializziamo sotto il ponte di Brooklyn, in un angolo nascosto per evitare di essere notati da eventuali babbani di passaggio. E’ ancora chiaro, il sole sta per tramontare, il cielo è terso e l’aria è fresca, ma non fa molto freddo per essere questa stagione.
“Da questa parte” le indico, incamminandomi e facendole segno di seguirmi. Di solito qui è molto tranquillo nei giorni feriali, invece oggi c’è molto passaggio sulla via principale e si sente in sottofondo una band che suona. Giriamo l’angolo e ci troviamo sulla promenade lungo l’Hudson River, dall’altro lato i grattacieli di Manhattan, lungo la strada pedonale gli alberi con le foglie rosse, e di fronte a noi quella che ha tutta l’aria di essere una festa… musica, bancarelle di ogni genere, un tetto di lucine accese per aria, e un sacco di gente…
“Io… non avevo idea… di solito questo è un posto molto tranquillo, fin troppo!” scuoto la testa con aria incredula guardandomi intorno.
“A quanto pare non oggi, Smokie!” sorride lei.
“Normalmente a quest’ora di lunedì è praticamente deserto… meno male che ti avevo detto che ti avrei portato in un posto tranquillo per parlare!” esclamo allargando le braccia rassegnato e un po’ divertito. “Mi dispiace, J.D…. possiamo andare da un’altra parte”
“No, dai, stiamo qui, è bellissimo questo posto!” risponde entusiasta. “Il panorama è mozzafiato, e poi io adoro le lucine messe così per aria, mi piacciono da morire!”
“Allora ok…” annuisco piegando leggermente la testa. “Se ti piace rimaniamo qui! Poi se abbiamo bisogno di un po’ più di tranquillità possiamo fare due passi sulla promenade o andare sulla spiaggetta sul fiume” aggiungo incamminandomi, con lei affianco a me.
“Perfetto!” approva. “E’ davvero fantastico qui… e non è difficile immaginare quanto possa essere incantevole quando non c’è nessuno intorno…” continua poi.
“Ci torneremo se ti va” propongo io. “So che sembra strano, considerando che siamo in una città così caotica e piena di cemento, ma è davvero poetico qui… quando sei da solo, nel silenzio… al tramonto… seduto sul muretto rivolto verso il fiume… le luci che si accendono lentamente… i traghetti che passano…”
“Wow… non ti facevo così romantico, Smokie!” si gira a guardarmi con un sorriso.
“Sono pieno di sorprese…” commento un po’ divertito e un po’ imbarazzato.
“Già… chissà quante ragazze ci hai portato qui con la scusa del paesaggio poetico!” insinua mettendosi a ridere.
“A dire il vero… che tu ci creda o no… qua ci sono sempre venuto da solo…” le dico sorridendo e scrollando le spalle. “Ci venivo proprio quando avevo voglia di starmene un po’ per conto mio e riflettere… quindi non volevo nessuno in giro…”
“Ma ci hai portato me…” ribatte lei a bassa voce, dopo qualche secondo.
“Ma tu… tu sei speciale, J.D.” replico subito, senza pensarci, con troppa naturalezza…
Continuo a camminare a testa bassa e sento il suo sguardo su di me. “Adesso che ci penso stai scoprendo un po’ troppi dei miei luoghi segreti tu! Prima o poi mi sa che finirai per ricattarmi!” aggiungo poi voltandomi verso di lei con un sorriso, per interrompere il silenzio, e lei si mette a ridere.
“Neanche io avevo mai portato nessuno in quel posto alle Aran, sai?” mi dice dopo qualche istante. “Cioè… beh… ci ho portato una volta mio fratello… ma… lui non conta…” sorride imbarazzata e io la guardo… Sta cercando di dirmi quello che penso??? Sta cercando di farmi capire che…
“Guarda!” esclama improvvisamente indicando un banchetto poco più in là. “Lo zucchero filato babbano! Mio padre me lo comprava sempre da piccola, ma saranno almeno dieci anni che non lo mangio!”
“Allora è il momento di riassaggiarlo, direi!” commento con un sorriso mentre ci avviciniamo.
Lo compro solo per lei , per me prendo una birra, e intanto apprendo dal tipo dietro al banco che si tratta di una festa per l’elezione di un qualche sindaco babbano molto amato dalla gente del quartiere.
“Lo zucchero filato ti avrebbe rovinato la reputazione, giusto?” mi chiede lei divertita mentre riprendiamo a camminare, e io le lancio un’occhiata bevendo un sorso della mia birra. “Vuoi assaggiare?” mi domanda poi.
“Ok, dai… proviamo…” rispondo poco convinto.
“E dai, Smokie! Non è mica veleno!” ride mettendomi un batuffolo di zucchero sul naso.
“Occhio J.D. che rischi di finire nel fiume!” la minaccio, ma lei continua a ridere. “Buono, però!” ammetto subito dopo aver assaggiato.
“Visto?? Non è da machi come la birra, però…” mi provoca, mentre io gliene rubo ancora un po’. “Sei buffo!” mi dice poi con aria compiaciuta, e io la guardo male.
“Pansy Parkinson…” comincio, “tu stai forse dicendo a Ray Sullivan che è buffo???” continuo fingendomi offeso, mentre lei ride sempre di più. “Guarda che i bagni nell’Hudson River a novembre non sono poi così piacevoli… io ti ho avvertito!” riprendo mettendole una mano intorno al collo e tirandola verso di me.
Lei mi guarda divertita, ha un batuffolo di zucchero filato sulla guancia, allungo una mano e lo tiro via delicatamente. Lei smette di ridere e… di nuovo quell’imbarazzo… e di nuovo quella voglia incontenibile di baciarla… Potrei farlo, così, su due piedi, senza pensarci un secondo di più, prenderle il viso tra le mani e…
No, siamo qui per parlare, magari mi vuole dire di lasciarla perdere che ha un ragazzo ed io… no, non posso fare questo a Luke, mi sento già abbastanza colpevole solo per quello che ho intenzione di dirle…
“Che dici…” interrompo il silenzio infilando nervosamente le mani in tasca, “andiamo un po’ più in là?” propongo inclinando lievemente la testa per indicare la zona più tranquilla della promenade.
“Si…” annuisce lentamente, “così possiamo parlare…”
Facciamo un rapido incantesimo, di nascosto dai babbani, per pulirci dall’appiccicoso dello zucchero filato, e ci incamminiamo lentamente. Io tengo la testa bassa, sempre con le mani nelle tasche dei jeans, e faccio un bel respiro per raccogliere il coraggio.
“Allora…” diciamo tutti e due contemporaneamente, poi ci scambiamo uno sguardo e sorridiamo.
“A quanto pare stasera non possiamo fare a meno di dire le stesse cose nello stesso momento…” commenta lei.
“Già… e chissà… magari poi vogliamo anche dirci la stessa cosa alla fine…” azzardo, e mi giro subito rivolgendole uno sguardo complice che lei ricambia subito.
“Forse…” sussurra con un sorriso, un po’ nervoso, un po’ malizioso, e io annuisco pensieroso.
“Mi sa che in ogni caso…” riprendo dopo qualche secondo, “è qualcosa che… che non ci viene troppo facile dire, giusto?”
“Già… sembra abbastanza complicato per entrambi…” conferma lei mentre continuiamo a camminare lentamente con lo sguardo davanti a noi.
“Beh, potremmo… potremmo cominciare con un po’ di conversazione generale, no?” propongo gesticolando per tenere sotto controllo la tensione.
“Ok, affare fatto!” esclama convinta.
“Bene” annuisco.
“Comincio io, ok?” riprende lei all’improvviso dopo qualche secondo di silenzio.
“Vai…”
“Dunque… potrei cominciare col… col ringraziarti per Trilly ad esempio…” mi dice con un tono un po’ esitante.
“Scusa?” chiedo perplesso senza capire a cosa si stia riferendo esattamente.
“Luke… Luke mi ha detto…” risponde, e fa una pausa. “Mi ha detto che sei stato tu a dirgli di prendere Trilly… per me… lui… lui in realtà non sapeva nemmeno che mi piacesse” conclude, un po’ imbarazzata.
“Te l’ha detto?” ripeto sorpreso, e lei annuisce.
“Grazie… davvero, è stato un bellissimo regalo” mi dice poi a bassa voce.
“Era solo una scematina…” scrollo le spalle facendo un sorriso. “Lui mi ha chiesto un consiglio e…”
“E’ stato un bel gesto da parte tua, e mi sa che mi hai anche salvato da un’invasione di rose…” ride.
“Si, credo proprio di si…” mi metto a ridere anche io. “Aveva delle idee molto in stile Finn in effetti…” confesso. Luke non ha capito niente di lei… cosa ci stanno a fare questi due insieme??
“Aiuto…” scherza, “dopo lo scherzo che ha fatto Finn a Milly credo che non potrò mai più vedere una rosa in tutta la mia vita…”
“Allora ho fatto bene a fargli cambiare idea…” commento.
“Decisamente! Ti sono infinitamente grata non solo per Trilly, ma anche per avermi salvato da ‘L’invasione delle rose assassine 2, la vendetta’!” continua, mentre tutti e due ci mettiamo di nuovo a ridere.
“Comunque… come… come vanno le cose tra voi due?” le chiedo con un po’ di esitazione dopo qualche secondo.
“Ecco… in realtà…” comincia a rispondere, “in realtà ci siamo lasciati”
“Vi siete lasciati?” ripeto girandomi verso di lei con un’espressione troppo felice per poter far finta che mi dispiaccia…
“Si… l’ho lasciato io…” riprende, e io non so bene cosa dire…
“In effetti forse eravate un po’ troppo diversi…” azzardo, “insomma, un po’ poche cose in comune…”
“Già… anche se…” si interrompe, e io mi giro verso di lei guardandola con aria interrogativa. “Anche se…” riprende, “sostanzialmente il motivo per cui l’ho lasciato è che… è che ho preso una cotta pazzesca per un altro ragazzo, e così…”
Il cuore mi si ferma. Potrei giurare che ha smesso di battere, per almeno qualche secondo, se non qualche minuto… Ok, Ray, ora stai calmo. Calmo. Calmo. Calmo.
“E’… è buffo sai…” ricomincio a parlare dopo essermi schiarito la voce. “…Perché io ho lasciato Katey proprio ieri per lo stesso identico motivo…”
“Si, me l’ha detto…” sussurra, mentre ci sediamo sul muretto che separa la promenade dal fiume.
“Katey ti ha detto che non stiamo più insieme?” domando, e intanto rifletto che ancora una volta non ho valutato con attenzione le rete di comunicazione che c’è tra le ragazze…
“Si… e mi ha detto anche che l’hai lasciata perché… perché hai una cotta per un’altra ragazza…” risponde Pansy abbassando poi lo sguardo visibilmente imbarazzata.
“In effetti… in effetti è vero…” annuisco, mentre sento il cuore che comincia a battermi così forte che ho paura che si senta al di là del fiume…

Insomnia

I hope you’re learning to listen
And I hope you’re learning to stay
And I hope you find what you’re missing
And I hope that you’re making you’re way
I’m a headcase if I don’t keep moving
And my head hurts if I don’t sit still
It’s an itch that I’ll never stop scratching
It’s a hole that I’ll never quite fill

E se davvero fossimo qui per dirci la stessa cosa?? Se davvero fossi io la persona per cui ha lasciato Katey? Se l’imbarazzo che dimostra, così simile al mio fosse perché sente dentro le stesse cose che sento io? Quel brivido quando siamo insieme e la voglia di baciarlo e…
Siamo seduti sul muretto, guardiamo avanti entrambi verso il fiume.
“E Katey ti…ha anche detto chi potrebbe essere…? La ragazza dico…” mi chiede lui a un certo punto a voce bassa; giro la testa verso di lui e vedo che mi sta fissando con quegli occhi verdi che per un attimo sembrano leggermi dentro.
“Aveva…un’idea su chi potesse essere…” ammetto con la voce ridotta a un sussurro lasciando poi che sia di nuovo il silenzio a fare da padrone tra i nostri sguardi.
Sento il vocio della festa di quartiere che si sta svolgendo poco più in là, poi degli applausi e la musica che inizia a diffondersi nell’aria, dietro a noi vedo un piccolo palco addobbato con le stesse lucine che si snodano anche lungo tutta la strada, un gruppo ha appena iniziato a suonare…
Riporto lo sguardo su di lui, mi sta ancora guardando; inclino la testa…ora lo sa, sa che Katey mi ha detto qualcosa di lui, sa probabilmente che lei ha fatto il mio nome…oppure Katey si è sbagliata e lui pensa a tutt’altra persona…
O forse…forse pensa anche lui che siamo qui per lo stesso motivo…
Spero abbia capito che se ho lasciato Luke è solo per lui, per quella sua risata roca e sensuale, per il modo in cui mi guarda quando parliamo, per i brividi che mi scendono lungo la schiena ogni volta che siamo insieme…
Riporto lo sguardo in avanti verso l’Hudson per pochi secondi, poi giro di nuovo la testa incontrando di nuovo i suoi occhi che non si sono staccati da me.
Lentamente alzo la mano sinistra e gliela poso sulla guancia muovendo impercettibilmente il pollice; i suoi occhi si chiudono per qualche secondo, poi li riapre e mi guarda ancora, deglutisco a fatica…dovrei dire qualcosa forse, adesso sarebbe il momento giusto ma…ho finito le parole, non ne ho più e comunque anche se ne avessi so che non riuscirei mai a pronunciarle.
Non penso di avere altra scelta, altro modo di dimostrargli tutto quello che…è per me…tutto quello che in questi mesi ha significato conoscerlo…e innamorarmi di lui.
Sporgo il viso in avanti e appoggio le labbra sulle sue, nel gesto più semplice e istintivo del mondo, in quel gesto che avrei voluto fare da così tanto ma che non avevo mai avuto il coraggio di compiere.
E lo sento: il suo respiro contro la mia guancia, e le sue labbra sulle mie, come se non avessi aspettato altro per tutta la mia vita; istintivamente sollevo anche l’altra mano e gliela appoggio sul viso, poi le faccio scivolare entrambe di poco fino a sentire i capelli su cui avevo fantasticato prima in spogliatoio…
E sono solo una manciata di secondi quelli in cui rimango lì, contro di lui, ma mi sembra che il tempo si stia fermando…
Mi stacco, lentamente riaprendo gli occhi e portandoli sui suoi e non riesco a decifrare il suo sguardo: è stupito e…non capisco…
E per un attimo penso di aver sbagliato tutto, di aver frainteso tutto, ogni suo gesto ed ogni suo segnale, forse era tutto semplicemente nella mia testa, forse non avrei dovuto agire così.
Non dice nulla nemmeno una parola e io rimango lì a fissarlo mentre mi rendo conto sempre di più che ho sbagliato, anche questa volta, che non era questo che lui voleva, perchè mi sta guardando e quello sguardo…
Mi alzo, quasi di scatto, rompendo il nostro sguardo, mi passo una mano tra i capelli e scuoto la testa chiudendo gli occhi.
Muovo un passo all’indietro. “Io…” dico cercando di recuperare la voce “…penso di non aver capito niente…” continuo e muovo un altro passo prima di girarmi, pronta per iniziare a correre, a scappare via di qui, a scappare via dalla mia ultima delusione.
Ma non faccio a tempo a muovere nemmeno un altro muscolo che la sua mano mi blocca il braccio e mi tira contro si sé…


What Would Happen

What would happen if we kissed
Would your tongue slip past my lips
Would you run away, would you stay
Or would I melt into you
Mouth to mouth, lust to lust
Spontaneously combust

Succede tutto in un attimo, in un brevissimo attimo. Si volta verso di me e semplicemente, come se fosse il gesto più naturale del mondo, posa le sue labbra sulle mie… è una frazione di secondo, in cui rimango completamente spaesato, confuso, stupito… della naturalezza del suo gesto, del modo in cui è successo, del mare di brividi che mi hanno invaso solo con il semplice contatto con le sue labbra… Un secondo dopo si stacca da me, mi guarda smarrita, si alza di scatto.
“Io…” dice con un filo di voce, “…penso di non aver capito niente…” continua facendo un passo indietro, evidentemente fraintendendo completamente la mia espressione.
Senza pensarci un attimo, istintivamente la trattengo, tenendola per un braccio per non farla allontanare, mi alzo in piedi e la tiro verso di me. Vorrei dirle mille cose, ma non so da che parte cominciare per spiegarmi, per farle capire quello che provo… io non sono mai stato bravo a far capire i miei sentimenti, a far uscire quello che sento… La guardo negli occhi e senza dire una parola le prendo il viso tra le mani e la bacio… un bacio vero questa volta… lasciandomi completamente andare… non pensando più a niente se non alla voglia che ho di baciarla, di stare con lei, di sentire la sua bocca sulla mia… Lei sulle prime è sorpresa, ma subito mi abbraccia, risponde con la mia stessa passione… perfettamente in sintonia, anche in questo… Sento le sua mani sulla mia schiena e poi tra i miei capelli… e non staccherei più le mie labbra dalle sue… la canzone scorre in sottofondo e non riusciamo ad allontanarci…
Quando smettiamo per qualche istante, le mie mani rimangono sul suo viso e ci guardiamo negli occhi, sorridendo e rimanendo vicinissimi.
“Credevo di non aver capito niente…” mi confessa mettendomi le braccia al collo. “Che scema che sono… ti ho dato quel piccolo bacio e poi subito ho avuto paura di aver fatto una gaffe terribile…”
“Scherzi, J.D.? Io ho assolutamente ed incontrollabilmente perso la testa per te…” le sussurro con un sorriso, e in un secondo la sua bocca è di nuovo sulla mia.
“Si può sapere perché diavolo hai aspettato tanto??” mi domanda poi con una finta aria di rimprovero.
“Perché sono un idiota…” rispondo ridendo. “Ma ho intenzione di recuperare tutto il tempo perduto, credimi… fino all’ultimo secondo!” continuo, prima di cominciare a baciarla di nuovo.
Quando ci stacchiamo ancora lei mi abbraccia e io la tengo stretta.
“Pansy, io…” comincio a dirle sottovoce mentre le passo una mano tra i capelli, “…io avrei voluto… dirtelo prima ma… non ci sono mai riuscito…” continuo mettendomi a ridere.
“Non me lo dire…” commenta, “…avrei voluto dirtelo così tante volte…”
“Ieri sera…” le confesso, “…quando… quando eravamo in terrazza e ti ho detto che stavo pensando ad una persona… pensando di baciare una persona… beh ecco…” concludo mentre lei alza lo sguardo verso di me, e io non aggiungo niente, limitandomi a sorridere.
“Ti ho chiesto se avevi mai baciato qualcuno dopo aver fumato solo perché morivo dalla voglia di baciarti!” ride lei.
“L’avrei fatto…!” mi difendo, “stavo per farlo… prima che… arrivasse Luke…”
“Anche io…” mi confessa e ci mettiamo a ridere, mentre ci riavviciniamo al muretto. Io mi siedo e lei si sistema sulle mie gambe, buttandomi le braccia al collo. Appoggia la fronte alla mia, io le tengo le mani intorno alla vita, ci sorridiamo e ci baciamo ancora.
“Davvero… te l’avrei detto… ma poi tu stavi con lui e io mi sentivo così…” sospiro, e sposto lo sguardo verso il fiume scuotendo la testa. Lei mi prende lentamente la mano e intreccia le sue dita con le mie.


Take my hand

Touch my skin, and tell me what you're thinking
Take my hand and show me where we're going
Lie down next to me, look into my eyes and tell me,
oh tell me what you're seeing
So sit on top of the world and tell me how you're feeling
what you feel now is what I feel for you

“Stavo cercando di innamorarmi di lui…” dico fissando la mia mano che tiene la sua “…ma più passavano i giorni e più era inutile perché tanto pensavo sempre a te! E comunque tu non mi aiutavi per niente!” rido e lui mi guarda stupito inarcando un sopracciglio. “Prima provi a baciarmi, poi mi abbracci mentre siamo sotto la pioggia, poi mi salvi da un incendio e mi regali questo…” sorrido indicando il suo plettro che porto al collo “ e poi come se non bastasse mi confidi che vai pazzo per i film di fantascienza…” gli spiego e ci mettiamo a ridere di nuovo.
“Allora l’avevi capito che…”
“No…” lo interrompo “…ero così sicura di essere…l’opposto di quello che cercavi tu in una ragazza che… pensavo che fosse tutto nella mia testa…credevo di immaginarmi le cose…” ammetto “…e quindi mi convincevo a stare con Luke…per…non lo so perché…”
“Sai la…prima sera che sei uscita con lui?” mi chiede e io annuisco. “Ero…mi sentivo così idiota J.D.!” esclama scuotendo la testa. “Ti avevo praticamente…vi avevo presentati io, ero io che vi avevo fatti conoscere ed ero rimasto lì come un cretino a guardare mentre lui ti…mentre lui si faceva avanti con te e io non ne avevo il coraggio…” dice concludendo con una risata imbarazzata.
“Quella sera sono uscito e…mi sono ubriacato come poche volte nella mia vita…Hecate mi ha portato a casa sua e mi ha cacciato a letto per evitare che facessi stronzate!” continua “…e non riuscivo a fare a meno di pensare che magari ti stava baciando e… cazzo!” ride. “Anche con Katey…sono andato con lei perché tu sei rimasta da lui e…”
“Non sono andata a letto con lui quella sera…e…nessun altra sera…” lo interrompo e lui alza la testa guardandomi. Sospiro e abbasso lo sguardo “…ogni cosa che diceva…ogni…mi venivi in mente tu e quella volta a casa mia…prima che entrasse Milly…” confesso molto imbarazzata mentre sento che mi stringe la mano che continua ad essere intrecciata con la sua.
“Ma poi mi convincevo ogni volta che tanto…che non ero adatta a te che le tue ragazze erano così diverse da come sono io…” riprendo a parlare guardandolo “…e allora rimanevo con lui perché tanto…io e te…avevamo detto che era una cosa ridicola…che sarebbe stato stupido…”
“Non le ho mai pensate quelle cose J.D….” mi dice.
“Neanche io…” rido prima di abbassarmi per dargli l’ennesimo bacio: e mi sembra di impazzire, per le sue mani che mi accarezzano e le sue labbra e il sorriso…il suo respiro…potrei rimanere qui per sempre…
Per sempre…
Ma lui? Per quanto vuole che duri tutto questo? Non l’ho mai visto con una ragazza per più di un paio di giorni…forse Katey è stato il suo record…e comunque resta il fatto che…esiste forse qualcuno più diverso da me di lei??
Sento la gelosia crescere solo a pensare a Katey…e poi qualcos’altro al posto della gelosia: e se io fossi solo il passatempo di qualche serata? Se gli piacessi certo…ma solo per…divertimento?
Se lui non avesse la minima intenzione di stare con me…ma volesse solo…altro?
Mi stacco dal nostro bacio guardandolo, gli passo la mano sulla guancia lasciando poi il pollice sulla sua bocca.
“Ray…” dico e lui mi guarda rivolgendomi la sua completa attenzione. Faccio un respiro, profondo e chiudo gli occhi.
“Hey J.D….” mi dice muovendo una mano lungo la mia schiena.
Riapro gli occhi e lo guardo. “Ho…bisogno di chiederti una cosa…” continuo e lo vedo annuire.
“Qualunque cosa…” commenta con un sorriso a cui non riesco a non rispondere.
“C’è…una cosa che devo sapere Ray…” inizio a dire e poi apro di nuovo la bocca per ricominciare a parlare ma non ci riesco “…una cosa che devo sentirti dire…” aggiungo con un filo di voce, perché inconsciamente ho paura della sua risposta, di quello che potrebbe dirmi…di scoprire che non sono diversa da tutte le altre…che sono una delle tante.
“Pans…”
“…devo sapere se è solo per stasera Ray…” lo interrompo e vedo qualcosa nel suo sguardo, confusione, un lampo veloce mentre continua a fissarmi.
“Devo sapere se…noi…se è per stasera…se è per qualche giorno…se…” lascio cadere la frase senza sapere cosa dire “…se dopo tutto questo, dopo tutto quello che ci siamo detti, poi tornerà come prima o se tu…”
Non faccio tempo a finire la frase che le sue labbra si chiudono sulle mie mentre gli passo le mani intorno al collo tirandolo contro di me perché ho bisogno di sentirlo vicino per tutto il tempo che sarà…
Si stacca dopo poco meno di un minuto e mi guarda. “Non è per stasera… non è per domani e non è per qualche giorno…” mi dice. “Voglio stare con te J.D….” continua prima di baciarmi di nuovo “…non lo so per quanto…” aggiunge mentre mi bacia, “…ma so che voglio stare con te… e so che con te è diverso... che non è mai stato così con nessun'altra..."
Sorrido.
Ma so che qualcosa mi è rimasto dentro… qualche dubbio forse, per come l’ho sempre visto con le ragazze, per come si è comportato con tutte quelle con cui è stato…
Lo guardo e forse capisce che ci vorrà del tempo… per far cadere tutto, ogni singolo dubbio… per farmi arrivare a fidarmi sul serio…
Perché mi fido di lui ma…rimango sempre me stessa, con la paura che lui magari non sia cambiato o che…non lo so…
Ho perso la testa per lui questo è certo…e questi momenti mentre siamo insieme sono…tutto quello che ho sempre sognato negli ultimi mesi, ma ho paura che mi ci vorrà del tempo…
Ho commesso anche io i miei errori, tanti, con Ant…Logan…poi Ant di nuovo e infine il modo orribile in cui ho trattato Luke, ma con lui so che è diverso e so che sono innamorata da morire…devo solo prendermi il tempo per capire se è davvero cambiato, se è davvero così innamorato di me come dice, perché questa volta non sopporterei la delusione.
Perché lui è troppo importante, e se dovessi fidarmi e poi perdere tutto farebbe troppo male, voglio muovere un passo alla volta…e non rischiare di bruciare nemmeno un istante di noi due…
“Adesso sei mia J.D….solo mia…” dice senza smettere di guardarmi interrompendo i miei pensieri, passandomi una mano sul collo e dandomi un altro di quei baci pazzeschi da cui sono già diventata dipendente…


The Reason

I'm not a perfect person
There's many things I wish I didn't do
But I continue learning
I never meant to do those things to you
And so I have to say before I go
That I just want you to know
I've found a reason for me
To change who I used to be
A reason to start over new
and the reason is you

Lentamente allontano le mie labbra dalle sue e la guardo negli occhi.
“Pansy… hai davvero pensato, anche solo per un istante, che io stia mirando a passare stanotte con te per poi salutarti domani mattina e… amici come prima?” le chiedo con un sorriso incredulo vedendola ancora pensierosa.
“No…” risponde un po’ incerta. “Cioè… io sento… sento che c’è qualcosa tra noi, qualcosa di più che attrazione fisica… molto di più in realtà… ma…”
“Ma…?” le domando a bassa voce guardandola negli occhi nel modo più dolce possibile.
“Ma poi penso che… insomma, lo so qual’è il tuo modo di comportarti con le ragazze… lo so che sei uno da avventure di una notte…” continua, mentre io sospiro e abbasso un momento gli occhi, cercando di racimolare le parole giuste da dirle. “E io non so se…” riprende, “ecco, ho un po’ paura… perché ho commesso tanti errori, e questa volta un errore mi costerebbe troppo caro, perché tu non sei un ragazzo come tanti per me, non sei come gli altri… ci tengo talmente tanto che…”
“Hey… ascolta…” intervengo a questo punto, mettendole una mano sul viso e sistemandole una ciocca di capelli dietro l’orecchio. “So di non avere la migliore delle reputazioni, e in effetti è quel che mi merito… E’ anche la ragione per cui ero sicuro di non poter avere chance con una ragazza come te. Non sono certo il classico bravo ragazzo, non lo sono mai stato, questo è poco ma sicuro, e mi rendo perfettamente conto che non è facile fidarsi di uno come me” comincio guardandola negli occhi. “Ma anch’io tengo a te da morire, più di quanto avrei mai creduto di poter tenere ad una persona e… non mi importa niente di niente… io voglio darti tutto il tempo necessario perché tu possa fidarti di me completamente, J.D.”
Lei mi guarda e mi sorride. “Sotto sotto stai pensando che sono una ragazzina rompiscatole, vero?” mi chiede poi piegando leggermente la testa.
“Oh, ma quello l’ho sempre pensato!” scherzo, mentre lei mi tira subito un pugno sul braccio mettendosi a ridere. “No, seriamente…” riprendo dopo qualche istante, “io non voglio portarti nel mio letto…” comincio, e poi ci penso un attimo. “Cioè…” mi correggo, “in realtà io sto morendo dalla voglia di far l’amore con te…” ammetto forse un po’ troppo schiettamente, e lei mi guarda sorridendo un po’ imbarazzata. “E se devo essere sincero ci ho anche pensato parecchio…” annuisco rispondendo al suo sorriso.
“Anch’io ci ho pensato un bel po’…” ribatte lei, “e vorrei tanto farlo…”
“Lo so” la interrompo appoggiandole delicatamente un dito sulle labbra, “…ma voglio che tu impari a fidarti di me… lo voglio davvero, è molto importante per me. Ti capisco perfettamente, Pansy, non hai bisogno di aggiungere altro” le dico con uno sguardo più serio questa volta, e lei annuisce.
“E tra l’altro…” aggiungo, “hai tutta la mia comprensione… fai bene a non fidarti di un tipaccio come il sottoscritto!” scherzo.
“Ah si??” ride. “Allora mi smaterializzo subito il più lontano possibile da qui!!”
“Tu provaci…” le dico cercando di suonare minaccioso, ma con scarsi risultati. “Ora che finalmente sei qui con me non ti lascerò sfuggire via così facilmente… non provare nemmeno a sperarci! Ti verrei a ripescare ovunque!”
Lei mi butta le braccia al collo e mi stringe forte, io le passo le mani sulla schiena e tra i capelli, e comincio a riempirla di baci…


This Story

I knew from the start that we were meant to be
I know, you’ll be alright
Will you run away with me?
I know, you’ll be alright
I know, you’ll be alright
I know, you’ll be alright
All these things you said to me
You could tell me anything

“Hey hey hey non è solo colpa mia!” ride cercando di difendersi. Siamo ancora seduti sul muretto, non ci siamo mossi per…non lo so almeno un paio d’ore; gli sono accanto le gambe attorno alla sua vita. “E se proprio vogliamo dirla tutta J.D., Katey me l’hai presentata tu…” commenta.
“Evita di ricordarmelo che mi sarei volentieri fustigata quella volta…” commento e lui si mette a ridere. “Non ti presenterò mai più nessuno!” continuo poi convinta.
“Hai una vaga idea di quanto mi sono odiato per averti presentato Luke? D’ora in poi i miei amici per te sono off limits!” scherza mentre gli appoggio il mento sulla spalla reprimendo a stento uno sbadiglio. “E’ un velato segnale per dirmi che devo smetterla di dire idiozie?” ride e mi metto a ridere anche io scuotendo la testa.
“No…” esclamo e poi guardo l’orologio. “E’ un velato segnale che a casa, a Londra, sono le cinque del mattino!”
“Le cinque?” chiede stupito. “Domani…cioè oggi…attacco il turno tra tre ore!!” si lamenta.
“Anche io devo essere alle otto al ministero…” aggiungo “Forse è meglio andare…”
“Già…” conviene alzandosi e tendendomi le mani che prendo per farmi tirare in piedi.
Pochi istanti dopo ci smaterializziamo davanti a casa mia, il cielo è ancora scuro e tutto è terribilmente silenzioso.
Rimaniamo in silenzio per un attimo a guardarci.
”Allora ci vediamo domani…cioè oggi…” sorrido mentre lui annuisce prima di darmi il milionesimo bacio della nottata.
“A che ora finisci?” mi chiede rimanendo con il viso a pochi millimetri dal mio.
“A mezzogiorno…” rispondo.
“Io alle due…” interviene.
“E io alle due inizio lezione fino alle cinque…” commento.
“E io alle cinque inizio le prove con il gruppo…” dice lui.
“Stai già cercando di evitarmi Smokie?” gli chiedo fingendo un’aria sospettosa e ci mettiamo a ridere.
“Mi hai scoperto…ho penato cinque mesi per trovare il coraggio di baciarti e adesso cerco già di liberarmi di te…” risponde a bassa voce facendo scorrere le labbra sul mio collo. “Vieni al pub dopo le prove, ok?” mi dice nell’orecchio.
“Ok…” rispondo con la mente decisamente annebbiata dalla sua vicinanza “Ma…sei sicuro di volerti far vedere da tutti con me?” gli chiedo poi un po’ forse con tono ironico, ma solo per metà; lui mi guarda con un sorrisetto strano “Da tutti gli amici…da tutte le ragazze…”
“Ho intenzione di mettere subito le cose in chiaro J.D….” inizia a dire passandomi una mano attorno al collo “…con i ragazzi perché devono capire che non devono neanche provare a venirti vicino…” sorride, “..e con le ragazze perché devono capire che con te…proprio non c’è storia…” conclude.
Premo istintivamente la bocca contro la sua e ricomincio a baciarlo…se penso a tutte le volte che ho sognato di farlo sono in arretrato di almeno mezzo secolo…
“Sappi che se vuoi andare a casa…beh devi essere tu a staccarti J.D….perché con il sottoscritto cadi male…molto male…” ride.
“Inizi già a scaricarmi tutte le responsabilità Smokie…la nostra storia parte male…” scherzo e lui sorride e mi guarda con uno sguardo strano “Ho detto qualcosa che…”
“…la nostra storia J.D….” mi interrompe a bassa voce appoggiandomi il naso sulla guancia “Nostra…” ripete e lo abbraccio stringendolo forte e dandogli un bacio.
Rimaniamo lì qualche secondo a guardarci poi lo vedo sorridere. “Sai che…sai di caffè?” mi dice e io mi metto a ridere.
“E te ne accorgi solo adesso Smokie?” lo prendo in giro mentre lui scuote la testa.
“Hey…prima ero un po’ preso da altre cose…” risponde con uno sguardo molto significativo.
Io mi limito a ridere.
“Potresti venire a svegliarmi tu d’ora in poi ogni mattina al posto della colazione…” continua e io lo guardo inclinando la testa.
“Ray…” dico.
“Si?” risponde con voce incerta.
“Questa battuta è patetica!” esclamo ridendo.
“Sì…sì…lo so è che me ne sono reso contro solo mentre la stavo dicendo ed era un po’ troppo tardi…” si difende tirandomi contro di sé e appoggiando le labbra sulle mie “Comunque sai proprio di caffè e mi piace parecchio…” commenta.
Sorrido imbarazzata “Devi fare i complimenti alla Maga Strillina allora…” commento scuotendo la testa.
“La Maga Strillina?” ride lui guardandomi molto molto divertito. “Non sentivo parlare della Maga Strillina dai tempi della scuola…dai primi tempi della scuola!” continua ridendo.
“Hey piantala di prendermi in giro…è buono no? E poi è affidabile…” dico risoluta e lui mi guarda stupito. “Sulla confezione dice che resiste a più di mille baci e senza dubbio io e te stasera l’abbiamo messo alla prova per bene!” gli spiego mentre si mette a ridere di nuovo.
“Già…” commenta “…resta il fatto che non baciavo una ragazza con il lucidalabbra di Maga Strillina da quando avevo tipo 12 anni!” continua.
“Ti credo! Mica tutte possono portarlo! Bisogna avere un certo stile Smokie!” statuisco facendolo ridere di nuovo “E i tuoi standard erano più tipi da lucidalabbra di Maga Svampita più che di Maga Strillina…” concludo ironica.
“Colpito e affondato J.D.…” ammette e mi guarda “…e comunque…su di te mi piace parecchio questa Maga Strillina…” aggiunge a bassa voce.
Sorrido, gli do un ultimo bacio e poi mi stacco. “Ora è meglio che vada…” dico senza la minima convinzione e lui annuisce allentando il suo abbraccio.
Mi giro e inizio a salire gli scalini, infilando poi la chiave nella toppa ed aprendo la porta, mi volto un ultima volta per sorridergli e poi entro richiudendola alle mia spalle.
Rimango per almeno una decina di minuti buoni appoggiata al portone con lo sguardo perso nel vuoto e un sorrido ebete in faccia; poi recupero un briciolo di controllo del mio cervello e mi smaterializzo in camera mia, perfettamente cosciente del fatto che le mie gambe non avrebbero mai retto le scale dopo tutto quello che è successo stasera…
Mi cambio velocemente e mi lascio cadere sul letto, ho poco più di due ore prima di dovermi alzare e non sono sicura di riuscire a dormire…


Here with me

Oh I am what I am
I'll do what I want
But I can't hide
I won't go
I won't sleep
I can't breathe
Until you're resting here with me
I won't leave
I can't hide
I cannot be
Until you're resting here with me

Si volta verso di me e mi sorride ancora una volta prima di chiudere la porta alle sue spalle. Io rimango lì, con questa espressione imbecille stampata sulla faccia… e mi ci vuole qualche minuto per racimolare la lucidità e la concentrazione sufficienti per smaterializzarmi a casa…
Arrivo in camera mia con la testa confusa ed annebbiata ed un sorriso idiota che non riesco ancora a togliermi. Mi butto sul letto ancora vestito, mi lascio andare sul cuscino con le mani dietro la testa. Provo a dormire almeno un po’ ma non riesco assolutamente a prendere sonno… non riesco a smettere di pensare a stasera… a quanto nella mia vita fosse tutto diverso fino a qualche ora fa… a tutti i dubbi che avevo… tutta la tensione durante la partita di quidditch, mentre mi ripetevo in testa le frasi da dirle… e poi lei che mi dice che mi vuole parlare… nello stesso momento in cui glielo dico io…

 

Before I go to sleep

Pansy e Ray sono entrambi distesi a letto...a ripensare alla serata...

È pazzesco che…anche lui volesse dirmi la stessa cosa…proprio stasera…insomma…abbiamo perfino lo stesso tempismo…

Con quell’espressione e quel sorriso imbarazzato, quel modo che ha di sistemarsi i capelli quando è tesa per qualcosa…

Quando mi guardava con quegli occhi mi sembrava di morire…le mani in tasca, la testa inclinata…ma era lui? Davvero lui? Quel ragazzo che tutti descrivono come il sicuro conquistatore e con me è…Ray e basta…

L’ho guardata negli occhi e quello è stato il momento in cui ho intuito che sarebbe stata la sera giusta, che non potevo più aspettare…non potevo davvero più rimandare…continuare a rimuginare…dovevo darmi una mossa…oltretutto se no chi la sentiva Hecate se continuavo a piangere sulla sua spalla come un ragazzino??

E quel sorriso assolutamente…disarmante…io lo adoro il suo sorriso…l’altro giorno ne ho parlato per mezzora a Milly…subito prima che lei mi tirasse una scarpa e mi lanciasse contro un incantesimo per farmi stare zitta…

Quell’intensità nei suoi occhi…avevo sempre preso in giro chi mi diceva che la prima cosa che guardava in una ragazza erano gli occhi…insomma…a chi voleva darla a bere?? E invece…e invece adesso sono io che voglio darmela a bere…Ray non fare l’ipocrita…ok adori i suoi occhi, ma non è stata propriamente quella la prima cosa che hai guardato in lei…

Il modo in cui il sorriso gli si apre sulle labbra…quando mi guardava aspettando…qualcosa, prima che lo baciassi…è abbastanza strano pensare che con un tipo come lui sia stata io a prendere quella piccola iniziativa…certo poi la mia testa bacata non si è smentita andando nel panico e rischiando, anzi facendo la figura della cretina, quando mi sono alzata balbettando qualcosa nel terrore del momento…Daphne non dovrà mai sapere della mia reazione…la conosco…sarei segnata a vita dalle sue risatine…

E la sua bocca sulla mia… Tutto lo smarrimento in quel momento… Che diavolo mi è preso?? Da quando una ragazza che semplicemente posa le sue labbra sulle mie mi fa un effetto così devastante?? Deve aver pensato che sono un idiota…insomma…cazzo chissà che faccia avevo…probabilmente sembrava che avessi appena visto un fantasma…fermo lì con l’espressione da ebete! Grande Ray! Complimenti! Fortuna che poi le rotelle del tuo cervello si sono rimesse in moto e sei riuscito a reagire…

…e le sue labbra…deve aver pensato a me come a uno sottospecie di assatanata dal modo in cui l’ho baciato quando si è fatto avanti…beh insomma…cosa diavolo potevo farci?? Era da mesi che non facevo altro che pensarci…che pensare solo e soltanto a come sarebbe stato baciarlo e quando mi sono trovata lì…non posso certo biasimarmi…insomma chi diavolo avrebbe mantenuto l’autocontrollo? Meglio tenermela per me questa domanda retorica…se la dico in giro magari qualche ragazza la prende come scusa per saltargli addosso, e sarebbe un bel problema dover cruciare l’intera popolazione femminile mondiale…

Sì…dai…di certo avrà cambiato idea un secondo più tardi… quando mi sono lasciato completamente andare… Cazzo, è dal primo momento che l’ho vista che sogno di baciarla in quel modo… Ripensandoci ora non so nemmeno come diavolo ho fatto ad aspettare così tanto, non sono mai stato troppo bravo a controllare l’istinto…
E lei ha risposto al mio bacio in quel modo che… che non mi ha più lasciato il minimo dubbio… Da quell’esatto momento ho saputo con certezza che anche lei prova per me quello che provo io, che anche lei mi vuole come la voglio io…

…e il modo in cui mi ha abbracciato……e le sue mani……la voce nelle orecchie… quando mi ha detto “Adesso sei mia J.D….solo mia…”! Cazzo! Sua sua sua…mi ha detto che sono sua! Ma quante volte ho sognato di sentirmi dire una cosa del genere? E di sentirmela dire con quella voce così terribilmente…come la potrei definire rimanendo in un linguaggio da fascia protetta??

Mi ritorna in mente ogni particolare… ogni segnale… ogni gesto… ogni movimento…Le sue labbra, la sua bocca, le sue mani, il suo abbraccio…Il suo respiro sulla mia pelle, le mie labbra ad un millimetro dal suo viso…
Non mi è mai fregato niente che le ragazze si fidassero di me… Anzi, in un certo senso sono sempre andato fiero della mia fama di pessimo soggetto…anche perché con questa fama arrivavano le ragazze…più mi comportavo così più arrivavano ragazze…e allora perché avrei dovuto cambiare visto che il mio letto non era mai vuoto??

E il discorso…le sue parole…vuole che mi fidi di lui…è disposto ad aspettare a fare l’amore con me…aspettare che io mi fidi di lui…alla faccia di Milly che credeva che non pensasse ad altro che al sesso! Beh…non scaricare su di lui quelli che sono i TUOI pensieri ogni volta che hai in mente Ray…
Quando hanno distribuito i cervelli probabilmente mi hanno scambiata per un cactus…sono qui che mi immagino come sarebbe farlo con lui e invece cosa gli dico? Che voglio aspettare perché voglio fidarmi di lui…complimenti per la coerenza J.D.!

Con lei è così dannatamente importante… Ho bisogno che si fidi di me, che sappia quello che provo per lei…
Forse sono stato un po’ troppo schietto nel dirle in faccia in quel modo che non vedo l’ora di andare a letto con lei… non dovevo… sono stato un cretino… ora penserà che…
Ma che cavolo… mi conosce! Sarei stato un ipocrita a negare che lei mi piace da morire anche da quel punto di vista… a dirle che non è vero che ho pensato miliardi di volte a quanto vorrei fare l’amore con lei… e di sicuro, comunque, non mi avrebbe creduto!

L’ ha ammesso che muore dalla voglia di fare l’amore con me…e perché non gli ho risposto qualcosa del tipo “Facciamolo, adesso!”.
Ah sì…perché sono una ragazza con la testa bacata e siccome sono talmente innamorata da sembrare decerebrata voglio che sia davvero speciale con lui, che non lo voglia solo per una questione di sesso… che mi voglia perché non può fare a meno di me…
Già…e poi arriverà in sella al suo cavallo bianco a salvarmi dalla strega cattiva…come il tanto decantato Principe Azzurro…come no…
Il punto è che non voglio farlo con lui con il dubbio…avendo ancora qualche remora sul fatto che lui possa essere ancora quello che è sempre stato…

Spero solo di essere stato sufficientemente chiaro da non farle sentire pressioni di nessun genere… voglio davvero che si fidi di me fino in fondo.
Ray cazzo! Se ti sentisse qualcuno del gruppo di New York con cui probabilmente hai ancora in ballo la scommessa su chi se ne fa di più, saresti finito!
Lo sai cosa ti direbbero vero?? Posso solo immaginare a quale raffica di battute sarei sottoposto…arriverebbero a chiedermi se ho già comprato casa e magari iniziato a verniciare lo steccato di bianco…ma che cazzo sto dicendo…è la mancanza di sonno che mi fa delirare…o forse il fatto che ammettiamolo…sto combattendo contro la voglia di smaterializzarmi in camera sua e…no…manderei già al diavolo la nostra storia se lo facessi…

…la nostra storia…abbiamo una storia! Ho una storia con Ray…con il ragazzo che tutte si girano a guardare per strada, che tutte vorrebbero farsi…ecco…pensare queste cose Pans è come tirarsi la zappa sui piedi quindi evita di farlo ok?
Evita di pensare che si è già fatto metà della Candice e che probabilmente l’altra metà è in fila con il numerino che aspetta il suo turno…TURNO CHE NON CI SARA’ MAI! Perché lui avrà anche detto che tu sei la sua J.D…ma lui adesso è tuo…e la gente deve iniziare a capirlo che sei un tantinello possessiva con le TUE proprietà!

J.D. ha parlato della ‘nostra storia’, sono state esattamente queste le sue parole.
Io non credo di essere mai stato in una vera ‘storia’… Le mie relazioni con le ragazze sono sempre state troppo corte o comunque troppo superficiali per essere definite tali… o erano relazioni di altra natura… E ora mi trovo qui, in una vera storia, con la ragazza più straordinaria che io abbia mai conosciuto. Spero di essere all’altezza, di non deluderla, di non fare il coglione come troppo spesso mi è capitato di fare nella mia vita. Perché con le ragazze l’ho fatto spesso…di comportarmi da coglione…certo è anche vero che non mi era mai capitata una cosa simile…
Insomma…mi ammazzerei piuttosto che ammetterlo ad alta voce ma l’altro giorno quando mi sono beccato un bolide addosso all’allenamento era perché mi ero incantato a guardarla…patetico Sullivan…decisamente patetico…questa non la devi raccontare in giro…ti sei sputtanato già abbastanza con gli sguardi languidi e i sorrisi cretini mentre parli con lei…

La campana della Candice scocca le 6.00 quando Ray finalmente prende sonno, una manciata di minuti prima di Pansy…


Le canzoni usate, in ordine, sono:
1. You Give me Something - James Morrison
2. Learning to Breathe – Switchfoot
3. Insomnia – Electric President
4. What Would Happen – Meredith Brooks
5. Take my hand – Dido
6. The Reason – Hoobastank
7. Let’s get matching scooters (we’ll start a gang) – Jonny Was
8. Here with me – Dido


Raccontato Da : raysullivan

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*Descrizione*

diario di

Questo diario fa parte del gioco di blog MAgical Future, dedicato alla saga di Harry Potter e ambientato nel futuro. Tutto quello che viene scritto è assolutamente inventato e per nulla legato a quanto narrato da J.K. Rowling nei suoi libri. Persino il personaggio è inventato, anche se le foto che ho usato sono di un'attore realmente esistente, Shane West.

*Profilo*

23 anni, nato e cresciuto negli Stati Uniti, è appena arrivato a Londra. Proviene da una famiglia di maghi piuttosto potente e conosciuta, molto tradizionalista. Ha un padre autoritario e arrogante, in alcuni casi anche violento, con cui ha un rapporto estremamente conflittuale, fatto molto più di odio che di amore, e anche per allontanarsi da lui e dalla sua vita fa di tutto per ottenere una borsa di studio e spostarsi all’Università di Londra. Ribelle, insofferente nei confronti delle regole che tende ad infrangere spesso e volentieri, è anche molto ambizioso e testardo, vuole dimostrare di farcela da solo e di sapersi costruire una vita indipendentemente, e qualche volta anche contro, la sua influente famiglia. Ha un fratello più grande di 2 anni, Julian, che è la copia sputata del padre, come idee e come stile di vita, con cui Ray non è mai andato d’accordo; e una sorella, Danielle, più grande di 5 anni, che è costantemente combattuta tra la ribellione e l’attaccamento alla famiglia, e che ha però un debole per lui e tende a difenderlo ogni volta che si presenta un’occasione di conflitto.
In America ha studiato Erbologia, Pozioni e Arti Mediche all’Università di Arti Magiche di New York, e ora a Londra si sta specializzando in "Antidoti e Cura delle Malattie Magiche". Ha una profonda passione per la musica, di cui non potrebbe mai fare a meno. Suona la chitarra, il piano e scrive canzoni da quando era ragazzino. Spostandosi a Londra ha dovuto lasciare la band in cui cantava e suonava la chitarra, e ora sta cercando un altro gruppo a cui unirsi per ricominciare a suonare anche qui. Per questo cerca tra gli annunci in bacheca all’Università e così conosce gli Anti Infiammatory.
Ha un fortissimo senso dell’amicizia, è simpatico, socievole, divertente, casinista. Può apparire superficiale ma in realtà è molto più sensibile e profondo di quello che può sembrare a primo impatto. Tanto è leale e sincero con gli amici però, quanto è inaffidabile con le ragazze, con le quali ha molto successo… ne approfitta e tende a “collezionarle”, passando allegramente da una all’altra. Gioca a Quidditch, nel ruolo di cacciatore, e all’università di New York era titolare della squadra. È amico di Leyla McDowell, che ha conosciuto 5 anni fa e con cui è sempre rimasto in contatto, per quanto non abbiano avuto occasione di frequentarsi moltissimo. Tra loro c’è un rapporto di carattere fisico molto appassionato, ma privo di legami sentimentali, mentre l’amicizia si è fatta sempre più salda nel corso degli anni. Lei è l’unica persona che Ray conosce a Londra, e la chiama quando vince la borsa di studio, prima di partire.

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